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Oct 12 2010

PetriPaselli

di Sara Draghi

Amici d'infanzia


Arte è tutto ciò che nei diversi luoghi e nei diversi tempi gli uomini chiamano arte.
Dino Formaggio

Luciano Paselli (1983) e Matteo Tommaso Petri (1981) si conoscono attraverso la rete che divide i loro giardini quando hanno rispettivamente 4 e 6 anni. Accomunati dalla passione per la fotografia e per il collezionismo, fondano nel 2007 il duo artistico PetriPaselli, lavorando a progetti artistici di matrice concettuale tendenti all’accumulo e alla trasfigurazione fotografica di memorabilia.

fotografia di soldatini giocattolo di plastica

Sulla scia della decontestualizzazione dell’oggetto avviata da Marcel Duchamp, PetriPaselli si domandano se l’objet trouvé, prodotto in serie e pronto per l’acquisto, entrato a far parte dell’immaginario comune attraverso un processo di identificazione e stereotipizzazione, possa essere trasferito all’interno del museo, non isolato ma accostato ai propri omologhi. L’oggetto, entrato nel tempio, si trasforma in un prodotto culturale e condivisibile, al punto che «Il prodotto artistico [...] diventa una sostanza così costituita da poter entrare nelle esperienze di altri e metterli in grado di derivarne esperienze proprie più intense e più pienamente definite delle precedenti»(J.Dewey).
Nei lavori dei due artisti la matrice narrativa è implicita nell’oggetto poiché sono gli stereotipi ed i ricordi soggettivi suggeriti dall’oggetto a creare il racconto e i significati dell’opera. La lucidità descrittiva dei lavori dal marchio PetriPaselli, senza offrire critiche sociali esplicite, lascia aperto il campo a innumerevoli digressioni da parte dello spettatore, creando un dislivello tra l’emotività individuale e la superficialità dell’oggetto comune, impersonale proprio a causa della sua ripetitività.

La coloratissima serie fotografica Amici d’Infanzia si confronta con la pratica dell’accumulo e con il tema dell’infanzia, trattato sia livello simbolico sia empirico.
«Il legame tra bambino e giocattolo costituisce una prima forma di amicizia dove bambole e pupazzi vengono animati, costituendo un vero e proprio surrogato umano con una forte valenza affettiva e sociale. Nei frammenti fotografici, ogni elemento, in rapporto omologico con gli altri personaggi, è isolato e relegato in una sua dimensione drammatica, uno spazio limitato e schematizzato, come una sorta di lapide ai caduti, dove i primi amici di ciascuno di noi vengono celebrati nella dimensione dilatata e atemporale del ricordo».

statuette napoletane in ceramica bianca
Souvenirs d’Italie è la sintesi iconografica di una realtà incapace di liberarsi delle proprie rappresentazioni e dei propri cliché. Traendo spunto dagli appunti di viaggio di Stendhal raccolti in Roma, Napoli e Firenze, e dalla tradizione del Grand Tour, il progetto si trasforma in un itinerario ideale nell’Italia di oggi che, indagando il rapporto tra viaggiatore e souvenir, ne coglie con ironia i sottili mutamenti dello sguardo del fruitore.

«Gli oggetti della serie fotografica Souvenir d’Italie sono stati acquistati sui banchi dei mercatini dell’usato di Bologna. Il souvenir aveva una vita propria, una storia reale, qualcuno l’aveva in precedenza scelto, acquistato, regalato, ricevuto in dono e poi dimenticato. Nei mercatini dell’usato la gente vende oggetti appartenenti al vissuto personale proprio e altrui e il fatto che noi ce ne potessimo appropriare attraverso l’acquisto era un aspetto che ci affascina molto. Dietro ciascuna delle fotografie della serie ci sono dei rimandi alla storia e alle tradizioni d’Italia: le ceramiche napoletane, per esempio, richiamano la meravigliosa collezione del Museo di Capodimonte, alludendo alla decadenza di una produzione artigianale d’eccellenza tradotta in chiave kitsch dall’economico mercato del turismo di massa».

Nel lavoro c’è forse un confronto metaforico tra il turismo consumista e l’arte contemporanea, per la quale il termine tecnico fruire diventa sinonimo di consumare.

Ritratti degli artisti tra quadri storici

La biografia comune dei due artisti è la fonte di ispirazione di molti lavori, come nel caso di Simbionte, progetto presentato per Gemine Muse 2009 al museo DaviaBargellini di Bologna, a cura di Karin Andersen.
Matteo Petri e Luciano Paselli confezionano reperti di varia natura raggiungendo una simbiosi non solo estetica, ma intima e familiare, con i pezzi della collezione museale Davia Bargellini. Delicati piatti in ceramica, un raffinato arazzo con lo stemma della famiglia PetriPaselli, la casa delle bambole, l’album di famiglia e due ritratti ad olio, realizzati con materiali e tecniche di produzione contemporanea, vengono affiancati e vanno quasi a mimetizzarsi con gli altri pezzi del museo, confondendo i vivi e i morti nell’accogliente familiarità della casa.

Ragazza seduta su divano abbandonato per strada

«PetriPaselli ricercano spesso un rapporto "virale" con il pubblico, un contagio che parte da noi e si allarga ad altre persone. Il progetto pluriennale e tendenzialmente infinito Divani e il parallelo Siediti si sono concretizzati invitando le persone a sedersi su poltrone e divani abbandonati per strada, a scattarsi una fotografia e ad inviarcela. Ci interessava il fatto che uno sconosciuto compisse il nostro stesso gesto, che egli stesso fosse un "artista di massa". Il divano tra i rifiuti è un’immagine abituale nella città, l’innesto dell’ambiente domestico nell’arredo urbano. Attraverso la fotografia, l’impegno collettivo e alcuni presupposti dell’arte, l’oggetto abbandonato veniva riciclato e tornava a nuova vita e rinnovata utilità».
Fotografia degli artisti davanti finto fondale
«In In vacanza con PetriPaselli, presentato alla galleria La pillola di Bologna, abbiamo "riciclato" le nostre foto delle vacanze fotoshoppandoci sopra le persone che visitava la galleria, come se queste compissero una sorta di viaggio virtuale. Stampavamo le foto in formato cartolina e i visitatori tornavano a casa con un ricordo del viaggio con PetriPaselli, con un souvenir. Lo scambio con il pubblico, la sua partecipazione alla formazione dell’opera e il concetto di riproducibilità dell’opera d’arte, sono aspetti centrali nelle nostre opere e tematiche sulle quali continuiamo a riflettere e lavorare».


Sito internet: http://www.petripaselli.com/
E.mail: info@petripaselli.com


Scritto da: Sara Draghi

Data: 12-10-2010

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