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The Hours
Finalmente arriva l'Oscar per la Kidman?
Generazioni di Mrs.Dalloway
testo alternativo CATEGORIA: Film d'autore con concessioni al grande pubblico

Tre storie di donne che vivono in periodi diversi ma che hanno come comune denominatore il romanzo "Mrs. Dalloway" di Virginia Wolf. Nel 1923 la stessa Virginia Wolf mentre sta scrivendo il libro si trova a dover combattere contro la depressione e il pensiero del suicidio. Nel 1949 Laura Brown, casalinga di Los Angeles in attesa di un bambino, deve organizzare una festa per il compleanno del marito ma non riesce a staccarsi dalla lettura del libro della Wolf. Nella New York del 2000, Clarissa Vaughn vuole dare una festa per l'amico e ex compagno Richard, famoso scrittore che sta morendo di AIDS, che la chiama “Mrs. Dalloway”.

Il titolo fa riferimento alle 12 ore in cui è racchiusa la storia di Mrs. Dalloway. Il romanzo del 1925 è infatti il vero fulcro della storia raccontata. Il film di Stephen Daldry è però tratto da un libro di Michael Cunningham, vincitore del premio Pulitzer. Si tratta di un opera che ambisce a prendere in considerazione tre fasi legate alla “storia” di un libro: la produzione dell’opera da parte dell’autore, quello della fruizione e quello della applicazione al mondo reale.
I tre personaggi rappresentano le tre parti di questo processo.

Stephen Daldry aveva già dimostrato di saper fare il proprio mestiere con “Billy Elliott”, i cui ben dosati elementi comici e drammatici ne facevano un film decisamente godibile. Anche se in fondo un po’ troppo “ben confezionato” per colpire veramente nel segno.
All’interno delle “Ore” delle tre protagoniste Daldry tesse intelligentemente una rete di rimandi quasi impercettibili. Le tre storie montate parallelamente sono connesse da tanti piccoli particolari che portano sin da subito lo spettatore a percepire una sorta di matrice comune. Il regista dirige e ci dirige senza però forzarci in nessun modo, senza eccessi di alcun tipo.
Ancora più affascinante è il parallelismo a livello tematico. E’ come se nel generare le tre storie di “The Hours” si fosse deciso di prendere gli elementi costitutivi della vita della Woolf e, esattamente come lei fece nel creare Mrs Dalloway, ripresentarli puntualmente nelle altre due storie, ma mescolando ruoli e figure. Ecco perché in tutti e tre i racconti, in un modo o nell’altro, troviamo solitudine, delusione e tendenze suicide. Nonché il tema dell’omosessualità, giustamente portato all’attenzione dello spettatore, ricordando quanto fosse sotterraneo ma fondamentale nelle stesse opere della Woolf (si pensi ad esempio a “Orlando”).

Per quale motivo allora non riesco a parlare in toni entusiastici di questo film?
Probabilmente perché si tratta di un’opera fin troppo perfetta dal punto di vista formale, troppo attenta a non uscire dai binari che la porteranno sicuramente a vincere almeno qualche Oscar.
Il più probabile è quello a Nicole Kidman, truccatissima per assomigliare il più possibile a Virginia Woolf, eppure brava al punto da relegare in secondo piano gli altri due terzi del cast stellare: Meryl Streep e Julianne Moore.
E nonostante l’eventuale Oscar sia meritatissimo, mi dispiacerà vedere ancora una volta premiato un ruolo e non un’interpretazione. Sempre che Hollywood non decida di smentire il suo amore per i personaggi dalla vita sfortunata.

Consigliato, ma con moderazione.

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