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Mar 24 2011

L'incontro all'Università di Ferrara

Quando a spaventare la mafia è la scuola

di Grazia Russo

A tavola con Don Ciotti: mafia, cultura e legalità

Don Ciotti a Ferrara

La costituzione italiana è l’architrave della nostra società ed è necessario amarla, studiarla e difenderla”; è in questi termini carichi di passione e tensione emotiva, che Don Luigi Ciotti presidente di Libera - Associazioni Nomi e Numeri Contro le Mafie interviene nella tavola rotonda che si è svolta nell’aula magna del Rettorato il 22 marzo e in cui si è parlato di mafia soprattutto e di società. “Perché studiare la mafia?” è da questa apparentemente semplice domanda che partono gli organizzatori dell’incontro creato dall’università di Ferrara e fortemente voluto dalla Facoltà di Giurisprudenza. Quest’ultima proprio in linea con l’analisi critica del fenomeno mafioso ha attivato all'interno del dipartimento un programma didattico che si pone l’obiettivo (attraverso numerosi incontri, che si susseguiranno da marzo a maggio, con docenti, avvocati e magistrati provenienti da diverse parti d’Italia e che si concluderà con l’intervento del magistrato Antonio Ingroia nell’ultimo degli incontri fissato per il 31 maggio) di analizzare il fenomeno mafioso non soltanto da un punto di vista giuridico, ma anche filosofico e sociale.

A parlare ad un’aula magna gremita di persone, sono stati in tanti: il rettore dell’università Pasquale Nappi, Matteo Ricchetti presidente dell’Assemblea Legislativa Regionale dell’Emilia Romagna, Claudio Piron membro del comitato direttivo di Avviso Pubblico (una rete di amministratori di enti pubblici nata nel 1996 per promuovere azioni di prevenzione e contrasto all'infiltrazione mafiosa nel governo degli enti locali), il preside della facoltà di giurisprudenza Gian Guido Balandi, la docente Stefania Carnevale e il rappresentante del Consiglio degli studenti Emanuele Onofri Maccarone. Tutti hanno cercato di rispondere alla domanda di partenza che ha portato alla nascita della tavola rotonda: perché sia necessario parlare di mafia ancora oggi, soprattutto oggi, e quanto sia importante non perdere di vista questa tematica, muovendosi alla ricerca di soluzioni per eliminarla. A questo proposito grande rilievo ha assunto la breve lezione tenuta dal professor Federico Varese della Oxford University, che analizzando il problema sostiene come tre siano gli elementi necessari per eliminare la mafia: ricordare, capire e combattere, e come da questi tre punti di partenza debba “nascere un sentimento di rivolta individuale contro il sistema mafioso, che deve essere affiancato dal buon governo dello stato nei contesti sociali più deboli”. Consapevolezza individuale della condizione in cui si vive e del contesto sociale in cui si opera, alla quale deve affiancarsi la presenza di uno Stato forte e impegnato in prima linea nella difesa dei valori della legalità e della giustizia. Più volte a questo proposito sono stati nominati i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e l’azione di Peppino Impastato: i primi si sono mossi nel rispetto della Costituzione italiana che è il primo vero testo antimafia e l’altro che ha condotto una lotta verso l’acquisizione di una consapevolezza del problema mafioso che si è tragicamente conclusa con la sua morte.

Don Ciotti a Ferrara_2 Nell'incontro Don Ciotti e il Rettore hanno firmato la Convenzione che unisce l’associazione Libera all’Università di Ferrara, in un cammino di impegno per la lotta alla mafia e che porta il nostro ateneo a entrare nel gruppo di università già attive in Italia (oltre il 70%) che s’impegnano a diffondere attraverso corsi, master o seminari un’azione di lotta alla criminalità organizzata. Dall’incontro emerge anche che obiettivo comune dell’associazione Libera nata il 25 marzo 1995 – con l'intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia – e la regione Emilia Romagna è quello di prestare un immediato aiuto alle vittime di mafia e di agire per la riqualificazione dei beni confiscati a quella che sempre più si impone tra le maggiori aziende su scala nazionale. I beni, infatti, sono spesso soggetti a ipoteche, risultano occupati o addirittura inagibili e sono soggetti a tutto un apparato burocratico molto lento che non consente un immediato riutilizzo sociale di aree che invece darebbero vita a luoghi di formazione e di aggregazione fondamentali in contesti fragili che consentono il proliferare di un sistema mafioso. A questo si aggiunge per l’Emilia Romagna l’approvazione del progetto di legge per il contrasto alle mafie, che è stato presentato da Simonetta Saliera vicepresidente della Regione e che si pone l’obiettivo di analizzare “l’insieme delle problematiche legate alla mafia con la creazione di una rete che ha tra gli obiettivi quello di contrastare le diverse tipologie di infiltrazioni mafiose, grazie alla costituzione di un osservatorio permanente del fenomeno e allo sviluppo di percorsi di sensibilizzazione e di approfondimenti sul tema nelle scuole di ogni ordine e grado”. Laddove a mancare è proprio il tessuto culturale costituito all’interno di una rete scolastica emerge una società bloccata all’interno di codici mafiosi che lasciano ampio spazio all'indifferenza, alla delegazione a terzi dei problemi, alla rassegnazione e alla complicità diffusa. È per questo motivo che si può aggiungere alla consapevolezza – sostiene don Ciotti – che “la vera forza della mafia è fuori dalla mafia stessa”. La formazione quindi con la scuola – poiché “la mafia teme più la scuola che la giustizia” – deve muoversi verso la diffusione di una cultura di legalità, che don Ciotti definisce nel corso del suo intervento: “un valore irrinunciabile che sta insieme al concetto di uguaglianza all’interno di una società e che non deve essere l’obiettivo ultimo da raggiungere, ma deve divenire lo strumento grazie al quale raggiungere la giustizia che è il fine al quale aspirare”.

Scritto da: Grazia Russo

Data: 24-03-2011

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