La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Jun 13 2011

Presentazione alla libreria Mel Book a cura de Il Tascapane

I viaggi di Enrico Brizzi tra follia e saggezza

di Grazia Russo

2191 kilometri percorsi dagli psicoatleti per il progetto Italica 150

Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno”.
(Guy de Maupassant, Al sole, 1884)



Brizzi1
Finisce l’incontro con Enrico Brizzi mentre si sta già avvicinando la sera e l’unica cosa che ti vien voglia di fare è di alzarti e cominciare a camminare; un cammino che ti porti anche a percorrere tutta la città, in lungo e in largo soffermandoti ad osservare le piccole cose, che la vita quotidiana ti nasconde. Non ho ancora letto “Gli psicoatleti”, né conosco la prosa di Enrico Brizzi ed è forse per questo che ho deciso di andare a seguire l’incontro organizzato sabato nella sala San Crispino della libreria Melbookstore di Ferrara. Una sala nuova, aperta da qualche mese, segni particolari: bellissima! È una sala affrescata che ti riporta a contatto con i libri in un’atmosfera quasi museale, dunque più intima, silenziosa e raccolta.

Non avendo neppure mai visto prima l’autore lo cerco nei volti di chi si sofferma tra gli scaffali dei libri prima di partecipare all’incontro e non sbaglio, è lì che come un anonimo frequentatore della libreria ne sfoglia uno, poi un altro con una profonda curiosità. Giacca a righe, camicia bianca, pantalone blu e scarpe Adidas, mi chiedo se sia questo il look di uno psicoatleta. E poi cosa vorrà dire psicoatleta? Penso mentre mi dirigo all’incontro che si tratti di una descrizione un po’ comica di chi fa palestra stando seduto al tavolo: palestra mentale per intenderci, di chi medita di dover fare chissà quali sport, di esser pronto a cimentarsi in prove ginniche estreme, ma che si rivela sempre un inconcludente, bloccato dall’inerzia e dalla fatica che costa l’applicazione pratica dei pensieri.

Brizzi2 Il viaggio come metafora della vita è da sempre una delle tematiche più affascinanti, ha trovato spazio nelle opere dei più grandi intellettuali: da Dante a Jack Kerouak, passando anche da Enrico Brizzi, che fa ruotare il suo libro “Gli psicoatleti” edito da Baldini & Castoldi Dalai, proprio intorno a questa tematica. Un viaggio che si inserisce all’interno del progetto “Italica 150” e che in occasione dell’anniversario dell’Unità d’Italia ha spinto un gruppo di dodici amici a ripercorrere la strada che prima di loro già altri avevano percorso, evitando i grandi centri – infatti Ferrara è l’unica città più grande ad esser stata toccata durante il viaggio – si sono arrampicati sugli Appennini per arrivare fino alle spiagge del sud, toccando novanta posti diversi attraverso quattordici regioni.

L’idea è quella del cammino per unire l’Italia e i suoi piccoli borghi, ognuno con una sua individualità e in contrasto tra loro, tutti con la pretesa di essere migliore del borgo che si incontrerà subito dopo il ponte, o che ci si è appena lasciati alle spalle” – sostiene Brizzi, intervistato da Edoardo Rosso (giovane studente alla guida del giornale universitario “Il Tascapane”) – “ci si rende conto di come parlare di differenze nord sud, perché gli uni accusano gli altri è un sentimento che agisce come sostrato in ogni piccola realtà e che unisce l’Italia proprio da nord a sud senza alcuna differenza”. Le mete del viaggio sono state fissate in modo del tutto personale ed emotivo, unico filo rosso che teneva uniti i posti da raggiungere era la volontà di toccare i luoghi in cui si è scritta la storia, ripercorrere le strade in cui hanno passeggiato grandi intellettuali che hanno contribuito a dipingere un bozzetto dell’italiano di oggi e di ieri. Tutti coloro che hanno percorso almeno cento chilometri con uno zaino in spalla, in cui erano raccolte le cose indispensabili per un viaggio, affiancati dalle chiacchiere di un amico, possono dirsi degli psicoatleti; a loro molto spesso si affidano i discorsi più intimi di sconosciuti che si aprono a confidenze perché il viandante è colui che oggi c’è e domani sarà in un altro luogo, quindi si fa portatore e scrigno del segreto altrui. Il viaggio diventa anche una riscoperta del tempo, il tempo necessario per conquistare una meta, un tempo che ti allontana dall’ottica tutta moderna dell’essere reperibile.
Brizzi3
La strada diviene anche luogo d’incontro, al gruppo si sono unite altre persone, un centinaio in tutto e ognuno con la propria esperienza; ciò porta alla formazione di grandi amicizie, ma non è sempre così facile e scontato”. Il libro è anche il luogo nel quale vengono raccolte le varianti dialettali che Brizzi e gli altri hanno incontrato lungo la strada, la lingua dei borghi è un altro degli aspetti che caratterizza il romanzo, il dialetto con le sue micro e macro variazioni. Brizzi in conclusione sostiene che “ogni viaggio per quanto lungo possa essere, deve avere una fine, perché è necessario fare un bilancio di ciò che è rimasto e ciò che il viaggio ci ha dato; di certo l’uomo che arriva alla fine di un viaggio non è mai lo stesso uomo che è partito”. Il libro rappresenta anche l’antefatto di un documentario che sarà proiettato in chiave itinerante durante l’estate all’interno delle programmazioni di diversi festival e che in autunno sarà disponibile acquistare in DVD. Il viaggio ti porta in dono delle esperienze, dei frammenti di realtà che difficilmente si possono cogliere restando nel giardino di casa o limitandosi a vivere facendo il giro dell’isolato. Zaino in spalla quindi e pronti a partire dunque, proseguendo sulla strada segnata dai passi di chi ci ha preceduto, il bilancio è positivo e il viaggio un arricchimento interiore.



Per le foto si ringrazia la redazione de Il Tascapane, in particolare Carolina Venturoli

Scritto da: Grazia Russo

Data: 13-06-2011

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