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Mar 08 2011

Aperto il ciclo di conferenze sull'ambiente

Oikos - L'incontro inaugurale

di Alessandro Orlandin

Dalle Isole Svalbard alla pianura padana: perché preoccuparsi del riscaldamento globale

Sono bastati poco meno di 30mila anni per trasformare la pianura padana da una landa fredda e popolata dai mammut a una mite distesa di capannoni popolata da uomini in camicia verde. Segno che i cambiamenti climatici marciano spediti e possono riservare sorprese di un certo rilievo. D’altronde direste mai che 50mila fa alle Isole Svalbard (a nord della Norvegia, non proprio in provincia di Frosinone insomma) avreste potuto sorseggiare un Daiquiri grazie ai 22 gradi Celsius di temperatura presenti? Oggi la temperatura media da quella parti è di meno sei (- 6!) gradi.

Oikos_foto2A sollevare parecchi interrogativi sul tema (e a dare risposte) ci hanno pensato gli esperti intervenuti all’interno di Oikos, il ciclo di conferenze sull’ambiente che ha preso il via lunedì 7 marzo al polo bio – medico di via Borsari. Il tutto organizzato da un gruppo indipendente di studenti. Riempita quasi al massimo della capienza l’aula D5 del polo universitario: sui banchi per la maggioranza studenti (addirittura qualcuno di lettere e filosofia), ma anche qualche cittadino incuriosito che all’università è sembrato entrarci quasi con timore reverenziale. Il tutto per capire cosa sia il riscaldamento globale, perché è pericoloso, come incide sulla vita terrestre e come combatterlo. Lo ha spiegato bene Stefano Tibaldi, direttore regionale dell’Arpa Emilia Romagna (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale): “Il problema principale del riscaldamento globale risiede nella crescente concentrazione di gas serra presenti nell’atmosfera terrestre. Tra questi in particolare spicca il biossido di carbonio (più comunemente CO2) che a causa dell’industrializzazione è aumentato esponenzialmente negli ultimi duecento anni”. I dati snocciolati da Tibaldi sono effettivamente inquietanti: con l’ausilio di diversi grafici e tabelle lo scienziato ha mostrato come sia sufficientemente ragionevole credere che la concentrazione di CO2 nell’atmosfera non sia mai stata così elevata da 800mila (!) anni a questa parte. Non è una bella notizia, ovviamente: questo comporta infatti un aumento della temperatura media globale (seppure non uniforme), con effetti che vanno dall’aumento del livello del mare (auguri a chi abita nel Delta del Po), alla crescita del livello di precipitazioni, fino all’estensione e allo spessore dei ghiacci (impietosi i confronti fotografici con la realtà di trent’anni fa).

La proverbiale casalinga di Voghera dirà: “Beh, sono tutte cose che non mi riguardano”. Si sbaglia cara la mia signora: tra i suoi problemi non ci sarà solo lo scegliere tra Dash e il fustino anonimo di detersivo, ma anche fronteggiare la crescente aggressività della poco simpatica zanzara tigre. Tibaldi ha infatti dimostrato come la proliferazione a tutto campo del fastidioso insetto sia direttamente riconducibile all’aumento medio della temperatura su tutto il Belpaese. E pure fuori: “I francesi ce l’hanno con noi perché dicono che l'abbiamo esportata da loro” ha scherzato il direttore.
Oikos_foto1
Non migliora il panorama descritto dal secondo relatore di giornata, Umberto Simeoni (docente di Geologia), che ha descritto nello specifico il problema dell’erosione dei litorali dettato principalmente dall’innalzamento delle acque già menzionato. “La situazione italiana è piuttosto tragica” ha detto senza mezzi termini il professore, mostrando i dati che testimoniano un arretramento delle coste che in media sfiora il 42%. “Questo perché nella maggior parte dei casi mancano le risorse per proteggere le coste e ci si scontra con difficoltà di progettazione dettate dalla scarsità di dati precisi”. Come se non bastasse, anche le piante sono costrette a spostarsi (Non ci credete? E invece succede pure questo) per via dei cambiamenti climatici: a parlarne è stato Renato Gerdol, ordinario di botanica. Il nome scientifico del fenomeno è esattamente “spostamento latitudinale dei biomi” (Wikipedia fornisce buone delucidazioni in proposito). Tralasciando di documentare il dibattito in coda all’incontro (seppure interessante), ci si chiede: tanti problemi, tanto pessimismo e nessuna soluzione? Assolutamente no. Le soluzioni per limitare gli effetti dannosi del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici ci sono e richiedono l’impegno di tutti, prima che sia troppo tardi: agire sulle risorse idriche, sulla pianificazione del territorio, sulla comunicazione della salute, sull’agricoltura e sulla biodiversità diventa una priorità. A meno di dotarsi di branchie o di voler pianificare le ferie estive con i propri nipoti alle isole Svalbard.

Per saperne di più sul ciclo di incontri: La presentazione su Occhiaperti.net

Scritto da: Alessandro Orlandin

Data: 08-03-2011

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