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May 02 2011

L'approfondimento: tra piani di governo e il ruolo del web

Meglio un parcheggio o un tiro a canestro? Storia del Maracanà

di Alessandro Orlandin e Roberto Masciullo

Uno storico campo da basket ripensato per far posto alle auto. Ma c'è chi dice "no", sfruttando anche la potenza della rete.

C’era una volta un campo da basket. Anzi no, per il momento c’è ancora. Ma presto potrebbe non essere più così. Sermide è una tranquilla cittadina piazzata al confine tra le province di Mantova e Ferrara. Lombardia dal sangue emiliano, frontiera moderna che negli ultimi anni ha visto arrivare tanti lavoratori dagli stati dell’Africa settentrionale impegnati nell’agricoltura, che qui è motore economico trainante. Il terreno d’intesa tra locali e nuovi arrivati non è mai privo di buche, di incomprensioni. Normale. Sembra però esserci un modo, uno tra tanti, per conoscersi e condividere qualcosa: lo sport, la pallacanestro in particolare. Praticata su un terreno che di buche non ne ha (almeno, non così evidenti) perché è fatto di cemento. Una distesa grigia vecchia di quasi trent’anni a cui la gente ha dato un nome fin troppo esotico per gli standard della provincia mantovana: Maracanà. Lì molto spesso i ragazzi di Sermide, siano essi nati nel circondario o qualche migliaio di chilometri più a sud, si danno appuntamento al pomeriggio per giocare allo sport nato più di un secolo fa dall’altra parte dell’oceano Atlantico. Una pratica che si tramanda da generazioni.
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UN BLOG LO SALVERA'? - La storia che proviamo a raccontarvi nasce da una strana commistione di circostanze che mischia esperienze e mezzi molto diversi tra loro. La curiosità per il caso–Maracanà nasce in maniera del tutto casuale, durante un concerto tenuto in un locale di Sermide che si trova a esattamente due passi dal campo. Lì il cantante di un gruppo rock locale fa sibilare dentro il microfono una strana frase prima di iniziare l’esibizione: “Salvate il Maracanà”. Solo la potenza di Google ci viene in aiuto: scopriamo che durante l’inverno alcuni ragazzi di Sermide hanno costituito un comitato cittadino per – appunto – salvare il Maracanà. Da cosa e da chi? Dall’amministrazione comunale che nel piano di governo del territorio per i prossimi cinque anni ha deciso di includere un parcheggio al posto del campo. Decisione più che legittima, ma che a un gruppo di giovani della cittadina mantovana non piace. E allora ecco venir loro in soccorso il megafono virtuale della rete. In quattro e quattro otto aprono un blog (http://savethemaracana.wordpress.com) e vi scrivono dentro le ragioni per cui il Maracanà dovrebbe continuare a esistere. “Pensiamo – si legge nella sezione dei ‘perché’- che a Sermide il Maracanà sia una ricchezza per il territorio comunale e per tutti i suoi abitanti. Tutti, compresi quelli che in futuro parcheggerebbero là dove ora c’è il campetto”. Se i social network hanno favorito le rivolte in Africa e Medio Oriente figuriamoci se non possono aiutare un comitato in cerca di visibilità. E infatti così è stato: la cronaca locale inizia a parlare del comitato, arrivano i primi articoli sui quotidiani della provincia, arriva l’interesse dell’opinione pubblica. Ma serve anche il lavoro sporco, l’azione concreta. Abbinare le nuove forme di comunicazione alle vecchie forme di persuasione. Parte quindi la più classica delle raccolte di firme condotta nella piazza centrale del paese nei giorni del mercato. È proprio all’ombra della Torre Civica costruita nel sedicesimo secolo che abbiamo modo di incontrare Nicolò, Luca, Andrea e diversi altri che hanno scelto di stare in prima linea per far cambiare idea agli amministratori. Offrono ai passanti del variopinto mercato i propri volantini fotocopiati su cui campeggia la scritta “Salva il Maracanà” in italiano, arabo e inglese. Richiamano l’attenzione dei concittadini in dialetto e ricevono spesso in cambio sorrisi e aneddoti legati a quel luogo che per loro appare essere fondamentale nella vita della comunità. Addirittura una signora fa due volte il tragitto tra casa e il banchetto per portare ai ragazzi una vecchia foto che ritrae le sue due figlie occupate nel dipingere la scritta “Maracanà” sul muro di cinta. Correva l’anno 1995.
