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Mar 12 2011

L'otto (marzo) tutto l'anno

Women do it better

di Grazia Russo

Perché la festa della donna non basta

Otto Marzo

“Il corpo della donna è un campo di battaglia dai tempi di Elena di Troia e del ratto delle Sabine fino ad oggi, in Afganistan e anche da noi. Qualcuno rideva quando le donne dicevano 'Io sono mia', c’era poco da ridere. Le donne sono di qualcuno per definizione” . Così Emma Bonino nel suo elenco letto nella trasmissione Vieni Via con me condotta da Fabio Fazio e Roberto Saviano, andata in onda qualche mese fa. Un messaggio chiaro ed efficace che assume un rilievo maggiore alla luce di quanto dichiarato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel discorso che ha aperto ufficialmente la giornata dell’otto marzo. Napolitano, riscuotendo un grande applauso dalla platea di donne presenti, si è scagliato contro “un’immagine consumistica che riduce la donna da soggetto a oggetto, propiziando comportamenti aggressivi che arrivano fino al delitto”. Un primo passo è stato fatto, l’approdo alla consapevolezza della situazione femminile di totale disparità rispetto al mondo maschile in Italia è già un buon risultato, peccato che si resti fermi a questa consapevolezza da anni. Ogni anno, durante la giornata internazionale della donna, comunemente definita festa della donna, che dovrebbe ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo, sentiamo con insistenza cori di voci maschili che predicano una società in cui venga dato più spazio e rilievo alle figure femminili e che nei fatti non si concretizzano. Dicesi chiacchiere.

Dati Istat pubblicati proprio in occasione di questa giornata – che secondo una diffusa leggenda popolare, dovrebbe ricordare l’incendio scoppiato nella fabbrica di Trinagle a New York, nella quale morirono 129 operaie, e che in realtà avvenne il 25 marzo del 1911 – dimostrano che il tasso di occupazione femminile è pari al 35,4% rispetto al 48,6% dei maschi, con un distacco di ben 13 punti percentuali, con picchi maggiori nel sud Italia rispetto al nord. Delle occupate la maggior parte svolgono lavori a tempo determinato o part – time (31,2% contro il 10,4% ben il triplo), eppure le donne sono quelle che studiano di più, che hanno i risultati migliori e godono di punti percentuali a favore nell’ambito della formazione. Il 37, 6% delle donne segue un percorso di studi contro il 30,7% dei maschi, le quote più alte di livello di istruzione si registrano più nel centro sud che nel nord e in una fascia d’età tra i 25 e i 29 anni. Questo il presidente Napolitano lo sa bene, infatti ricorda che le donne italiane “sono ancora lontane dall’aver conquistato la parità in molti campi. Basti ricordare il divario di genere, quale risulta anche dai rapporti internazionali, nella rappresentanza politica, nei media, ancora in qualche carriera pubblica, nella conduzione delle imprese, basti più in generale ricordare il divario e le strozzature che pesano nell'accesso al mercato del lavoro” , ma nei fatti nulla si sta facendo per arginare questo problema, dal governo fanno sapere che la legge per la presenza di quote rosa da applicare nei consigli d’amministrazione e nelle grandi imprese slitta al 2021. Non è esattamente in linea con quanto ci si aspetterebbe considerati i dati Istat, che sono a dir poco allarmanti parlano di laureate che hanno un titolo di studio più elevato rispetto al lavoro svolto, ben il 49,5% delle laureate sono sottoutilizzate contro il 42% dei laureati. Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi solo qualche settimana fa parlava dei giovani come di una risorsa sprecata nel nostro paese, e a farne le spese sono soprattutto le donne.
Otto Marzo_mimosa
Questo problema occupazionale pare però che non interessi affatto tutte quelle donne, ragazze, laureate che aspettano con ansia l’otto marzo per esigere la mimosa, per avere il via libera dai propri ragazzi ad uscire con le amiche, per dedicare questa giornata ad assistere a spogliarelli e prendere d’assalto le pizzerie tra grida e risate isteriche. È l’ora d’aria di una parte del mondo femminile, che non cerca quotidianamente un’affermazione della propria indipendenza, della propria personalità e della propria intelligenza, sì anche intelligenza perché – ancora dal discorso letto da Emma Bonino – “le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio per essere giudicate brave la metà” e “per fortuna non è così difficile”. Non sfuggono a Napolitano nemmeno le vicende di questi ultimi giorni che vedono giovani donne protagoniste di scandali sessuali, madri che da brave impresarie del corpo delle proprie figlie richiedono cifre e dettano tabelle di marcia nella strada della seduzione per raggiungere il successo, sostiene infatti che cambiare “per favorire il cammino verso una parità sostanziale, molto devono fare la scuola e i mezzi di comunicazione attraverso i valori che trasmettono, e una rilevante responsabilità cade su quanti hanno ruoli preminenti in tutti gli ambiti e le professioni; alle donne in particolare, tocca offrire validi modelli di comportamento. Non solo a quante hanno particolari funzioni e visibilità, ma a tutte le donne spetta, nella quotidianità della loro vita, il dovere di contrastare luoghi comuni, di esigere rispetto e considerazione”. In una festa così importante non trasformiamoci in quello che vogliono fare di noi, esigiamo un 8 marzo lungo un intero anno.



[foto di Alessandro Orlandin]

Scritto da: Grazia Russo

Data: 12-03-2011

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