La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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May 23 2011

L'incontro letterario alla Biblioteca Ariostea

Un bicchiere di vino con un panino?

di Gloria Dalla Vecchia

Francesco Lusciano parla della filosofia della felicità

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Lui è Francesco Lusciano e scrive della felicità, o meglio, della “filosofia della felicità”. Vi interessa essere felici? Perché è importante saperlo prima di cominciare, sarebbe inutile parlare di qualcosa che poi non si ha voglia di fare veramente.

Questo è un libro adatto ai profani della filosofia, è un approccio non accademico agli autori che hanno tentato di definire la felicità: dai presocratici ad oggi, con particolare attenzione ad Albert Camus e ai suoi romanzi La Peste e Lo Straniero ed è proprio di Albert Camus l’aforisma "E’ la volontà di essere felici che conta". La felicità è ormai un argomento quotidiano: apriamo i giornali, accendiamo la televisione e tutto sembra darci una qualche ricetta per essere soddisfatti della nostra vita. La vita, e ognuno ha la sua, è la vita e viene tanto da pensare che non sia proprio colpa nostra se le cose non girano per il verso giusto. Io non credo che esista un manuale per essere felici, però il libro l’ho comprato lo stesso (costava solo cinque euro) che non si sa mai. E’ interessante che questo argomento stia prendendo sempre più spazio nei nostri mass-media: l’Inghilterra e il calcolo del Pil basato sulla felicità dei cittadini, quel monaco francese che è considerato l’uomo più felice del mondo, statistiche sul fatto che l’avere una sorella renda le persone più soddisfatte, si può essere felici soprattutto dopo i 46 anni ... l’autore ha fornito un buffissimo elenco di articoli tratti dai maggiori quotidiani nazionali.

Volendo proprio collocare nel mondo questa strana cosa che chiamiamo felicità, posso dire che è l’essenza dell’etica, e l’etica è un’area di applicazione della filosofia che, insieme alla politica, è l’ambito più semplice e più vicino a noi da studiare. Non a caso etica e politica (almeno nell’antichità) andavano a braccetto, in virtù della distinzione dimensionale tra privato e pubblico. Nella dimensione privata, Aristotele, vede l’essenza dell’uomo nella contemplazione, la tranquillità d’animo: lo scopo fondamentale dell’essere umano. Nella dimensione pubblica invece la risoluzione è applicata alla polis, la città reale, dove l’uomo, attraverso la virtù, organizza la vita comunitaria: soddisfazione dei bisogni primari e realizzazione del proprio sé. Oggi il discorso è palesemente cambiato. A partire dalla crisi del XX secolo, qualcosa si è rotto (dal greco Crisis, Rottura). Non si pensa più ad una dimensione pubblica, o meglio, è inimmaginabile una dimensione pubblica in un mondo globalizzato. Come posso essere felice se al mondo c’è così tanta sofferenza, paura, ingiustizia, malattia e morte? Bella Domanda.
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C’è un capitolo alla fine di questo libro che si chiama “Viae Felicitatis” secondo Francesco Lusciano. Durante l’incontro era come perplesso e continuava a dire che lui è contento quando va a ballare. Quando ascolta la musica. Quando vede Venezia. Quando fa l’amore. Quando legge. E quando mangia il pane e frittata della mamma di Foffo. Sosteneva che la felicità non potesse essere una dimensione permanente. Di qui c’è stato l’intervento di un signore, piuttosto pragmatico e secondo me anche infelice, che diceva “non esiste una definizione di felicità, ognuno ha la sua felicità, ognuno ha i suoi desideri che, se soddisfatti, rendono felici mentre, in caso contrario, infelici: la felicità è la pura soddisfazione dei propri desideri”. Io invece dico proprio il contrario, e speravo che anche l’autore gli dicesse qualcosa, dico, la felicità non è avere ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si ha. Ovviamente non l’ho detto, ma mi rende felice poterlo scrivere qui e pensare che ci sia qualcun altro oltre ai caporedattori di Occhiaperti a leggere quest’articolo. Perché volevo condividere con voi una grande verità: la felicità è il non aver paura di essere felici; questo significa abbracciare la Vita, essere Vita, poter essere tutto e nulla, sentirsi speciali, sentirsi una nullità, sentirsi amati, sentirsi rifiutati: sentirsi se stessi.

E’ questa la felicità post moderna, la consapevolezza del Tutto e della Parte, il poter ascoltare il mondo intero e il proprio mondo che è all’interno di noi stessi. Il macro ed il microcosmo che entrano in contatto e si influenzano a vicenda: ed è questo il punto, non finisce mai. La felicità esiste per noi in quanto ricerca della felicità, ed è la vera esperienza dell’Infinito. Per l’autore non è permanente, siamo uomini e, in quanto tali, finiti. E posso anche dargli ragione, non è tempo di grandi valori, non è tempo di grandi uomini, non è tempo nemmeno di grandi articoli.

Scritto da: Gloria Dalla Vecchia

Data: 23-05-2011

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