La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
Dove sei: OcchiAperti.Net > La giusta distanza > Le nostre prigioni - Intermezzo

Apr 27 2011

Un viaggio profondo nella storia delle carceri a Ferrara

Le nostre prigioni - Intermezzo

di Antonio Vergoni

Primo sguardo alle persone che nelle carceri ci vivono, tramite una presentazione letteraria

Prigioni

Il clima quasi intimo in cui si è svolta la discussione, ha favorito sicuramente un dibattito più sentito, più in famiglia, grazie al quale sono emerse le verità più forti intorno ad un tema così difficile e controverso come quello del carcere. Marco Lentini, autore del libro "Io…l’assassino" ha introdotto e accompagnato la discussione dentro e fuori dalla realtà del carcere, data la sua esperienza di detenzione, anche internazionale, fornendo un quadro di prospettiva oltre che d’analisi del tema in questione.

Cambiare mentalità”, questo è stato il concetto di fondo a più riprese espresso da Marco. Si inizia con il sistema dei regolamenti carcerari, dei permessi e dell’affidamento (le cosiddette misure alternative alla detenzione). Il futuro del carcerato deve essere orientato al lavoro, grazie al quale provare a cambiare le sorti della propria esistenza, ove possibile intraprendendo un percorso di autonomia di vita, facendo scelte importanti per evitare il pericoloso baratro della delinquenza nel quale ancora una percentuale rilevante di ex carcerati ripiombano appena ritornano in libertà. Da un punto di vista politico, riflettendo sulle decisioni prese dal Governo, la costruzione di cinquanta nuove carceri, o per Ferrara, il raddoppio dell’attuale Casa Circondariale di Via Arginone, Marco arriva a considerare quasi controproducente al giorno d’oggi investire in questo modo nelle carceri, nelle sue strutture o creandone di nuove. Il carcere è una “scuola di criminalità”: chi è nell’ambiente della malavita esce dal carcere più criminale di prima, più indurito dagli “insegnamenti del carcere”, più “istruito” di prima, magari con una “specializzazione criminale” diversa. Bisogna investire nell’alternativa al carcere, prevenzione e rieducazione, perché può risultare addirittura più profittevole, da un punto di vista puramente economico. Le cinquanta carceri in più non risolveranno che in minima parte la questione del sovraffollamento, e non faranno altro che incrementare quella che risulta essere una delle spese più ingenti per lo Stato, ovvero la sicurezza (gli agenti di guardia, costantemente sottopagati, sono sottoposti a turni di lavoro massacranti ).

La discussione si è orientata, sotto invito del gruppo, verso le proposte di Marco, nate dalla sua esperienza di carcerazione più che decennale. L’esigenza forse più sentita, il richiamo più forte di Marco, è stato quello di una maggiore umanità: considerare l’uomo detenuto, l’uomo privato della normalità, l’uomo nel suo bisogno di sentirsi normale, pure dietro le sbarre d’una galera. La scuola, l’istruzione, la cultura dentro il carcere. C’è molto impegno, anche a Ferrara, da parte delle cooperative sociali in tal verso orientate, ma non è abbastanza, soprattutto non è pratica diffusa, come dovrebbe, su tutto il territorio nazionale. Chi entra in carcere povero, con pochi soldi in tasca, uscirà nella stessa condizione d’indigenza con la quale è entrato. Impossibile permettersi di studiare per chi non ha neanche i soldi per comprarsi un quaderno e una penna, e ce ne sono parecchi. Chi non ha soldi quando esce dal carcere è molto più facile che li cerchi nel modo più rapido possibile, rubandoli a qualcun’altro. L’esperienza del sistema carcerario spagnolo ad esempio, indica un’alternativa, prevedendo l’apertura di un libretto di conto per i detenuti, con una parte destinata al rimborso delle spese di detenzione, una all’indennizzo delle famiglie, e una parte che permetta poi al ex carcerato di ripartire una volta libero. Questo è un esempio, un esempio di alternativa umana al concetto di carcerazione tradizionalmente inteso.

Investire dunque, farlo però sulle persone che vivono il carcere, più che nelle sue mura. Investire per far uscire dal carcere persone migliori. La prigione oggi è ostaggio di una mentalità punitiva oltre il limite del ragionevole, e che esaurisce la sua funzione unicamente nella vendetta. Il carcere, nelle parole di Marco, arresta le persone, non arresta i reati. Il reato continua ad essere perseguito con norme che puntano unicamente a far sparire dalla circolazione l’autore del reato, reale o potenziale. Tema scottante ma tangibile: i reati che con maggior frequenza vedono coinvolti stranieri, tendono a creare omologazione e una visione qualunquista nell’opinione pubblica che finisce per vedere quelle persone straniere tendenzialmente colpevoli di quel reato. Dal punto di vista politico questo crea leggi che finiscono per colpire le persone e non i reati, come dice Marco concludendo il suo intervento. Proprio sui detenuti stranieri, la cui popolazione è cresciuta a dismisura raggiungendo il 50% sul totale dei reclusi in Italia, Marco ricorda l’assoluta impreparazione del Sistema in Italia. Le lacune vanno dalla mancanza di interpreti, per più nazionalità, condizione imprescindibile per rispondere ad una emergenza che è diventata ormai la normalità della situazione.

La conclusione dell’incontro è stata dedicata ai giovani, quei giovani dai quali deve partire il nuovo corso. Diffondere la cultura della legalità nelle scuole e non solo. Far conoscere il carcere, questo sconosciuto, alla comunità dei futuri cittadini. Proporre un futuro migliore per tutti, un futuro nel quale forse non ci sarà più bisogno di carceri. Utopia? Può essere, ma anche questo è Marco Lentini, un uomo che crede nel futuro, nel riscatto sociale di chi ha sbagliato, che ha potuto trasformare una vita criminale senza remore in un percorso diretto alla parte illuminata delle cose.



La prima puntata della nostra inchiesta, qui.
La seconda puntata della nostra inchiesta, qui.
Il blog dell'autore del libro, Marco Lentini: Io, l'assassino



Scritto da: Antonio Vergoni

Data: 27-04-2011

Condividi questa pagina:

Articoli correlati

Visite: 14853 - crediti - redattori

Login

Comune di Ferrara
Assessorato alle Politiche per i Giovani
Reg. n. 05/2004 Tribunale di Ferrara

Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

Michelangelo Antonioni

Powered with CMS Priscilla by ^____^ - XHTML/CSS Design by petraplatz

feed RSS Succede in Giro

feed RSS Ultimi Articoli