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Mar 31 2011

Portieri col numero nove

di Alessandro Orlandin

Dalle singole prodezze alla collezione di Rogerio Ceni: quando i portieri segnano

Rogerio Ceni


Succederà in tutto il mondo? Il bambino che al campetto dietro casa risulta meno abile, o semplicemente meno atletico, finisce in porta a prendere le pallonate. Probabilmente sì. Sulla differenza antropologica dei portieri dal resto dei calciatori si è già detto molto e si continuerà a dire (addirittura Umberto Saba dedicò dei versi al tema), inevitabilmente confinati come sono in un ruolo di presidio che li differenzia da tutti gli altri che stanno a correre su e giù per il campo. “I portieri non sono normali – si sente dire spesso da alcuni allenatori dei settori giovanili il giorno del raduno – perché in uno sport giocato con i piedi loro hanno scelto di farlo con le mani”. Il gol, la massima forma di soddisfazione per un giocatore, per loro è una sciagura da evitare con qualsiasi mezzo. E se non lo fanno, di norma, si sentono pure addebitare la colpa dal pubblico pagante (a meno che non si individui l’arbitro come responsabile principale).

Capita però di dover parlare di portieri in grado di segnare come dei centravanti, e forse anche meglio di loro. Il 27 marzo scorso il portiere brasiliano Rogerio Ceni ha insaccato il suo centesimo gol da calciatore professionista, trasformando in rete un calcio di punizione che ha sancito la vittoria del suo San Paolo contro i rivali del Corinthians. Cifra tonda, che fa di lui – per distacco – il portiere più prolifico della storia del calcio. Cinquantacinque dei cento gol vengono da calcio di punizione (e scusate se è poco), gli altri da rigori. Un cecchino con i guanti imbottiti che è anche esempio di fedeltà: vent’anni sempre e solo indossando la maglia del Tricolor di cui è anche capitano. Ceni non è certo una mosca bianca nel continente sudamericano: a quelle latitudini, dove il gioco non è sottomesso agli opprimenti dettami della sola tattica, il goleiro si improvvisa difensore aggiunto uscendo dall’area e tentando giocate che in Europa verrebbero considerate quantomeno estemporanee. E non è affatto inusuale che da quelle parti crescano schiere di portieri abili a calciare punizioni al millimetro come quelle di Zico o Maradona.

Nella classifica mondiale dei portieri con più reti all’attivo dopo Ceni spicca José Luis Chilavert che si è fermato a quota 62 dopo il suo ritiro nel 2003. Una specie di istituzione nazionale in Paraguay, e non tanto per la sua militanza nelle squadre calcistiche del paese (non ci ha mai giocato) quanto perché leader carismatico della sua nazionale nel tentativo di farsi spazio tra le superpotenze del continente. Otto gol segnati in 74 presenze e una rissa in mondovisione con un'altra testa calda come Tino Asprilla prima di ipotizzare di candidarsi addirittura come presidente della nazione. Un tipo sopra le righe, come si richiede alla categoria. Se non addirittura locos, matti, come René Higuita, classe 1966, forse il portiere sudamericano più noto di tutti. Colombiano, matassa di ricci neri in testa con tanto di baffoni a corredo, soprannominato El Loco. Si divertiva – appunto – a fare il pazzo, improvvisandosi stopper e tentando folli serpentine tra gli increduli attaccanti avversari per far ripartire l’azione. Nel 1990 questa sua abitudine gli costò cara: una palla goffamente persa sulla propria trequarti campo permise a Roger Milla di segnare uno dei due gol che consentirono al Camerun di spedire la Colombia fuori dai mondiali italiani. Sul fatto che Higuita fosse effettivamente matto pochi nutrirono dubbi dopo che nel 1993 fu beccato a far da tramite per un sequestro di persona in cui era implicato nientemeno che il super boss colombiano Pablo Escobar. Quando gli furono chieste spiegazioni rispose: “Sono un calciatore, non so nulla delle leggi che riguardano i sequestri”. Difesa debole come quando Milla gli soffiò il pallone tre anni prima, così il bizzarro portiere guardò la coppa del mondo del 1994 da dietro le sbarre di un carcere di Medellìn invece che essere in campo a giocarla. Poco male, nel 1995 si divertì a prendere in giro gli inglesi nel loro tempio calcistico, lo stadio di Wembley, parando un tiro di Redknapp con la “mossa dello scorpione” durante un’amichevole. Un vero e proprio sberleffo alla povertà estetica del football predicato in terra britannica. Si è ritirato nel 2008, esprimendo la volontà di essere maggiormente partecipe della vita politica del suo paese dopo aver segnato 38 gol tra punizioni e rigori.


Le leggi dei numeri e del gioco stesso comunque continueranno a giocare contro i portieri, facendo di loro – nella schiacciante maggioranza dei casi – degli onesti mestieranti della difesa della rete, a volte eroi, a volte brocchi. Ci sono però singole eccezioni: i momenti in cui i portieri fanno gol, uno solo, ma che basta a proiettarli nella leggenda di un club in misura eguale a quella accumulata dai cento segnati da Ceni. Gol decisivi, belli e sofferti perché nati da situazione disperate: mischie all’ultimo minuto su calcio d’angolo e cose simili. Momenti che ti fanno amare di essere un tifoso e di mettere a rischio le tue coronarie, ammesso che tu sia tra la parte di quelli che vincono.

Jimmy Glass oggi è proprietario di una piccola compagnia di taxi nel Surrey, in Inghilterra. Ha trentotto anni e già da dieci ha smesso di giocare dopo aver girovagato nelle serie minori del campionato di sua maestà. Non ha avuto certo una carriera sfavillante. Eppure tutti si ricordano di lui: nel 1999 ha segnato un gol rimasto nella storia del calcio inglese. Ultima giornata del campionato di League One (terza serie): il Carlisle United, la squadra in cui il portiere gioca, deve necessariamente battere il Plymouth Argyle per non retrocedere nel sottoscala del calcio per la prima volta nella sua centenaria storia. Giornata campale per i tifosi, tripudio o disperazione, nessuna via di mezzo. Le cose rimangono irrisolte (1-1) fino al 93° minuto quando Jimmy, estremo difensore del Carlisle, decide di tentare il tutto per tutto andando ad affollare l’area avversaria sugli sviluppi dell’ultimo corner a disposizione prima del fischio finale. Una scelta che più felice non poteva essere. Il pallone gli giunge magicamente tra i piedi e lui insacca con gesto da rapace d’area mandando in totale delirio l’intero stadio. Il Carlisle è salvo, e a retrocedere è lo Scarborough. Un epilogo che a Scarborough non si aspettavano di certo visto che dopo aver concluso il loro match sull’1-1 e aver saputo il parziale dal campo del Carlisle, avevano già avviato i festeggiamenti per la salvezza. Di sicuro da quelle parti Jimmy Glass farà bene a non parcheggiare alcuno dei suoi taxi. Il buon Jimmy di lì in poi non avrà molta altra fortuna col pallone: il Carlisle non trova i soldi per ingaggiarlo (era in prestito per il finale di stagione, altro particolare non da poco) e lui terminerà la carriera girovagando ancora un paio d’anni, ma senza ripetere più la magia che lo ha reso re nel giorno in cui decise di rompere le regole del gioco e della probabilità.




Un ringraziamento speciale a Sergio Rosestolato per lo spunto su Jimmy Glass

Scritto da: Alessandro Orlandin

Data: 31-03-2011

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