LIVE \ Bloody Beetroots Death Crew 77 - 20.07.2011

Unica data italiana per il gruppo veneto

di Edoardo Gandini
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bloody beetroots

E all’improvviso qualcosa di totalmente inaspettato arriva a movimentare uno dei banali e, diciamolo, noiosi mercoledì sera in piazza a Ferrara. Questo qualcosa si chiama The Bloody Beetroots Death Crew 77 e ieri sera, davanti ad un esaltato pubblico, ha inondato Piazza Castello con sonorità Techno - Punk, nell’unica data italiana della band. La Death Crew 77 nasce da una geniale idea dell’eclettico Sir Bob Cornelius Rifo come variante live del duo techno The Bloody Beetroots, coinvolgendo, oltre al fidato compagno Tommy Tea ai controllers, artisti del panorama punk sperimentale come Jacopo Battaglia, formidabile batterista ex Zu che, con lo pseudonimo Battle, è presente da qualche mese a questa parte in pianta stabile nei live del gruppo, e diversi altri artisti di fama mondiale tra cui spicca sicuramente Dennis Lyxzen, ex leader dello storico gruppo Refused e co-fondatore del movimento Church of Noise insieme a Sir Bob.

Alle 21.00 circa ci pensano i Trip Brothaz, collettivo di Dj ferraresi, a vivacizzare le prime ore della serata accompagnando, con il loro dj set per lo più Hip-hop, l’entrata del pubblico in Piazza Castello e scaldando gli animi in previsione dell’atteso live dei Bloody Beetroots. Il set dei ferraresi dura quasi un’ora e un quarto, lasciando presto spazio alle sonorità ben più arroganti del terzetto italiano che, alle 22.15 circa, viene accolto dalle deliranti urla di una eccitata e quasi incredula folla che celebra l’ingresso di Sir Bob e soci sul palco abitualmente appannaggio del festival Ferrara Sotto le Stelle.
bloody beetroots
Gli italiani Bloody Beetroots, che in patria suonano raramente, sanno perfettamente come animare il pubblico, forti anche delle importanti esperienze avute come headliner nei più famosi festival europei, e ne danno prova immediatamente aprendo le danze con Domino, singolo che dà il nome al primo disco del progetto denominato Crew 77, un vero e proprio crescendo inarrestabile di urla punk e musica techno a metà strada tra Chemical Brothers e Deftones il tutto accompagnato da potentissime luci intermittenti ed effetti fumogeni che rendono impossibile capire cosa stia succedendo sul palco.
Sul palco, come d’altra parte anche tra il pubblico, regna già il delirio; Battle è un trattore e, abituato com’è a picchiare dall’esperienza con gli Zu, sembra non stia facendo nemmeno la minima fatica, Sir Bob sembra indemoniato mentre suona le tastiere, urla, salta da una parte all’altra del palco, provocando le grida isteriche di ragazzine impazzite, mentre Tommy Tea dalla sua postazione rende il tutto più techno; tutti e tre i membri, ovviamente, con il volto coperto dalle solite maschere di Venom. I brani in scaletta, in pieno stile dance hall, scivolano via velocemente e senza pause tra un pezzo e un altro, variando tra i successi più techno e quelli con sonorità più rock, come New Noise, remix di un brano dei Refused, eseguito proprio con l’apporto vocale di Dennis Lyxzen, storico leader della band. Sullo sfondo regna l’enorme stemma del movimento Church of Noise mentre i suoi due fondatori si dimenano sul palco in un intramezzo decisamente punk che vede l’ex cantante della band svedese arrampicarsi sulle impalcature fino a quasi quattro metri d’altezza, prima di lanciarsi e correre avanti e indietro per il palco cacciando delle urla da far venire i lacrimoni ai nostalgici dell’hardcore anni ’90.
I Bloody Beetroots hanno una carica pazzesca e le circa duemila persone accorse al concerto lo dimostrano chiaramente, ballando e saltando dall’inizio alla fine tanto che anche il mio corpo, smorzato com’è dagli indelebili segni dell’età, non può esimersi dal ciondolare a destra e sinistra. Il concerto dura, tutto sommato, pochino; nemmeno un’ora e quaranta, compresa una pausa forzata di dieci minuti, causata dall’improvviso malfunzionamento di tutto l’impianto, che ha costretto la band ad abbandonare il palco.
refused
Un gruppo interessantissimo che ha saputo fondere il background punk dei singoli componenti con le sonorità techno già tracciate da artisti come Daft Punk e Chemical Brothers, salendo alle luci della ribalta in ambito internazionale e proponendosi sicuramente come prodotto italiano maggiormente esportabile, riscuotendo grande successo e interesse anche tra gli artisti internazionali, come la presenza di Dennis Lyxzen conferma. Personalmente, mi rimane il dubbio che non tutte le persone presenti ieri sera abbiano capito fino in fondo la grandezza di questo progetto, attratti, magari, dal nome di moda o dal prodotto ballabile, ignorando la componente suonata. Forse, però, è proprio questa la grandezza del progetto: avvicinare un certo target di persone ad un genere che altrimenti non conoscerebbero nemmeno.
Complimenti, quindi, ai Bloody Beetroots e complimenti anche all’organizzazione, che ha avuto il coraggio di scommettere su un gruppo italiano, tanto apprezzato all’estero quanto poco conosciuto in Italia, che ha avuto gli attributi per proporre qualcosa di veramente innovativo.

Si ringrazia FerraraByNight e, in particolar modo, il fotografo Giorgio Stellini per le foto gentilmente concesse.

22-07-2011 - visite: 6726

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