LIVE \ Explosions in the Sky all'Estragon 29.05.2011

Unica tappa italiana per il gruppo texano

di Alessandro Orlandin
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explosions in the sky

"Ma dopo un po' non è che saranno pallosi da ascoltare?". Il dubbio è lecito e viene sollevato ogni qualvolta ci si presenta a un concerto di un gruppo che appartiene al genere cosiddetto “post-rock”. Non fanno eccezione gli Explosions in The Sky che del genere sono alfieri assieme ai più popolari scozzesi Mogwai. I quattro americani di Midlands, Texas non si fanno attendere troppo sul palco dell’Estragon. Ore 22.45, pubblico tranquillo, fuoco alle polveri. Il dubbio svanisce polverizzato dalle note di Yasmin the Light, sette minuti abbondanti per presentarsi davanti ai presenti, tanti ma non numerosi come si poteva ipotizzare. Meglio così. A dire il vero alle presentazioni vere e proprie ci aveva pensato uno dei chitarristi del gruppo, Munaf Rajani, che dei quattro è sicuramente il meno texano viste le chiare origini pachistane. In un italiano studiato qualche ora prima in un albergo della città ha salutato il pubblico, ricordando come l’Italia sia “la terra dell’amore” (che vince sempre sull’invidia e sull’odio? No, questo lui non lo può sapere) e scandendo: “Noi siamo le Esplosioni nel Cielo”.

Ci si impiega poco a entrare nel vivo, prima un brano tratto dall’ultimo album Take Care, Take Care, Take Care e poi sotto con The Only Moment We Were Alone, forse uno dei pezzi più conosciuti della band, peraltro utilizzato anche in uno spot della Findus, malgrado questo non possa essere motivo di vanto internazionale. La presenza scenica è più statica rispetto alla media ma comunque vibrante, coinvolgente. Michael James se ne sta di fronte a tutti e gronda sudore sulla propria chitarra, opportunamente martellata. L’eccellente lavoro di Chris Hrasky alla batteria contribuisce a tenere il ritmo per le teste ciondolanti sotto al palco durante tutto il concerto, un’esibizione che si snoda attraverso quelle che gli stessi componenti del gruppo hanno definito “piccole sinfonie catartiche”. Viene da dargli ragione. A pensarci bene, a un concerto degli Explosions in The Sky non c'è granché da vedere. C'è solo da chiudere gli occhi e immaginare paesaggi sottomarini inesplorati, ricordare pomeriggi di sole passati a fissare le nuvole nel cielo, lasciare che l'intreccio creato dagli strumenti faccia apparire forme e colori di ogni sorta. L’attacco di Your Hand In Mine alza i decibel di entusiasmo dell’Estragon per quello che è forse il loro exploit dal sapore maggiormente pop. Non è certo un caso che la musica del gruppo texano sia usata frequentemente in film, documentari e spot. Il penultimo pezzo della serata, The Birth and Death of the Day, è stato addirittura usato da un tv catalana per uno speciale di presentazione della finale di Champions League tra Barcellona e Manchester United intitolato “A les portes de Wembley”.

È ormai mezzanotte quando si arriva a Let Me Back In, traccia di chiusura del loro disco più recente. Suonata l’ultima nota posano gli strumenti e salutano con un discreto “Goodnight everybody”. Il pubblico ovviamente non si muove. Mancano ancora perle come First Breath After Coma, Six Days at The Bottom Of The Ocean, Glittering Blackness e Welcome, Ghosts. “Ne useranno qualcuna per i bis”, si dice. Macchè. Da dietro le quinte esce di nuovo Munaf Rajani che prende il microfono e stavolta, in inglese, spiega che è davvero tutto, che non possono suonare altro. “Take Care, goodbye”. Si rimane un po’ perplessi. Avranno pensato che alla lunga potevano essere un po’ pallosi? Non si sa, ma è certo che noi non lo avremmo certo pensato.

La scaletta
1. Yasmin the Light
2. Last Known Surroundings
3. The Only Moment We Were Alone
4. Catastrophe and the Cure
5. Postcard from 1952
6. Greet Death
7. Your Hand in Mine
8. The Birth and Death of the Day
9. Let Me Back In


30-05-2011 - visite: 6262

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