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Mar 03 2011

Affrontare il labile confine tra cronaca e voyeurismo

Appuntamento con il morto

di Grazia Russo

L'accanimento mediatico sulle Yara e Sarah di turno: apologia del nulla

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"Per quel che riguarda il giornalismo moderno, non è affare mio difenderlo. Giustifica la sua esistenza attraverso il principio darwiniano della sopravvivenza del più volgare. Io ho soltanto a che fare con la letteratura", così Oscar Wilde: sferzante come al solito, ma efficace e disarmante con uno dei suoi aforismi. Quanto c'è di vero? Quanto ancora oggi, a distanza di molti anni, ci ritroviamo nostro malgrado a condividere di quest'affermazione? Basta sfogliare i giornali in questi ultimi giorni: fiumi di inchiostro girano solo intorno a poche e soprattutto macabre notizie. L'ultima in ordine di arrivo la vicenda della tredicenne di Brembate (in provincia di Bergamo), che ha ripreso a far scalpore dal 26 febbraio - per il ritrovamento del corpo - non smette di farci compagnia tra un piatto di pasta e una pizza al forno, nemmeno in pausa merenda riusciamo a fare a meno di ritrovarci il sorriso di questa ragazzina sfortunata, scomparsa così misteriosamente e in così giovane età. Niente, non c'è pace, né per i telespettatori, né per i genitori, né Yara riesce a trovar pace, sbattuta continuamente sui nostri schermi, con quel suo sorriso timido, in quello che è diventato un appuntamento fisso giornaliero con il funereo. Accade con sempre maggiore insistenza che fatti di cronaca nera diventino il fulcro centrale di molte, troppe trasmissioni televisive: Pomeriggio 5 (dove non sono mancate liti e urla), Mattino 5, Quarto grado, Matrix, tutti i servizi di Studio Aperto e Rete Quattro, senza tralasciare le notizie di apertura dei telegiornali Mediaset.
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Per non parlare di casa Rai, che non è stata da meno con diversi pomeriggi e serate dedicate alla triste vicenda, a partire da Chi l'ha visto, passando per il Pomeriggio sul 2 e La vita in diretta, concludendo in bellezza - si fa per dire - con Bruno Vespa, che in Porta a porta, non ha potuto tirarsi indietro e ha tenuto una lezione con tanto di bastone e proiezione su maxi schermo dell'ipotetico e ultimo itinerario percorso da Yara. In casa Rai, se la storia non si presta al plastico, sanno sempre come reinventarsi. Ciò che è certo però, è che la ragazzina di Brembate viene uccisa mille altre volte da questi pomeriggi di sangue, che cercano di afferrare l'emotività di telespettatori ossessionati da queste tematiche, sempre più attenti ai dettagli: il cadavere, le prove, i segni o meno di una violenza sessuale, le testimonianze. Tutti: nuovi medici, avvocati e criminologi senza titoli. Miseramente interessati a ciò che viene continuamente ripetuto, anche perché di notizie nuove non ce ne sono, tutti parlano delle stesse cose, ricamano congetture sulla base di semplici, squallide ipotesi.

notvÈ stato però dimostrato da una trasmissione dal successo evidente come “Vieni via con me”, andata in onda solo alcuni mesi fa e ancora nella memoria collettiva, che il telespettatore non vive e non vuole solo questo tipo di notizie, ma che se educato è disposto ad accogliere per ore all’interno del suo salotto anche un altro tipo di informazioni, di qualità e tematiche profondamente diverse. Fazio docet, ma evidentemente ha pochi discepoli al suo seguito, solo piccoli scrivani che col pretesto della cronaca, riempiono pagine intere di giornali e ampi spazi di telegiornali, con pezzi al di sotto della decenza, al di là della morbosità, perché di questo si tratta. Quante volte abbiamo sentito dire dai cronisti: "Da Brembate è tutto, oppure da Avetrana è tutto", ma è tutto da una vita! Non sappiamo niente di più e niente di meno di ciò che c'era già stato detto in una semplice notizia del telegiornale. Ciò che sappiamo di certo, è che una famiglia, la famiglia Gambirasio, nello specifico, che aveva chiesto il silenzio stampa e una maggiore discrezione, è stata bersagliata, violentata da questo tipo disinformazione, che non porta notizie, che non aggiunge nulla di nuovo e che nulla ha a che fare con la parola Giornalismo.



Scritto da: Grazia Russo

Data: 03-03-2011

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