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Unknown - Senza Identità
Un turbinio di svolte e citazioni con protagonista Liam Neeson
Continua a convincere l'opera di Collet-Serra
Titolo originale Unknown. Un film di Jaume Collet-Serra
Con Liam Neeson,Diane Kruger,January Jones,Aidan Quinn,Bruno Ganz
Drammatico, durata 115 min. - Gran Bretagna, Francia, Germania, Giappone, Canada, USA 2011
Warner Bros. Uscita: venerdì 25 febbraio 2011
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I film di Jaume Collet-Serra non sono mai quello che sembrano, partono su un certo registro e si evolvono in qualcos'altro. E' per questo che il regista spagnolo piace e convince da sempre, e pare decisamente qualcosa in più di un semplice mestierante. Pur lavorando all'interno del cinema di genere, Collet-Serra ha sempre dimostrato di saper rielaborare con furbizia e profondità i topoi dell'horror e del thriller: Il remake de La maschera di cera inizia come un'epigono del filone slasher 2000 targato Michael Bay (Non aprite quella porta di Nispel per intenderci) ma poi si apriva a iniezioni splatter quasi surreali, eleganti soluzioni scenografiche e di messa in scena (la liquefazione finale), riflessioni non banali sul cinema contemporaneo (la sequenza in cui è proiettato Che fine ha fatto Baby Jane?). Specularmente, Orphan partiva come un dramma famigliare non originalissimo per poi diventare un tesissimo horror capace di instillare il dubbio sino alle ultime battute sull'origine della follia della piccola protagonista (per poi spiazzare tutti con un colpo di scena geniale e pessimista). Se si esclude l'infelice parentesi su commissione del secondo capitolo della serie sportiva Goal (Vivere un sogno) si potrebbero rintracciare i prodromi di un vero e proprio percorso autoriale, ma non vogliamo avventurarci in territori capziosi.

Unknown – Senza Identità, benché sia stato venduto dai distributori come una sorta di sequel di Io vi troverò (farsesco action sempre con Liam Neeson sotto l'egida di Luc Besson), è ben altra cosa, ed esattamente come le precedenti prove del regista catalano, spiazza ed intrattiene con intelligenza. La sceneggiatura del duo Butcher-Cornwell, ispirata al romanzo di Didier Van Cauwelaert, mescola abilmente reminiscenze di Frantic di Polanski (la città straniera in questo caso è Berlino), Intrigo Interazionale di Hitchcock, per diventare poi in dirittura d'arrivo una sorta di clone di The Bourne Identity: un accumulo talmente parossistico di citazioni-imitazioni e colpi di scena che in altre mani sarebbe risultato ridicolo, ma non in quelle di Collet-Serra. Che non a caso non bada mai alla verosimiglianza e gira conservando una buona dose d'ironia (valga su tutte il confronto tra i due dottor Harris all'interno del laboratorio), puntando tutto sul ritmo (davvero serrato dall'inizio alla fine). Berlino è fotografata benissimo, tra colori freddi ben contrastati, interamente dominata neon e acciaio, quasi sempre deserta e popolata da facce poco raccomandabili: Collet-Serra ha imparato bene la lezione di Polanski ed è in grado di creare tensione e un clima di paranoia con pochi elementi, ma le citazioni sono eclettiche e gustose (a partire da La donna che visse due volte a cui fa riferimento l'algida bionda-bruna January Jones), e permane il piacere della visione, che partendo da basi realistiche (l'incidente in cui Neeson rimane in coma, il risveglio con i ricordi offuscati) si colora poi di elementi sempre più assurdi, caratteristici di un cinema fuori dal tempo (i personaggi di Bruno Ganz, che interpreta un ambiguo ex agente della Stasi, e Frank Langella, killer dai modi eleganti memore del Max Von Sydow de I tre giorni del condor) ben più libero.

Collet-Serra, attraverso una serie di tappe obbligate (il rocambolesco inseguimento in auto, il finale esplosivo e action), tesse un complicato intreccio comunque sempre godibile e rispettoso del suo pubblico di riferimento (cosa che invece non fa Nolan nel suo eccessivamente cerebrale Inception) che riesce a diventare anche una riflessione non banale sul tema dell'identità (quasi una variante sullo schema di Darkman di Raimi, solo che in quel caso il protagonista non aveva un volto e si appropriava di quello degli altri), della finzione e dell'interpretazione (l'agente Jason Bourne era un sicario governativo che aveva perso la memoria, in questo caso il killer si è totalmente immedesimato con la sua identità fittizia e di copertura, in un cortocircuito sensoriale senza via di ritorno).

Alex Poltronieri
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