La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Apr 20 2011

Nasci analfabeta

di Paolo Franchini

Fidarsi del proprio giudizio è come spingere una barca a vela con un ventilatore a bordo

Pattinaggio

Il pattinaggio artistico mi commuove. L'ho scoperto qualche tempo fa ai mondiali, seduto davanti alla televisione, con gli occhi lucidi e mia madre che mi fa: "E ora che c'è? Ancora per quei due calzini spaiati?" No, era il pattinaggio artistico su ghiaccio. Già che ci sono, e che mancano ancora due ore al mio corso di culturismo, elenco tutte le cose che mi commuovono: la fine della Traviata, l'aria Der Hölle Rache kocht in meinem Herzen dal Flauto Magico, la morte di Hal 9000, i cani che ritornano a casa da soli, la gente non cinese che mangia il riso in bianco come contorno.

Questo non deve farvi pensare che alle altre cose sia indifferente; al contrario, sono partecipe di tutte le sofferenze e miserie del mondo, soprattutto se mostrate al rallentatore e con un brano di Schumann come sottofondo. Raramente sono stato commosso dal racconto di una persona che mi parlasse, perché generalmente le persone non sanno fare a raccontare bene quello che gli accade, o perlomeno non bene quanto gli scrittori o Gesù o la televisione. "E quindi le abbiamo rifatto fare le analisi e hanno dato risultato..." - "Cosa, che risultato? dimmi!" - "Ti ho mai parlato di quanto il mio ammorbidente sia concentrato ma nonostante ciò mantenga il morbidoso potere degli ammorbidenti più costosi?". E lì salirebbe la tensione grazie all'arte retorica. No, la gente ti racconta disgrazie poi si mette a piangere e questo, scusatemi, ma è uno dei più facili mezzucci per ricercare l'empatia dell'ascoltatore: tanto varrebbe usare un cartello con un "buzz" sonoro con su scritto "Lacrime". E non so mai cosa dire, abbozzo risposte del tipo "Magari non era una persona nemmeno tanto simpatica..." e sorrido un po' forzato, ovvero con i muscoli delle guance che cercano di deformare il volto in modo da tirare su le labbra in un sorriso. Ma non sono poi tanto convincente e la gente sembra offendersi.

Come quella volta che mi invitarono a seguire una recita di un asilo e mi accorsi che tutte le unità aristoteliche erano state barbaramente devastate dalla manifesta incompetenza di un regista che fino a poco tempo prima doveva aver servito alla mensa: era un bidello che fino a poco tempo prima serviva in mensa. Il personaggio di Fragolina nella prima scena è appunto una fragola in un campo di fragole rappresentato da uno sfondo verde con macchie rosse (le fragole); quattro scene dopo l'azione si è spostata in un bordello nella periferia di Parigi dove Fragolina è una prostituta, madre di una bambino di un paio di anni; per poi proseguire dipanando le vicende dei tre probabili padri del figlio di Fragolina: uno scrittore alcolizzato, un boss di un clan di sicari, un porporato di Notre Dame dedito al sadomaso. I genitori erano scandalizzati quanto me: i costumi di gommapiuma e cartapesta non erano credibili (chi se li beve i frustini fatti di stelle filanti?), la interpretazioni a metà tra lallazioni e palesi difetti di dizione ("Tu non popi farmi quetto, sarò puppana ma pono anche madre") distoglievano dall'azione, figlia di un copione con evidenti problemi di stesura (gessetti e porporina). Calato il sipario fui il primo ad uscire, ed il regista posando lo scopettone mi venne incontro prodigo di aspettative. Si immaginava che avrei scritto qualcosa sulla rappresentazione e forse sperava lo rassicurassi. Gli strinsi una mano con entrambe le mie, zigomi protesi verso l'alto e gli indicai con un cenno degli strappi di carta igienica che giacevano in un angolo. Mentre lui istintivamente si precipitò per raccoglierli, io silenziosamente uscì dal portone annodandomi la sciarpa.
Strawberry fields
Recentemente ho visitato il museo di arte contemporanea di Ginevra. È costruito nel formaggio e ha le porte fatte di orologi. L’esposizione: teloni dipinti cuciti monocromatici, dispersi per terra e appesi alle pareti e tante tele, sempre monocromatiche. Si avvicina una biondina che si offre di rispondere alle mie domande. "Perché ieri sera ho baciato quella ragazza che non rivedevo da anni, cosa vuol dire?" Lei mi spiega che alla fine di concettuale o provocatorio c'è poco. Se uno legge le dichiarazioni degli artisti e le loro interviste, una chiave di lettura la si trova sempre, non meno che per la classica arte figurativa. "Dopotutto, a chi non piacciono i colori?".



CHI: Paolo Franchini
DOVE: pfranchini@gmail.com
BLOG: http://paolofranchini.blogspot.com



Scritto da: Paolo Franchini

Data: 20-04-2011

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