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Apr 06 2011

Uno sguardo al carcere di Ferrara

Le nostre prigioni - Prima puntata

di Antonio Vergoni

I numeri della situazione carceraria in Italia e in Emilia Romagna

Prende il via da qui un dossier a puntate a cura di Antonio Vergoni sul carcere di Ferrara e più in generale sulla storia dei penitenziari nella città estense. Nel pianificarlo, si è cercato di rispondere a diverse domande: in quanti sanno che a Ferrara si trova un carcere importante sotto il profilo dei numeri e della sicurezza? E chi conosce veramente la storia dell'edificio, ma soprattutto di chi ci sta dentro e di chi da fuori cerca di aiutare chi vi risiede? Armati di pazienza e con il maggior numero possibile di dati alla mano, ci addentreremo in questo delicato tema. Seguiteci.
Panopticon
A Ferrara come nel resto del Paese, la condizione delle carceri è ad un livello molto preoccupante. Potremmo considerarci in una sorta di anno zero per le nostre prigioni, sia da un punto di vista puramente normativo che da un punto di vista umano. Le sempre più dure condizioni di vita all’interno delle carceri italiane, a causa del sovraffollamento e dei tagli ai fondi per la sicurezza, sono ormai parte fondante di queste istituzioni. L’inadeguatezza dei regolamenti e la mancanza di prospettive di cambiamento del sistema hanno trasformato il discorso sull’applicazione della giusta pena verso una prospettiva unica di punizione, o di vera e propria vendetta verso chi ha sbagliato e merita l'esclusione dalla società. In Italia i detenuti sono più di 70mila, di cui meno del 60% in attesa di giudizio.

Dal 2007 al 2009 la percentuale di sovraffollamento delle carceri italiane è passata dal 112% nel 2007 al 149% nel 2009 (fonte: Relazione sulla situazione penitenziaria in Emilia Romagna del 2009). Il 37% dei detenuti in Italia sono stranieri, il 25% sono tossicodipendenti ed il 3% alcolisti (dati Censis). In Emilia Romagna, al 31 Dicembre 2009 erano presenti 4.488 detenuti con un tasso di sovraffollamento rispetto alla capienza regolamentare (2.408) del 186,37%. In Regione il vero allarme è rappresentato dal carcere di Bologna che, con una capienza consentita di 494 persone ne ospita 1.147. Stesso problema di sovraffollamento e di carenza di personale esiste nella Casa Circondariale di Via Arginone a Ferrara, con 492 detenuti su una capienza massima di 250. Per legge gli agenti in servizio a Ferrara dovrebbero essere 239, mentre i dati a disposizione parlano di 170 effettivi in servizio. L’Emilia Romagna è l’unica regione d’Italia con un dato di presenze che va ben oltre il 100% della capienza consentita, e benché il trend di permessi e autorizzazioni a scontare la pena fuori dalle prigioni non sia completamente negativo risulta ancora di molto inferiore alle necessità per contribuire a risolvere il grave problema del sovraffollamento. L’Emilia Romagna è agli ultimi posti in Italia anche per il rapporto tra numero di detenuti e agenti di polizia penitenziaria. Gli agenti effettivamente operanti al 31 dicembre 2009 erano 1.710, in pianta organica ne erano previsti 2.401, rispetto ad un organico assegnato di 1.990, fatto che rivela una carenza del 28,8% degli organici previsti. Riguardo agli educatori, oltre ai 26 presenti nell’anno 2008, presso gli Istituti Penitenziari a metà anno 2009 ne sono stati inseriti, a seguito di assunzione, altri 11 (dati Relazione 2009).

Al 31 dicembre del 2009 negli Istituti penitenziari della regione sono presenti 2.361 stranieri superando così il 52% dei detenuti e in alcuni Istituti si supera il 60%. A Ferrara su un totale di 528 detenuti, il 57% (303) sono stranieri. Il quadro complessivo della situazione carceraria si aggrava se consideriamo l'aspetto sociale, di vita, del detenuto in Italia. La mancanza di spazio fisico vitale, si aggrava se si considera il degrado sempre maggiore nelle condizioni detentive che si registra un po' ovunque. Le violenze, i soprusi e le intimidazioni tra i carcerati, sono in costante aumento, così come il numero di suicidi, altissimo e in crescita: 66 nel 2010 su tutto il territorio nazionale, già 5 nel 2011 a fronte dei 1.700 detenuti morti in carcere negli ultimi dieci anni di cui un terzo si sono tolti la vita. Le misure alternative alla detenzione, servizi sociali e arresti domiciliari sono un bene, ma non riducono di molto la dimensione del dramma. Il ruolo delle associazioni di volontariato dentro e fuori le mura, le attività di lavoro all'interno e fuori dal carcere, i percorsi di rieducazione e formazione del detenuto, continuano ad essere ancora limitate nei finanziamenti e poco considerate strategicamente dallo Stato. La costruzione di nuove carceri (cinquanta in più previste dal Governo) o l'ampliamento delle attuali non serve allo scopo, visto l'incredibile numero di carcerati in più. Inoltre le tipologie di reato ipotizzate dalle nostre leggi, autorizzano l'incarcerazione per reati che prevalentemente riempiono le galere di immigrati irregolari e di individui con problemi di tossicodipendenza (es. legge Bossi -Fini, legge Fini -Giovanardi). Le vie d'uscita alternative all'attuale situazione di impasse del sistema carcerario italiano esistono, sono già sul campo, ma si tratta di stimolare un radicale cambio di prospettiva e di approccio al problema.

[Nella foto il carcere di Presidio Modelo, a Cuba. Costruito secondo il modello del Panopticon del filosofo Jeremy Bentham, è stato chiuso nel 1967]



Continua alla seconda puntata, qui.

Scritto da: Antonio Vergoni

Data: 06-04-2011

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