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LE RAGIONI DEL SINDACO – Marco Reggiani è il primo cittadino di Sermide. L’ufficio da cui esercita la sua carica si affaccia proprio sulla piazza del mercato dove abbiamo incontrato i ragazzi che si oppongono al progetto del parcheggio. Ci fa accomodare di fronte a lui e con pacatezza accetta di scambiare quattro chiacchiere sul tema. “Vedete, stiamo progettando il futuro di Sermide per i prossimi cinque anni. Uno dei problemi che dura anni, secondo noi, è quello dei parcheggi nel centro storico. In questo contesto entra il Maracanà, una struttura nata molti anni fa quando nel nostro paese nacque la pallacanestro. Peraltro io a quei tempi facevo parte della polisportiva e ne fui uno dei promotori. All’epoca non c’era il palazzetto dello sport e c’era l’attuale palestra che però non era utilizzabile per le partite di pallacanestro. Il Maracanà fu la soluzione a una precisa esigenza, quella degli allenamenti”. Cambiano i tempi, le stagioni e anche le necessità di una comunità, questa la spiegazione offerta dal sindaco: “Nel corso degli anni è stato fatto un grosso investimento con il palazzetto dello sport: tutte le attività indoor sono state spostate lì. Quindi il Maracanà è diventato luogo di incontro per i giovani, un punto di riferimento non solo per la pallacanestro. Sono passati più anni, è rimasto un simbolo. Noi però dobbiamo considerare la possibilità di dare un servizio alla gente. E visto che la zona del campo è vicina alle scuole e al centro storico abbiamo pensato a questa soluzione. Faccio un esempio: oggi è mercoledì, giorno di mercato, e qui non abbiamo parcheggi. Abbiamo aree della durata di un’ora e le persone che vengono in piazza per fare la spesa hanno bisogno di avere parcheggi di un certo tipo. Venti persone che vengono lì e mettono la macchina rappresentano la possibilità di offrire un servizio che teniamo in considerazione”. Una soluzione che cozza con i propositi di mantenimento del Maracanà da parte del comitato. “Abbiamo avuto un contatto con il comitato, loro giustamente hanno esplicitato le loro ragioni, noi lo abbiamo fatto con le nostre. Crediamo che in una progettazione un’amministrazione debba avere lungimiranza e quindi dare in sostituzione a dei servizi vecchi dei nuovi servizi. Non devono esserci solo motivazioni dettate dai ricordi”. Nessuna contrapposizione però: “È una dialettica normale, i ragazzi pensano di salvare il campo in questo modo, noi invece troviamo che la nostra idea sia più utile alla comunità”.
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ROMANTICISMO CONTRO RAGION PRATICA? – Parlare con i protagonisti della vicenda può trasmettere l’idea di trovarsi di fronte a un manipolo di affezionati al campo e alla sua storia che lotta contro il mulino a vento dell’inesorabile cambiamento. È un dubbio che può essere fugato affrontando in maniera più dettagliata le ragioni del comitato: “Il Maracanà è un luogo importante per il passato e il presente di Sermide, vogliamo che lo sia anche per il futuro. Ma soprattutto perché è utilizzato quotidianamente e dieci posti auto (venti secondo il Comune)non farebbero la differenza”. Eppure, a sentire il sindaco Reggiani, l’alternativa non mancherebbe: “Nel quartiere cosiddetto Villaggio Enel esiste un parco attrezzato anche per la pallacanestro che però non ha la pavimentazione adatta. Nella nostra progettazione c’è l’intenzione di farlo diventare un punto di riferimento per la pallacanestro con tappeto adatto e recinzione, e fare quindi questa sostituzione”. Per i ragazzi non sembra essere una soluzione così efficace. Si alternano tra di loro negli interventi, come a portare ciascuno la propria parte