LIVE \ Olafur Arnalds a Ravenna - 27 giugno 2011

Il giovane pianista islandese emoziona la Rocca Brancaleone

di Alessandro Orlandin
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Olafur
Alzi la mano chi conosce Olafur Arnalds. Pochi a quanto pare, ma abbastanza per riempire i posti disponibili alla Rocca Brancaleone di Ravenna in occasione dell’esibizione del giovane artista islandese. Arnalds ha solo ventiquattro anni ma è già una piccola star grazie al seguito di fan fedeli innamorati delle sue lineari melodie pianistiche. Attenzione però, non si tratta di un Giovanni Allevi artico. Perché Arnalds abbina al tocco magico sui tasti d’avorio un accompagnamento fatto di archi e sintetizzatori. Una mistura che emoziona e non risulta mai banale. Lo sanno bene i presenti nella splendida cornice ravennate, ipnotizzati per un’ora e mezza da un gruppo di giovanotti dall’aspetto inequivocabilmente nordico. Lui, il tipico ragazzo della porta accanto da film americano e gli altri, talmente giovani da sembrare usciti da un saggio di un conservatorio. “È bello tornare in Italia, – dice per rompere il ghiaccio, in un inglese leggermente impacciato - con tutto questo sole oggi mi sono scottato”. Seduto al pianoforte e confortato dall’ottimo gioco di luci, Arnalds inizia a dipingere la tela blu stellata del cielo sopra di lui con intrecci di note toccanti, a cui contribuiscono violini e violoncello dei compagni di ventura. A fianco del protagonista di serata un notebook aperto rivela i contorni di un’alchimia tra classico e moderno studiata attentamente: bastano un paio di tocchi sulla tastiera del pc per avviare un ulteriore accompagnamento, quello video, sul maxischermo piazzato dietro al palco. A un certo punto il mosaico – siamo a Ravenna, non dimentichiamolo – si completa con l’irruzione della componente musicale elettronica, fatta di basi corpose e beat taglienti.
Olafur2
Ne esce un quadro caleidoscopico, pieno di colori e suggestioni. La prima parte dell’esibizione gioca molto sull’alternanza tra movimenti di stampo più classico e accelerazioni dettate dall’elettronica. Nel corso dello show il giovane islandese prende sempre maggior confidenza con il pubblico e si concede anche qualche battuta: “In Islanda conosciamo molti termini italiani per via dello studio della musica”. Li elenca: “Andante; Molto espressivo; su – un – tasto … “. Dalla platea giunge l’apprezzamento sotto forma di sorrisi. Fa sicuramente sorridere il suo sforzo di annunciare ogni brano con il titolo in islandese, in termini che ovviamente suonano del tutto non intelligibili per chi gli sta di fronte. La musica di Olafur Arnalds di sicuro non è per tutti. Può per certi versi annoiare. Ed è difficile trovare termini non scontati per definirla con esattezza. Troppo facile anche chiamare in causa i Sigur Ròs, alfieri principali della scena islandese, che pure Arnalds se lo sono portati appresso in un tour di due anni fa. Si possono sicuramente richiamare le categorie della magia, dell’incanto, della suggestione dettata anche dalle immagini che accompagnano l’esibizione. Melodie tristi ma non necessariamente glaciali come la loro provenienza vorrebbe, che spesso sembrano colonne sonore di sogni notturni. Però – lo specifica lo stesso artista, “non tutte le canzoni tristi nascono da un cuore spezzato”. E porta come prova “Poland”, composizione nata dopo una notte insonne sul bus che batteva le strade della nazione est europea. Ci si imbatte anche in pezzi che Arnalds aveva inizialmente composto su commissione per una pubblicità, ma che – a suo dire – “non erano abbastanza stupidi”. E così li ha tenuti per sé. Ottima idea, vista così a posteriori.



Il finale è scontato. Quando il biondo pianista annuncia “Questa è la nostra ultima canzone” nessuno gli crede. E infatti dopo un composto inchino e qualche minuto di applausi si rimette al suo posto. “Speravo continuaste ad applaudire, perché avevo voglia di suonare ancora, soprattutto con questo scenario”. Il pubblico non disdegna di certo e una volta tributato l’ultimo applauso all’intrattenitore, rimane a guardare la volta celeste, ancora rapito dalla magia che Arnalds vi ha disseminato con la sua musica.



NOTE Il concerto ha rappresentato la prima data della rassegna "Weird Tales"
all'interno del Ravenna Festival

Un ringraziamento a Elisa Greco per le fotografie.

14-11-2011 - visite: 7117

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