La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
Dove sei: OcchiAperti.Net > Senza polemica > Lo stupro come arma

May 06 2011

Lo stupro come arma

di Grazia Russo

In guerra è il corpo della donna il campo di battaglia

Pochi, ma buoni è il caso di dire, perché sono sempre in pochi, però troppo pochi a occuparsi delle donne e delle violenze che su di queste vengono attuate in più parti del mondo. Di questi pochi da sempre attivi sul campo vi sono organi e associazioni come Amnesty International e Emergency a livello nazionale e internazionale; e nella realtà ferrarese il Centro Documentazione Donna, che l'altro ieri presso i magazzini generali di via Darsena proprio a Ferrara hanno presentato un incontro pubblico nell’ambito del progetto Inclusioni Diffuse.Incontri come questi ti lasciano un forte senso di amaro in bocca non si può far altro che tornare a casa e nel silenzio riflettere. Riflettere su molti aspetti: la barbarie delle “umane genti” per dirla con Dante, la guerra, gli sconvolgimenti, la violenza. E la violenza sulle donne e i bambini è la peggiore tra tutte, perché l’imbarbarimento culturale e personale al quale si giunge durante la guerra – qualsiasi essa sia – sembra quasi richiederla come giusta ricompensa, bottino o azione fondamentale e dalla quale non si può prescindere. donna congolese in lacrime
Questa prassi significa lasciare un segno nella memoria e nel fisco che non si può cancellare sia durante che dopo una guerra. L’incontro pubblico di ieri ha affrontato la tematica delle donne e il loro rapporto con la guerra e del ruolo che esse stesse hanno ricoperto durante le guerre, con un focus in casa nostra, considerando il ruolo delle partigiane italiane che non sarà mai possibile identificare con un numero definitivo, ma che stime solo parziali contano fino a 215.000. Si è parlato anche e soprattutto delle donne del Congo e a farlo è stata con un’intensa testimonianza Mathilde Muhindo – attivista per i diritti delle donne nella Repubblica congolese.mano stop violenceQueste donne che vivono nel cuore dell’Africa sono vittime di violenze di ogni tipo, a causa della guerra iniziata nel 1994 e che ancora presenta degli strascichi. Una guerra che è stata definita la terza guerra mondiale d’Africa e che conta cinque milioni di morti, l’uso di bambini soldato nei combattimenti e 200.000 donne che hanno denunciato di essere state vittime di violenza, dunque il numero è destinato a crescere in modo esponenziale, perché sono molte le donne che non denunciano i loro aguzzini. Il corpo delle donne è un campo di battaglia, viene considerato terra di conquista e lo stupro è l’arma utilizzata a tal fine: un’arma spesso tenuta nascosta, tollerata dalla complicità delle grandi potenze internazionali e considerata appunto una prassi, inevitabile male legato alle guerre. L’idea di un corpo femminile, quale oggetto del quale disporre e possedere non è tramontata nell’immaginario collettivo, ma anzi è viva e fervida e si nutre dell’ignoranza, di modelli femminili scorretti e delle guerre. L’Onu con la risoluzione 1820, firmata da oltre trenta stati membri, compresa l’Italia, ha riconosciuto che lo stupro di massa è utilizzato come tattica militare, ed è equiparato agli atti di terrorismo internazionale, perché distrugge a livello psicologico e fisico un’intera comunità, non solo la donna che ne è vittima.

Tutti gli eserciti si sono macchiati di crimini simili, non risparmiando bambine e donne anziane, e questo è anche dovuto al fatto che l’impunità è presente in percentuali molto alte per gli uomini che hanno commesso crimini simili: pochi sono quelli accusati, ancor meno quelli condannati; inutile poi considerare i risarcimenti danni per le donne che pur essendo previsti non vengono elargiti. Ciò che comporta uno stupro è, nei villaggi del Congo e in ogni parte del mondo, un profondo senso di vergogna che paradossalmente si riversa sulla donna – che viene stigmatizzata – e non sull’autore di simili gesti. Le donne spesso violentate ripetutamente, nelle foreste o in pubblico da più militari, non solo subiscono traumi irreparabili a livello fisico (in alcuni casi si parla addirittura della distruzione degli organi genitali femminili per via dell’introduzione di bastoni o di canne di fucili) e psicologico, ma vengono in quanto violentate anche allontanate dai villaggi sistematicamente saccheggiati, rifiutate dai mariti, e dalla collettività, faticano a essere reinserite in un contesto lavorativo e a loro volta rifiutano i figli che portano in grembo. Sostiene la dott.ssa Fiorenza Taricone – docente di dottrine politiche all’università di Cassino, intervenuta nel dibattito – che "la considerazione del corpo della donna come abitacolo della guerra – per via degli stupri – è un’oscillazione a non riflettere sulla maternità, perché la donna a livello psicologico o si estrania dal proprio corpo che ha subito la violenza o rifiuta il prodotto della violenza stessa". Uomo con la testa tra le mani Fino a quando non ci si renderà conto del dolore che lo stupro causa la rotta non sarà invertita e continueranno a esistere in Congo come in Afganistan, in Sudan come in ogni posto in cui si combatte una guerra: donne vittime di violenza collettiva, tenute lontane dall’istruzione e dalla possibilità di venire a conoscenza del modo di vivere delle donne e del loro ruolo in altre parti del mondo. Si apre dunque una riflessione a più ampio raggio, non solo perché è necessario interrogarsi sull’impossibilità in alcune aree di essere considerati uguali donne e uomini, ma anche perché i problemi spinosi spesso vengono nascosti sotto il tappeto, per evitare di vederli, fingendo che non siano mai esistiti. Il lavoro portato avanti dalle organizzazioni femminili – che hanno costituito una rete per essere compatte a livello locale, nazionale e internazionale – è quindi intanto legato alla denuncia delle violenze, puntando anche alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica rendendo noto alle nuove generazioni l’indicibile problema. In questo modo una collettività informata non dovrà solo prendersi cura delle vittime e quindi delle conseguenze di una guerra, ma dovrà occuparsi anche delle cause che la generano. Si deve fare più forte il pensiero femminile che è la pratica vera dei diritti umani, senza l’affermazione dei quali non c’è neppure il rispetto per la dignità della donna da parte di quel mondo maschile che dovrebbe pensare di più e meglio con il cervello e non con altra parte del corpo che, con questo, fa rima baciata.



Scritto da: Grazia Russo

Data: 06-05-2011

Condividi questa pagina:

Articoli correlati

Visite: 15162 - crediti - redattori

Login

Comune di Ferrara
Assessorato alle Politiche per i Giovani
Reg. n. 05/2004 Tribunale di Ferrara

Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

Michelangelo Antonioni

Powered with CMS Priscilla by ^____^ - XHTML/CSS Design by petraplatz

feed RSS Succede in Giro

feed RSS Ultimi Articoli