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Festival Internazionale del Film di Roma 2010 - 2
Focus/ Miyazaki e lo Studio Ghibli
INCONTRI, PELLICOLE E PERSONAGGI



Nausicaa della valle del vento (1984), è l’opera prima di Miyazaki Hayao, tratto dall’omonimo manga del Maestro dell’animazione nipponica. La pellicola è stata proiettata, con tutti gli onori, in occasione della retrospettiva dedicata alle opere migliori prodotte dallo studio Ghibli.
Lo straordinario successo riscosso da Miyazaki in Europa e negli Stati-Uniti ha consacrato l’animazione giapponese, l’anime, come genere degno della settima arte. Questa “nuova ondata” porta con sé un’endemica febbre d’oriente: la cultura artistica nipponica è ormai importata in Europa con lo stesso entusiasmo con cui venivano collezionate le stampe giapponesi dai pittori della Francia impressionista nella seconda metà dell’Ottocento. Verso la fine degli anni ’70, il padre del manga (il fumetto giapponese) Tezuka Osamu incomincia a interessarsi all’animazione, progettata per la Tv.
Tezuka propone le storie complesse dei suoi fumetti, provocando un repentino cambiamento dell’assetto creativo dell’animazione giapponese che, fino ad allora, aveva devotamente riproposto il modello disneyano “favolistico” nella propria produzione cartoonistica. I manga, come gli anime, presentano caratteristiche artistiche completamente antitetiche rispetto ai comics occidentali, e le tematiche trattate delineano già la tipologia di pubblico alla quale il prodotto si rivolge. Grazie allo sviluppo delle televisioni commerciali, si presentano sempre più spesso opportunità di collaborazione fra gli studi giapponesi e le co-produzioni televisive europee che realizzano velocemente prodotti mediocri e a basso costo. Verso la fine degli anni ’70, in occidente, spopola il genere anime che fa presa sulle giovani generazioni. Oggi le trasposizioni di tali prodotti non sono più vistosamente approssimative come un tempo, ma vengono maggiormente curate, perché fruite da un pubblico sempre più attento ed esigente. L’animazione giapponese affronta tematiche violente e catastrofiche in maniera tanto cruda quanto diretta che spesso sconcerta gli occidentali, suscitando in questi ultimi non pochi pregiudizi culturali. Per questo motivo l’opinione pubblica occidentale rischia spesso di fraintendere l’animazione giapponese, interpretata secondo i tradizionali paradigmi della cultura europea che ignora lo specifico humus culturale nel quale l’anime affonda le sue radici.
Probabilmente è questa una delle cause del clamoroso ritardo della notorietà di Miyazaki e della consacrazione cinematografica dell’anime che approda negli Stati-Uniti, prima, e in Europa, poi. Figlio del modernismo giapponese e cresciuto in una famiglia agiata, lontano dal secondo conflitto mondiale -cosa che col tempo lo farà sentire in colpa- Miyazaki, nelle sue opere prodotte dallo studio Ghibli, propone tematiche forti a lui care che avrà modo di sviluppare nel tempo: la passione per l’aeronautica, ad esempio, espressa nelle fantastiche “macchine” volanti di Porco Rosso (Kurenai no Buta, 1992) e de Il castello errante di Howl (Hauru no Ugoku Shiro, 2004); il tema del volo e della saggezza divina degli spiriti della natura de Il mio vicino totoro (Tonari no Totoro, 1988) e del video-clip On Your Mark (id., 1995).
Infine il Male che la guerra introduce nell’ecosistema e nelle umane coscienze, denunciato dai protagonisti dei suoi film: come la guerriera Nausicaa, pura e rispettosa della Natura con la quale comunica, o come Mononoké, orfana allevata dai lupi, che odia se stessa e il genere umano perché, a causa dei conflitti, sta distruggendo il pianeta. Miyazaki si divide tra pessimismo e speranza; i suoi personaggi lanciano al mondo intero commoventi messaggi di non violenza e di religioso rispetto della natura.

