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Sep 20 2010

Radio Aut 98.800 MHZ

di Maddalena Bianchini e Nicole Mistroni

Incontro con Giovanni Impastato al Festivaletteratura 2010.

Domenica 12.09.2010.
Ore 06.40.Bip bip bip bip bip BIIIIIIIP.
La sveglia.
Spezzoni di pensieri: LETTERATURA. IMPASTATO. FESTIVAL. INGROIA. MANTOVA. CAFFE’!!!
Ore 07.20: Partenza. Ore 9.00: Arrivo. E inizia la fila, con gente che, come noi, spera. Spera di entrare anche senza prenotazione. E incredibilmente…si entra! Veloce ringraziamento alla dea della fortuna, che per una volta si è tolta la benda e ha premiato le nostre mancate ore di sonno... e via, pronte ad ascoltare (seppur in piedi) la testimonianza diretta di una vita spesa al servizio degli altri: la vita di Peppino Impastato.
Sul programma compaiono come invitati il fratello di Peppino, Giovanni Impastato e il procuratore antimafia Antonio Ingroia, tuttavia del magistrato non vi è traccia e siedono al suo posto due giornalisti, Pino Casamassima e Lirio Abbate, facenti parte rispettivamente di Repubblica e del gruppo L’Espresso (il fatto che nella sezione “cronache” del sito festivaletteratura.it abbiano scritto che Antonio Ingroia ha partecipato all’incontro è un’altra questione, spiegabile con l’ipotesi che l’addetto stampa non solo non abbia assistito all’incontro,ma che probabilmente quel giorno non fosse neppure a Mantova).
Dopo un breve e chiaro quadro storico degli anni ’60 e ’70, importante per capire il contesto in cui ha agito Peppino, Giovanni Impastato inizia a raccontare del fratello, ancora un po' commosso dal caloroso applauso che l'ha accolto in un gremitissimo Cortile della Cavallerizza. Racconta la difficile situazione familiare e il contesto sociale ostile, il profondo impegno politico di Peppino, la fondazione e il lavoro a RADIO AUT 98.800 HMZ, la prima rado libera della Sicilia e la sua arma vincente, l’ironia. Sbeffeggiava i potenti, i temuti, i rispettati, gli “intoccabili”. Li riduceva a personaggi da barzelletta. Non aveva paura, faceva nomi e cognomi, denunciava i suoi potenti vicini di casa, nemmeno i legami familiari potevano fermarlo (il padre e lo zio erano collaboratori della mafia).
Peppino è riuscito a parlare di mafia in un’Italia che nemmeno ne ammetteva l’esistenza, in un’Italia che non credeva veramente all’influenza di questa enorme e potente organizzazione criminale, in un’Italia in cui la separazione culturale e storica fra nord e sud del Paese era ancora profonda e sentita.
"Se questa è mafia io per tutta la vita mi batterò contro contro queste cose" promise il giovane Peppino, e l’incrollabile volontà di quest’uomo nel combattere la criminalità organizzata, che stava pian piano uccidendo la sua terra natia, gli è costata la vita. Peppino Impastato è stato ucciso dalla mafia nella notte tra l'8 e il 9 Maggio 1978, e non è stato nemmeno troppo difficile per la stampa, la mattina dopo, far passare in sordina la sua morte, sovrastata nei titoli di giornale dalla più altisonante e compianta scomparsa dell’onorevole Aldo Moro, ucciso lo stesso giorno. Le testate raccontavano a fondo pagina di un giovane terrorista rimasto ucciso in un tentativo di attacco da lui stesso progettato, e nessuno, si immaginava, compiange un terrorista.
La verità a proposito del suo assassinio è venuta alla luce ed è stata resa pubblica solo dopo trent’anni di indagini, tentativi di insabbiamento e depistaggi: il caso è passato di mano in mano all'interno della procura siciliana e il fratello Giovanni ha ricordato “tutti coloro che si sono impiegati nella confusione delle indagini hanno proseguito la loro carriera e sono stati premiati. Chi ha cercato di impegnarsi per arrivare alla verità sull'omicidio di Peppino è morto prima di poter raggiungere il suo scopo.”
Oggi l’eredità di Peppino Impastato è ancora presente sul territorio siciliano, ed in tutta Italia è stata raccolta da migliaia di persone che si sono unite e hanno creato forti movimenti antimafia, quali ad esempio “Libera”, “Ammazzateci tutti” e “Comitato addio pizzo”, movimenti che sostengono la legalità e la verità.
Ed è proprio con un messaggio di tutela di questi due elementi - legalità e verità- fondamentali per la costruzione di una società sana, che si conclude l’incontro numero 188 del Festivaletteratura di Mantova.




Scritto da: Maddalena Bianchini e Nicole Mistroni

Data: 20-09-2010

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