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Apr 13 2011

Fora di ball...ma chi?

di Grazia Russo

Scrivono clandestino, si legge persona

immagine clandestini

Intendiamoci: l’italiano è una gran bella lingua, anche molto difficile e di questo forse non ce ne rendiamo nemmeno pienamente conto, poiché vivendo in Italia o crescendo in famiglie di genitori italiani lo si apprende fin da piccoli e parlarlo diventa un atto spontaneo, del tutto naturale proprio come il respirare. Spesso però la sicurezza derivante dalla conoscenza e dalla padronanza linguistica ci porta a sottovalutare la forza dei significati che le parole possono assumere se usate in modo improprio. Le imprecisioni linguistiche o le inesattezze del parlare nelle “chiacchiere da bar” lasciano il tempo che trovano, vengono presto accantonate, non destano scalpore, né contribuiscono alla creazione di punti di vista distorti dalla realtà, ma quando a commettere grossolani errori linguistici sono i mezzi di comunicazione allora delle due l’una: o si tratta di sviste dei giornalisti, di poca attenzione nello scrivere, o invece si tratta – ed è qui che voglio arrivare – di situazioni create ad arte per influenzare l’opinione di chi dall’altra parte dello schermo ascolta o legge un foglio di giornale che ha tra le mani.
In questi giorni il dibattito pubblico sugli sbarchi a Lampedusa appare ancora piuttosto acceso, confuso, impreparato. Comodamente seduti sui divanetti televisivi ospiti e conduttori – spesso esponenti delle istituzioni e giornalisti – parlano di coloro che sbarcano sull’isola a sud della Sicilia definendoli nei modi più svariati: da profughi a extracomunitari, immigrati e rifugiati, migranti ma il più gettonato però è e resta clandestini . Vocabolario Zanichelli – il profumo e la poesia della carta supera di gran lunga ogni tipo di ricerca anche se più rapida sul web – alla mano: con clandestino si intende chi è entrato e vive in un paese in modo illegale. Questo termine è senz’altro il più inflazionato in questi giorni e questo deriva dal fatto che porta con sé un significato negativo, il clandestino è pericoloso e nei suoi confronti c’è un retrogusto di diffidenza da esercitare a priori.

Chi viene bollato, marchiato con questa definizione non ha speranze di cambiamento. Esatto, perché il marchio non te lo togli più di dosso, diventa parte di te, è sulla tua pelle, te lo porti dietro come l’odore del mare e la sabbia nelle scarpe, non importa che tu sia in realtà un profugo, un rifugiato politico o un richiedente asilo; per l’opinione pubblica che ha imparato a conoscerti con il primo nome che ti è stato associato sei e resti clandestino. Un termine carico di pregiudizio, con il quale si indica qualcuno prima ancora di sapere chi è. Esistono delle leggi sui respingimenti e norme che stabiliscono chi deve essere accolto e protetto, perché rifugiato quindi in fuga dalla guerra, dalla violenza e dalla violazione dei diritti umani e chi invece va respinto, rimpatriato. Molte delle persone che arrivano non hanno i requisiti per restare, è vero, molti altri sì però e non si possono liquidare con quattro parole dialettali, indegne per un grande stato quale è l’Italia, come quelle pronunciate da Bossi qualche giorno fa: Gli immigrati? Fora di ball . Fa sempre piacere mantenere dei punti saldi e degli ideali chiari in un momento di grande cambiamento come quello nel quale ci troviamo a vivere, perciò è bello sapere che Bossi la pensa sempre allo stesso modo su determinate tematiche, ma mescolare tutti in un unico grande calderone è una vigliaccata; significa solo far passare l’idea che si tratta di un’ accozzaglia di persone scomode, sporche e violente che vogliono togliere il lavoro agli italiani, per esasperare gli animi dei lampedusani, alimentare la paura degli italiani nei confronti dello straniero e dimostrare che la migrazione è ingestibile per la moltitudine di persone approdate: quest’esodo biblico che avanza e invade .
migranti italiani
La storia e la memoria non troppo corta però se pensano a esodo, hanno subito in mente altre mobilitazioni di popoli, altri volti, altre voci e racconti. Dobbiamo ricordare che gli italiani sono stati un popolo di migranti, e che emigrarono per sfamarsi, per cercare un lavoro, avere una speranza e una prospettiva di vita migliore rispetto a quella dalla quale si partiva e chiederci quale sia la differenza con i migranti di oggi. L’America di allora non è l’Italia di oggi e questo è chiaro inutile fare sterile demagogia o caricarci di utopie, senz’altro non si possono ospitare tutti quelli che arrivano, ma attivare una politica seria con i paesi del nord Africa per capire chi fugge da pericoli reali e chi invece arriva in Italia solo per cercar fortuna ci consentirebbe di rimpatriare molta gente senza provare un senso di vergogna nel farlo. È proprio questo il punto: la vergogna che si prova e non può esser diversamente di fronte ai corpi avvistati dagli elicotteri che galleggiano nel Mare Nostrum, perché prima di essere dei clandestini, degli immigrati, dei profughi, degli extracomunitari, quelli sono corpi di Persone, e come tali devono esser trattate. Cerchiamo di recuperare le nostre migliori tradizioni di ospitalità e di riappropriarci di quei valori di umanità e generosità che da sempre ci hanno contraddistinto, cerchiamo di essere i primi della classe, almeno una volta e per qualcosa di decoroso, perché quelle persone in mare senza esequie e senza giustizia – cito dall’intervento di Gramellini nella trasmissione “Che tempo che fa” del 9 Aprile 2011 – sono una sconfitta per tutta l’umanità.


Soy una raya en el mar
Fantasma en la ciudad
Mi vida va prohibida
Dice la autoridad
Solo voy con mi pena
Sola va mi condena
Correr es mi destino
Por no llevar papel
Perdido en el corazón
De la grande Babylon
Me dicen el clandestino
Yo soy el quiebra ley


Clandestino_ Manu Chao



Scritto da: Grazia Russo

Data: 13-04-2011

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