Hayao Miyazaki nasce a Tokio nel 1941 - anno in cui gli Stati Uniti subiscono l’attacco di Pearl Harbor da parte del Giappone - e cresce in un paese dilaniato dalle catastrofi ambientali provocate dal secondo conflitto mondiale. Sin dall’infanzia il piccolo Hayao mostra un enorme interesse per il mondo dell’aviazione; mentre la madre, gravemente malata, è costretta a restare a letto per un lungo periodo, Miyazaki trascorre la maggior parte del tempo presso suo padre e suo zio, l’uno dirigente e l’altro proprietario di un’impresa aeronautica che produce i timoni dei caccia Zero (aerei utilizzati nelle missioni kamikaze). Nonostante la lunghissima assenza da casa della madre, Miyazaki ha sempre ammirato la tenacia della donna nell’affrontare la sua malattia, nonché i suoi vivi interessi culturali che hanno formato l’autore durante la sua giovinezza. Egli sostiene che all’interno delle sue opere non ci sia traccia alcuna dei suoi genitori; non è, però, da escludere che le eroine fisicamente fragili, ma determinate, delle opere animate dell’autore rimandino, seppur indirettamente, alla forte personalità della madre. Bisogna inoltre tenere conto della passione di Miyazaki per gli aeroplani, che sicuramente è maturata trascorrendo molto tempo accanto al padre. Alla ricerca di un mestiere: gli anni ‘60. Sin dai primi anni in cui frequenta il liceo, il giovane Hayao sa che “da grande” vorrà diventare un artista di manga. Nel Giappone postbellico inoltre l’industria del fumetto è molto incoraggiata e il numero di lettori di manga è altissimo.

Il 1958 si rivela essere un anno decisivo per l’industria degli anime e per Miyazaki che, dopo aver visto per la prima volta La leggenda del serpente bianco, il lungometraggio animato a colori della Toei, si scopre appassionato di cinema. L’anno seguente Miyazaki si iscrive alla prestigiosa università di Gakushuin, per volere dei suoi genitori, e segue i corsi di economia e scienze politiche, terminando gli studi con una tesi sul funzionamento dell’industria giapponese. Durante il periodo universitario Miyazaki avrà modo di frequentare gruppi di giovani lettori di fumetti e si iscriverà ai club e alle società che si occupano di dibattiti sui manga e sulla letteratura in generale. E’ così che l’autore apre i propri interessi culturali verso la letteratura europea e in particolare verso quella destinata ai ragazzi. Completati gli studi universitari nel 1963, Miyazaki trascorre otto anni presso lo studio della Toei Animation Company, dove ha modo di conoscere Yasuo Otsuka e Isao Takahata. Da questo incontro nasce un sodalizio fra i tre autori che li porta a cooperare strettamente sul piano artistico. Durante questi anni il lavoro di Miyazaki consiste nel curare le regie delle serie Tv, imposte dalla compagnia. Il confronto con Takahata e Otsuka stimola sempre più nell’autore la voglia di dedicarsi all’animazione di lungometraggi in cui sperimentare al meglio le proprie doti stilistiche.
Takahata è oggi noto come il padre del neorealismo dell'animazione nipponica, se lo si vuole proprio definire, e di questo autore coriaceo e crudo nella descrizione delle vite che si trovano ai margini della civiltà, siano esse di umani o altre creature, si ricordano lo struggente Una tomba per le lucciole (1988), la fiaba ecologista Ponpoko (1994) e Gocce di Memoria (1991), presentati al festival. Nel 1968 Miyazaki e Takahata tentano il passaggio dalla Tv al cinema e avviano la lavorazione del film La grande avventura del piccolo principe Valiant (Taiyo no Oji no Daiboken). Il film resta poco tempo nelle sale e non viene sufficientemente apprezzato dagli spettatori, ma la “grande avventura” dei due soci è appena iniziata.

Le opere giovanili: gli anni ‘70. Nel 1971 Miyazaki e Takahata lasciano definitivamente la Toei Animation Company e, assieme a un altro animatore della Toei, Y. Otabe, diventano soci dello studio A-Pro e iniziano a lavorare su numerose serie televisive animate tra cui Lupin III (1971 e 1980), Heidi e Anna dai capelli rossi. Miyazaki e Takahata sono inoltre in cerca di giovani talenti ed è a questo punto che entra in scena Yoshifumi Kondô. Nel 1972 Miyazaki lavora come sceneggiatore e art-director per il cortometraggio di Takahata intitolato Panda & Child (Panda Kopanda). Conan il ragazzo del futuro (Mirai Shonen Conan, ‘78) è la prima serie televisiva firmata da Miyazaki e realizzata in collaborazione con Otsuka e Takahata per la Nippon Animation. Conan riporta già al suo interno tematiche che andranno via, via a caratterizzare i successivi film di Miyazaki. Vi troviamo la passione per il mondo dell’aviazione e per il mistero del volo; ma anche la descrizione psicologica dei giovani protagonisti di queste “fiabe ecologiste”, figli dell’era post-atomica che con la loro meravigliosa forza d’animo si oppongono alla guerra e professano la pace come via per la salvaguardia del Pianeta e del genere umano. In contemporanea alla lavorazione di Conan, Takahata e Kondô mandano avanti il progetto della serie televisiva Anna dai capelli rossi. Conan segna il debutto dell’autore il cui talento artistico sarà sancito dall’uscita del suo primo lungometraggio per la Tokio Movie Shinsha, Il castello di Cagliostro (Lupin III: Cagliostro no Shiro, 1979) -film d’animazione ispirato al celebre ladro-gentiluomo Lupin III, tratto dal fortunato manga di Monkey Punk- sotto la raccomandazione del maestro Otzuka.

