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May 13 2011

Due arzilli anziani con tanta energia e storie da raccontare

FLE 2011 - Tutti in piedi per Arnoldo Foà e Teddy Reno

di Grazia Russo

Uno sguardo a uno degli eventi più seguiti della Festa del Libro Ebraico 2011

Foà-Reno_FLE2011
Le mine vaganti servono a portare il disordine a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a sgominare tutto, a cambiare i piani”. E i piani sono venuti veno fin da subito l’altro ieri per l’impossibilità di coordinare due personalità del calibro di Arnoldo Foà e Teddy Reno, rispettivamente 95 e 85 anni, che ancora dimostrano una presenza scenica fortissima e tengono il pubblico con il fiato sospeso e in religioso silenzio per tutto il tempo del loro intervento per poi farlo esplodere in un lunghissimo applauso da standing ovation. Questo è ciò che moltissimi spettatori hanno avuto modo di vedere e sentire nel Chiostro di San Paolo verso le 19.00, dove in occasione della Festa del Libro Ebraico sono intervenuti questi due illustri rappresentanti del mondo ebraico oltre che del panorama artistico italiano. È difficile trovare le parole per descrivere questi due maestri, così lontani da chi vi scrive e così vicini ai ricordi più vivi ed emozionanti dei nostri nonni, certo è che l’emozione di tutti lì era palpabile, e visibile a occhi nudi: c’era chi sorrideva, chi si asciugava le lacrime e chi ballava sulle canzoni cantate da Teddy Reno ed eseguite al pianoforte da Sylvia Pagni, direttrice della Nuova Orchestra Abruzzese.

Il primo a parlare della sua vita e del rapporto con la cultura e la religione ebraica è stato Foà, il quale ha iniziato il suo intervento scusandosi con il pubblico perché avrebbe lasciato non al suo flusso di coscienza ma a delle righe scritte nella tranquillità domestica il compito di raccontare parte della sua vita. Appena salito sul palco, senza dare la possibilità a Gaetano Sateriale - coordinatore dell’evento e della fondazione MEIS - di fare una brevissima presentazione, ha dato inizio al racconto soprattutto della sua adolescenza. Foà con una voce chiara e forte si è soffermato piuttosto a lungo sul suo personale rapporto con la città di Ferrara, che gli ha dato i natali in via Giuoco del Pallone, e che gli ha conferito la cittadinanza onoraria alcuni anni fa, ma dove non ha vissuto che per un brevissimo periodo essendosi trasferito presto a Firenze con tutta la sua famiglia. Pur definendosi ateo Foà parla di un profondo legame con l’ebraismo legato non tanto ad una formazione ricevuta in famiglia, quanto alla sua necessità di ostentare l’essere ebreo “con il coraggio che si ha da giovani” – dice – durante il periodo antecedente alla seconda guerra mondiale, per via della divisione che Mussolini aveva ordinato, sulla scia di quanto fatto dalla Germania, tra ebrei e cristiani.
Foà-Reno_FLE2011--2
A differenza sua, Teddy Reno parla poco della sua vita, lascia che a parlare siano le sue canzoni e sono state molte quelle che ha eseguito accompagnato da Sylvia Pagni: con forza e energia da vendere ha conquistato il palco e per un’ora quasi ha tenuto gli occhi dei partecipanti all’evento incollati su di lui, cantando le canzoni del suo repertorio musicale anche in diverse lingue. Ha interpretato una famosissima canzone della fine degli anni ‘50 nota non solo ad un pubblico adulto, ma anche a uno più giovane che è “Piccolissima serenata” eseguendola in italiano, inglese, francese e tedesco, passando da una lingua all’altra con una freschezza e immediatezza che a 85 anni fanno invidia a qualsiasi giovane traduttore. La conclusione dell’incontro è stata affidata ad una bellissima canzone, intramontabile evergreen, che parla di un uomo, un artista che senza scendere a compromessi riesce a emergere spinto solo dalla sua forza di volontà e dal coraggio, è My Way, rubata per una sera a Frank Sinatra è con ogni probabilità la canzone che meglio racchiude l’esperienza di vita sia di Foà che di Teddy Reno (nome d’arte di Ferruccio Merk Ricordi), entrambi esempi positivi come pochi e preziosissime testimonianze di resistenza di fronte all’assurdità di arbitrarie divisioni legate alla provenienza territoriale o alla fede religiosa; scelleratezze che il nostro paese non può dimenticare, ma che anzi deve tenere sempre a mente perché gli errori non si ripetano ancora.

Scritto da: Grazia Russo

Data: 13-05-2011

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Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

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