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Un boss sotto stress
Con Bob De Niro e Billy Cristal
Analyze that 2!!!
testo alternativo CATEGORIA: Flatline
Sarà forse che noi ferraresi odiamo la lettere esse, ma a mio avviso questo titolo ha un che di orrendo. Se il primo capitolo della saga che coinvolge il boss della malavita Paul Vitti e lo psicoanalista Ben Sobol si intitolava, in modo oserei dire azzeccato Terapie e Pallottole, questa volta la traduzione dell’originale Analyse That è veramente mal riuscita.
Scusate per questa premessa meramente personale, ma la prima impressione di un film spesso conta. E la prima impressione è generalmente assicurata dal titolo.

Passiamo comunque al lavoro di Reims, il regista di entrambi i lungometraggi. Un Boss sotto stress comincia dove il primo era terminato. Vitti è in carcere e si accorge che stanno cercando di ucciderlo. Chiama il suo strizzacervelli di fiducia mentre questi è al funerale dell’ingombrante padre. Il dottor Sobol non può assecondare le sue richieste, ragion per cui l’ex capo della malavita italo americana si finge folle, cantando continuamente il musical West Side Story. Il direttore del carcere dove Vitti risiede lo affida pertanto al nostro amato Billy Cristal. Riuscirà il boss a riprendere la retta via abbandonata fin dall’età di dodici anni oppure riprenderà in mano la vita criminosa?
L’interrogativo è tutto lì, e lì stanno anche tutte le trovate, a dire il vero poche, comiche dell’intero film. Il prendere un personaggio e scagliarlo in una situazione che non gli si addice è un espediente utilizzato da generazioni di comici, che ha dato risultati alterni. La vis comica di un’opera di questo tipo è condizionata dalla bravura degli attori, ma soprattutto dalla qualità dello script, cioè della sceneggiatura. Se in questo lungometraggio l’abilità degli attori non può essere messa in discussione, anche se De Niro è lontano anni luce dagli splendori del metodo stanislavskij, le pecche più evidenti dell’intera operazione sono in fase di scrittura. Tra il riciclo delle situazioni del primo capitolo e gag che strappano a fatica una risata il film è in grado di sopportare quasi brillantemente il primo tempo, mentre crolla definitivamente nel secondo, lasciando allo spettatore un grosso senso di insoddisfazione, anche alla luce di un finale consolatorio e melenso.
La regia appare piuttosto piatta e la messa in scena inconsistente. Certo non si chiede ad un classico film medio hollywoodiano uno scatto in avanti, ma qui la mano di Remis latita dal punto di vista del ritmo, ed è un peccato mortale per un’opera di questo tipo.
Però c’è da dire che non tutto il film è da buttare: si ride a momenti alterni, ci si passa una serata vagamente piacevole, a meno che non siate critici inflessibili.
La chimica tra i personaggi funziona a tratti, anche se gli attori sembrano piuttosto in forma. Lisa Kudrow appare spesso fuori luogo al cinema, forse penalizzata dall’essere una delle protagoniste del serial americano di grandissimo successo Friends.
C’è da dire che, inevitabilmente, le battute sulla mafia italo americana sono abusate sia dalla televisione che dal cinema e quindi un po’ tutto il film sa di già visto, di già sentito. Nemmeno un boss della malavita donna fa uscire questo lungometraggio dai cliché del genere.
In conclusione Un boss sotto stress è un film di intrattenimento leggero leggero, di poche pretese, con scarso ritmo e una recitazione decisamente sopra media. Una delusione considerando la grandezza degli attori coinvolti, ma con l’attenuante fondamentale di essere un sequel di un film che sequel non poteva avere. Insomma, fa passare piacevolmente una serata, anche se può deludere facilmente.

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