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May 09 2011

Ritratto di un protagonista inaspettato

All'improvviso uno sconosciuto: Mauro Boselli

di Alessandro Orlandin

Il giocatore che con un gol rischia di condannare una squadra e salvarne sei

Mauro Boselli
Minuto novantasette di un interminabile e tesissimo derby di Genova. Mauro Boselli riceve il pallone al limite dell’area spalle alla porta, controlla col piede destro, fa una virata di corpo che inganna Lucchini e libera un sinistro chirurgico che si infila nel sacco proprio sotto la gradinata nord occupata dai supporter della sponda rossoblu. Risultato: due a uno, Sampdoria nel baratro, i tifosi genoani scendono di corsa dai gradoni della curva con una velocità e un entusiasmo che forse all’attaccante argentino avrà riportato alla mente le avalanche, valanghe, che si vedono spesso negli stadi sudamericani. Un gol che all’ombra della Lanterna rimarrà probabilmente nella storia, perché potrebbe segnare la retrocessione in serie B della squadra blucerchiata. Un gol da bomber di razza da parte di un giocatore che in Italia è semi-sconosciuto (era, in poche ora già un idolo di mezza Genova), ma che nella terra dell’asado e del mate si è fatto conoscere piuttosto bene per i suoi gol. A poca distanza dal fischio finale di Genoa – Sampdoria, Boselli è stato celebrato come un eroe in diverse città, almeno virtualmente. A testimoniarlo la sua pagina-fan su Facebook, che ha ricevuto un’impennata di iscrizioni e di attestati di stima sulla bacheca. Dichiarazioni di giubilo e stima non tanto da parte di tifosi rossoblu, ma da quelli di Chievo, Catania, Parma, Bologna, Cesena e Lecce. Tutte squadre coinvolte nella lotta per la salvezza in serie A e che grazie alla sconfitta della Sampdoria possono guardare con maggiore ottimismo alle ultime due partite di campionato. Tifosi del Lecce offrono a Boselli di passare le prossime vacanze in Salento, i catanesi pronti a pagare una cena a base di pesce, i parmensi garantiscono un bel prosciutto in omaggio. E a ringraziare El Chapa ci sono anche i tifosi della Roma, bramosi di vedere i blucerchiati in serie B dopo che la squadra all’epoca allenata da Gigi Delneri affondò i giallorossi all’Olimpico l’anno scorso, spezzandone i propositi di scudetto.

Il suo curriculum all’alba dei ventisei anni, gol nel derby di Genova a parte, parla abbastanza chiaro: cresciuto nelle giovanili del Boca Juniors, ha esordito con la maglia dei gialloblu a diciotto anni, ha vinto una Copa Libertadores (la Champions League sudamericana) e un campionato di Apertura, seppure da comprimario. All’Estudiantes di La Plata – a fianco di una leggenda vivente come Juan Sebastian Veron – ha segnato 32 gol in 56 partite, aggiudicandosi da protagonista la seconda Libertadores della sua carriera. L’estate scorsa il passaggio in Inghilterra al Wigan Athletic per circa otto milioni di euro, ma la pioggia e il cielo grigio non fanno al caso di chi è abituato a vivere col sole in faccia a Buenos Aires. Poche presenze e un solo gol, neanche in Premier League, ma in League Cup contro lo Swansea. Meglio fare le valigie e sfruttare la richiesta di prestito da parte del Genoa, bisognoso di trovare qualcuno a cui far indossare la maglia numero nove lasciata libera da Luca Toni. “In Inghilterra era molto freddo – ha dichiarato al suo arrivo - avevo bisogno del sole e l’ho trovato, poi mi è piaciuta molto anche la città. E poi in Inghilterra hanno un modo di giocare molto diverso, mentre in Italia è simile. Per questo ho accettato subito di venire qui”. Chiusura ideale del cerchio: il Boca Juniors è storicamente noto come squadra degli Xeneixes; termine derivante dalla traslitterazione dell’appellattivo Zeneize, genovese, nato a causa del grosso numero di migranti genovesi che dalla fine dell’800 affollano il quartiere La Boca a Buenos Aires. Boselli genovese, o forse meglio dire genoano, d’adozione dopo il gol che vale una stagione – quella dei rivali della Sampdoria. Parecchio strana come situazione. L’attaccante giusto un mese fa scriveva su Twitter: “Ancora un mese e poi torno a casa”. In fondo fino a domenica sera la sua esperienza italiana non era stata così esaltante: nessuna presenza da titolare, sessantuno minuti in campo spalmati su cinque spezzoni di partita, un solo gol (inutile, in un 5-2 contro l’Inter) e la solita etichetta di “oggetto misterioso” da parte di critica e tifosi. Solo il tempo dirà se Boselli diventerà un punto fermo del Genoa o solo una – fortunata - meteora.

Quando Mauro nasceva dalle parti di Buenos Aires, nel 1985, in Italia il Verona vinceva un clamoroso scudetto e la Samp si aggiudicava la Coppa Italia. Altri tempi. Per la precisione era il 22 maggio. Solo due campionati di Serie A si sono conclusi nella stessa data: nel 1965-66 e nel 1976-77. Entrambi – incredibilmente – si sono chiusi con la retrocessione della Sampdoria tra i cadetti. Un altro inquietante dettaglio che rischia di fare di Mauro Boselli un giustiziere senza pari nella storia dei derby genovesi.

Scritto da: Alessandro Orlandin

Data: 09-05-2011

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