della storia. “Non sarebbe affatto la stessa cosa. Il Maracanà è nel cuore del paese, mentre Villaggio Enel è fuor: non garantirebbe affatto lo stesso potere di aggregazione che oggi assicura l’attuale campo”. Insomma, non se ne esce. Viene lecito chiedersi: se il comitato riuscisse nell’intento di formulare una proposta alternativa in grado di coniugare la preservazione del Maracanà (il piano di governo del territorio deve essere ancora approvato definitivamente) e le ragioni dell’urbanistica si potrebbe trovare un punto di incontro? Una risposta è prontamente offerta dal vicesindaco Stefano Righi, che è anche l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Sermide: “Nel nostro piano il parcheggio è una di quelle cose che andranno fatte entro i prossimi cinque anni: non è una priorità perché nel piano delle opere pubbliche ci sono cose più importanti. È una programmazione su cui comunque si possono inserire delle idee frutto di un confronto. Attualmente le motivazioni portate dal comitato non ci sembrano particolarmente forti tanto da farci cambiare idea, anche perché non sono state date alternative, mentre noi le abbiamo proposte”. Seduto anche lui nell’ufficio del sindaco, Righi espone le sue ragioni con atteggiamento deciso, rafforzato da gesti precisi delle mani. Non disdegna di elargire sorrisi, in sintonia con il clima bonario della chiacchierata: “Le firme raccolte sono importanti, ma è importante anche il parere di chi non firma perché questi si aspettano che l’amministrazione dia loro delle risposte concrete ai problemi. La gente non infila la porta del municipio per dirci ‘siete stati bravi’, si aspetta piuttosto che facciamo quanto promesso. Per esempio, ci sono progetti approvati definitivamente in consiglio comunale e adesso la gente attende che tali progetti vengano realizzati. Se questo non avvenisse ci sentiremmo dire: ‘L’avevate promesso e non lo avete fatto’. È la stessa cosa con il parcheggio in via Sauro”.
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CHISSA' CHE SARA' – Nel frattempo la storia del Maracanà, in attesa delle eventuali ruspe del piano quinquennale, continua. I ragazzi continuano a palleggiare, a tentare tiri dalla lunga distanza e appoggi al tabellone. O anche a improvvisare partite di calcetto. Attorno a loro i graffiti ormai sbiaditi sul muro di cinta raccontano di un luogo carico di ricordi. Memorie a cui molti non vogliono rinunciare. Le firme – al momento della pubblicazione di questo articolo – superano quota quattrocento. Segno che la questione sta assumendo proporzioni maggiori di un qualsiasi campetto o parcheggio. Dettaglio che infatti stupisce (ma non troppo, a dire il vero) lo stesso sindaco Reggiani: “I problemi di Sermide sono ben altri e vecchi da anni. È per questo che un’amministrazione non deve, pur confrontandosi, insistere su cose che tutto sommato sono banali e che si ingrandiscono nella misura in cui vengono prese in considerazione dagli organi di stampa. Abbiamo cose molto importanti sul quale confrontarci e lo abbiamo fatto in passato su molte altre: ci è capitato di trovare una raccolta di firme per un senso unico. Voglio dire che siamo qui per discutere ma alla fine bisogna decidere nell’interesse della comunità”. In attesa che la democrazia faccia il suo corso, giovani di ogni età e provenienza continuano a lasciare messaggi sul blog e sul profilo di Facebook del Maracanà. Per Maria, rinunciare al Maracanà vorrebbe dire qualcosa di molto semplice: “Quando avrò bisogno di sedermi sulla sua ringhiera di ferro giallo a guardare il tramonto, non lo potrò più fare. Potrò invece andare in macchina al circolo Arci e parcheggiare a un metro dall’entrata”.



Per saperne di più
Il blog Save The Maracanà
Il sito istituzionale del Comune di Sermide.

Tutte le foto sono di Roberto Masciullo, eccetto la seconda a partire da in alto per cui si ringrazia Luca Zerbinati

Scritto da: Alessandro Orlandin e Roberto Masciullo

Data: 02-05-2011

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