Lo studio GHIBLI: gli anni ’80. Il periodo italiano di Miyazaki inizia nel 1981. L’autore collabora con la Telecom, con alcuni animatori italiani tra cui Marco Pagott -del quale l’autore diverrà molto amico e che nel ’92 omaggerà dando il nome del collega al protagonista di Porco Rosso- e, assiema a Kondô, produce svariate serie televisive per la RAI, come Sherlock Holmes (Meitantein Holmes, ’84). Miyazaki inizia a lavorare sul manga intitolato Nausicaa della valle del vento (Kaze no Tani no Nausicaa) nel 1982 -l’opera verrà, però, pubblicata nel 1995- e due anni dopo l’autore ne trarrà l’omonimo lungometraggio animato. Alla sua uscita, nel marzo del 1984, il film diventa subito un cult per gli appassionati di anime. Nel 1985 Miyazaki e Takahata fondano lo studio GHIBLI -con sede attuale a Koganei, un sobborgo di Tokio- dove avrà inizio l’intensa produzione di lungometraggi animati dei due soci. Con la nascita di questo studio i due autori cercano anche di formare uno staff stabile, fidato, ma soprattutto economicamente tutelato e compatibile con la poetica artistica e gli intenti produttivi della società.

“Il coinvolgimento professionale dei due artisti non si è limitato unicamente agli aspetti creativi e produttivi, ma si è concretizzato anche nell’attività sindacale, sulla convinzione che un lavoratore tutelato è un lavoratore disposto a dare il meglio di sé ... Queste condizioni, per quanto eccezionali, non sono idilliache e trovare un posto alla Ghibli è complicato come altrove ... I lungometraggi dello studio Ghibli sono eccezionali, così come lo sono le condizioni in cui vengono realizzati ... Per Takahata e Miyazaki la nascita dello studio ... non ha comportato solo la soddisfazione di costruire, film dopo film, un mondo immaginato e inseguito dagli esordi. La sopravvivenza e la crescita di un sogno si fondano sulla costanza, sul duro lavoro e sul perfetto equilibrio tra quanto si investe e quanto si ricava” (A. Antonini).

Nel 2001 viene anche inaugurato il museo dello studio presso la città di Mitaka. Lo studio Ghibli prende il nome da un modello di aereo italiano, utilizzato durante la seconda guerra mondiale per la ricognizione sul deserto del Sahara (Ghibli è una parola araba che si riferisce al vento caldo proprio del clima desertico che soffia da est). Miyazaki inizialmente adatta alcuni dei suoi manga per il cinema. Dopo l’85 si susseguono a breve distanza: Laputa il castello nel cielo (Tenku no Shiro Ryaputa,’86), Il mio vicino Totoro (’88) e Kiki- consegne a domicilio (Mayo no Takkyubin,’89). Il grande merito che va riconosciuto ai due fondatori dello studio Ghibli è quello di aver contribuito alla rivalutazione del genere anime anche al di fuori del Giappone. Il primo film distribuito negli Stati Uniti da parte della New World Pictures è Nausicaa della valle del vento. La versione originale viene però barbaramente mutilata e snaturata dal suo significato originario -tanto più che il film esce con il titolo di Warrior of the Wind- ma il tutto avviene all’insaputa dell’autore stesso che, dopo l’accaduto, decide di porre stretti limiti sulla vendita all’estero dei suoi film.

