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Piranha 3D
Teenager decerebrati in pasto a dei voraci pesci carnivori: chi la spunterà?
Alexandre Aja si cimenta con un remake a mano libera
Un film di Alexandre Aja. Con Elisabeth Shue, Adam Scott, Jerry O'Connell, Jessica Szohr, Ving Rhames. Horror, durata 89 min. - USA 2010. - Bim uscita venerdì 4 marzo 2011
Piranha3D

Al terzo film ad Hollywood e al terzo remake, dopo il passabile Le colline hanno gli occhi da Craven e il pessimo Riflessi di paura da Geoul sokeuro di Kim Sung-ho, il francese Alexandre Aja si cimenta con Pirana di Joe Dante (1978), di cui ricicla l'idea dei pesci carnivori e assassini che si avventano su una località turistica invasa sa sprovveduti giovincelli. Con la pellicola originale (simpatica ma sopravvalutata dagli appassionati) i conti si chiudono qua: c'è qualche significativa variazione narrativa (le creature del '78 erano state generate da loschi esperimenti governativi, qua invece si tratta di mostri preistorici rimasti intrappolati in fondo ad un lago per millenni), ma sostanzialmente il Piranha di Aja procede su binari completamente diversi. Sia Dante che Aja guardano al passato, ma se il regista di Gremlins, con la produzione di Corman, mirava a ricreare un'atmosfera da horror classico con qualche divagazione demenziale – parodistica (in fondo il primo Pirana è uno spoof de Lo squalo di Spielberg, clamoroso successo dell'epoca), Aja invece riproduce meccanicamente e con innegabile cura “filologica” tutti i topoi del teen horror anni '80, quello più becero e volgare, dalle parti dei sequel di Venerdì 13 tanto per intendersi. E il remake di Venerdì 13 firmato Nispel è difatti, nel marasma di rifacimenti di titoli cult che infestano le sale, il film che ideologicamente si avvicina di più ad Aja.

Anche lì v'era un recupero, conscio o meno, dei meccanismi dello slasher classico, senza nessun vero aggiornamento ai tempi e senza nessuna lettura sotterranea possibile. Nel nuovo Piranha tutto ciò viene ulteriormente esasperato, con molta più consapevolezza e ironia, quasi si trattasse della versione estesa di uno dei trailer che comparivano in Grindhouse: la prima parte è parente stretta dei due Hostel (Eli Roth compare nel film e fa una brutta fine, ovviamente), e per un'ora assistiamo solo a dei teenager imbecilli che bevono, si drogano, si spogliano e fanno sesso (uno dei personaggi principali è un regista di film porno, e nel cast figurano anche un paio di vere attrici hard), poi lo splatter parte in quarta raggiungendo vertici deliranti e surreali, sconosciuti all'horror occidentale (uno dei pesci killer stacca il pene ad un personaggio e poi lo risputa mangiucchiato) che portano alla mente l'irraggiungibile Society di Yuzna. L'impressione è che l'intera pellicola sia stata costruita in funzione di questa lunga sequenza di massacro: Aja è ben felice di mandare in acqua i suoi teenager decerebrati, figli del benessere di un'America plastificata e idiota che deve, prima o poi, fare i conti con l'Orrore. C'è molta cattiveria in questo bagno di sangue, l'unico momento in cui il tocco dell'autore di Alta tensione è davvero riconoscibile.

Il resto, dispiace dirlo, è ben poca cosa. Personaggi talmente stereotipati e insulsi da non suscitare nessun interesse, tensione ai minimi storici, effetti digitali invadenti ed eccessivi (il make up delle mutilazioni curato tra gli altri anche da Nicotero e Berger è invece favoloso), effetto 3D sostanzialmente inutile e fastidioso, attori di buon nome in libera uscita. E se il finale è abbastanza beffardo da strappare il sorriso (garantendo il sequel che di fatti è già stato annunciato) il film rischia di rimanere un oggetto solo per veri aficionados del genere, troppo intelligente o troppo cretino a seconda dei punti di vista. Gli altri è meglio si astengano.
Alex Poltronieri
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