La fama mondiale: gli anni ’90. Nel 1996 lo studio Ghibli trova un distributore degno di far circolare correttamente le versioni tradotte dei film prodotti dallo studio Ghibli. Si tratta della Disney che compra i diritti per il doppiaggio e la distribuzione dei film di Miyazaki. L’operazione avviene sotto la stretta vigilanza dell’autore stesso e dei suoi più stretti collaboratori che, di comune accordo con la casa di produzione americana, hanno l’ultima parola sul doppiaggio. Osannato in patria, Miyazaki-San, viene riconosciuto all’estero come genio dell’anime solamente all’inizio degli anni ’90, grazie soprattutto alle abilità manageriali di Toshio Suzuki, il produttore entrato nella società alla fine degli anni ’80 e pronto a dare una svolta radicale al futuro finanziario dello studio Ghibli. Le nuove strategie di marketing e la capillare campagna promozionale, messe a punto da Suzuki, lanciano Porco Rosso che riscuote un enorme successo sia in Giappone, come non si era mai visto prima, che all’estero, specialmente in Francia, dove il film trionfa in occasione del festival d’animazione di Annecy nel 1993. Dopo questo immenso successo, Miyazaki e i suoi soci completano i lavori dello studio: mettono a disposizione spazio, materiali e manodopera, per andare incontro alle nuove esigenze creative della società nella quale emergono talenti molto particolari. E’ il caso di T. Mochizuki -che nel 1993 dirige il primo prodotto televisivo dello studio The Oceans Wawes- ma anche del già citato Y. Kondô supervisore di quasi tutti i film dello studio Ghibli e che sarebbe stato l’erede artistico diretto di Miyazaki se non fosse morto prematuramente.
Yoshifumi Kondô è stato a giusta ragione omaggiato durante il festival, ricordando l’incredibile fantasia e leggerezza dei suoi soggetti e l’armonia dei tratti dei disegni animati dell’artista, nonché autore del memorabile Whispear of The Heart (Mimi wo Sumaseba, 1995), pellicola intensa e complessa che non si può comprendere appieno se non si è visto lo strepitoso Cat Returns (Neko no Oganeshi, it., La ricompensa del gatto) di Hiroyuki Morita.

Le opere più mature: verso il 2000. Dopo Porco Rosso Miyazaki e i suoi collaboratori si dedicano al progetto economicamente e artisticamente più ambizioso che lo studio abbia mai concepito: si tratta di Principessa Mononoke (Mononoke Hime, 1997) un’opera artisticamente matura sia sul piano tecnico-stilistico -Miyazaki ricorre, infatti, all’uso della computer animation per la prima volta- sia sul piano tematico, il cui messaggio è inequivocabilmente ecologista e pacifista. A questo film animato segue un altro lungometraggio, altrettanto spettacolare, che finalmente afferma l’autore anche in Italia, si tratta de La città incantata (Sent to Chihiro no Kamikakushi, 2001), premiato con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino nel 2002 e poi vincitore del premio Oscar. Altri riconoscimenti non tardano ad arrivare: con la presentazione del Castello errante di Howl- liberamente tratto dal romanzo omonimo di D. Wynne Jones- al Festival di Venezia, Miyazaki riceve il Leone d’Oro alla carriera nel 2005 e il film viene candidato all’Oscar nel 2006.

In Italia la fama di Miyazaki arriva con clamoroso ritardo: è solo dopo il 2000 infatti che, una volta stipulato l’accordo fra la Disney e la Tokuma Shoten (una delle più grandi case di produzione giapponese), Principessa Mononoke viene distribuito nelle sale italiane, anche se durante il periodo estivo. La città incantata avrà, invece, più fortuna rispetto al film precedente, grazie ai riconoscimenti internazionali e al passaparola. Miyazaki ha stretto forti amicizie anche con altri autori d’animazione come, ad esempio, John Lasseter, animatore presso la Pixar e autore di film brillanti come Toy Story (id., 1996) e A Bug’s life -Il megaminimondo (A Bug’s Life, 1998); ma si è anche meritato la stima di un grande autore giapponese che è A. Kurosawa.
Importante è anche l’incontro fra le opere di Moebius (alias Jean Giraud) e di Miyazaki che ha fatto discutere molto sul piano filosofico-stilistico di questi «due artisti dai quali i disegni prendono vita». Oggi Miyazaki è riconosciuto come uno dei più grandi autori di film animati del mondo, tanto da essersi guadagnato il titolo di “dio dell’anime” che molto tempo prima era stato affibbiato a Osamu Tezuka, il padre dei manga e dell’animazione giapponese. Il grande merito di Miyazaki sta nel fatto di aver dato al cinema d’animazione «credibilità, spessore e autonomia, rispetto al cinema dal vivo» asserisce Antonini. «Una meta così ambiziosa si raggiunge attraverso l’attenzione ai dettagli, tendendo sempre alla complessità, mai alla semplificazione dei segni grafici, delle storie e delle psicologie dei personaggi» (Antonini).

Il genere anime raggiunge il suo apogeo e rompe le barriere culturali fra Occidente e Oriente, ma gli insegnamenti di Miyazaki ci dicono che in fondo non siamo poi così diversi. Le opere dello studio Ghibli parlano al cuore delle persone, facendole ridere, rendendole consapevoli di problematiche sociali e relazionali di vario tipo, permettendoci di compiere un balzo per volare sopra i tetti delle mille e più città incantate.

doris cardinali
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