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Aug 09 2011

Lavorare stanca

di Grazia Russo

I calciatori, lo sciopero e l'indignazione

Oggi gioco in casa. Sfilo i panni di giovane ventenne finta mite, per indossare il mantello dell’Indignata speciale ed entrare a pieno nel ruolo di Erinni. Mi scaglierò contro i miei soggetti preferiti: gli uomini che vantano l'aggravante di "lavorare" con la qualifica di calciatore . Cari maschietti amici del pallone siete avvisati, se arriverete con il veleno nel sangue a fine pezzo, non potete dire che vi ho teso un tranello: le mie carte sono in tavola e scoperte! Non farò nemmeno riferimento a tutti coloro che giocando in ambiti dilettantistici, o si cimentano in partite di calcetto con i colleghi del reparto e passano le loro serate sui campetti invece di stare dentro casa a cambiare pannolini o a preparare la cena, no, non parlerò di loro anche se l’argomento potrebbe suscitare un certo interesse, ma parlerò degli altri: dei calciatori da figurine Panini; quelli bellocci con la macchina sportiva ultimo modello e che di solito si accompagnano con starlet a timer dello spettacolo . È di questi giorni la notizia che salta da un giornale all’altro, si rincorre nei bar la mattina tra persone assonnate, ma abbastanza in tiro per andare a lavorare, e che interrompe il sacro momento del caffè al bar. Ebbene da qualche giorno il rito del caffè è puntualmente disturbato dalle grida di chi con in mano il giornale abbandonata in un angolo la propria tazzina si scandalizza – esiste ancora questo verbo, ed è un bel verbo – per via di ciò che legge.

Udite! Udite! Niente "popodimeno" che i giocatori di serie A minacciano lo sciopero!calciatore con pallone in mano
In un’Italia che va a rotoli, con le borse di tutto il mondo a picco, tassi di disoccupazione giovanile che toccano il 30% nel migliore dei pronostici: i "lavoratori" tra i più pagati del momento minacciano uno sciopero. Da ignara spettatrice di una casciara mattutina, mi sono proprio chiesta da cosa dipendesse questa minaccia di sciopero e ho iniziato a fantasticare, illudendomi, che questi baldi giovanotti avessero deciso di scioperare per i seguenti motivi: (nota bene: ho accuratamente evitato i temi politici e di interesse umanitario) 1. perché si fa ancora troppo poco la raccolta differenziata in Italia; 2. perché lo stato che ha tra i più grandi patrimoni archeologici e turistici del mondo non tiene al suo territorio, anzi quasi lo maltratta; 3. perché c’è ancora troppa gente che in spiaggia alla fine della sigaretta sotterra il mozzicone sotto la sabbia – così nessuno lo vede! – ; 4. perché ognuno di loro voleva prendere in affido un monumento italiano, rimetterlo in sesto e promuoverne il turismo, ma lo Stato non ne vuol sapere di affidarglielo; 5. perché c'è chi non arriva alla fine del mese e loro volevano che una percentuale del loro stipendio fosse distribuita tra le persone più bisognose; 6. perché la teoria che la terra è quadrata è una balla e loro invece sostengono che sia una cosa seria;… e così via fantasticando nella mia testa, fino a quando non sono riuscita ad arraffare un giornale, e meraviglia delle meraviglie ho scoperto l’arcano mistero.

I calciatori minacciano di scioperare, astenendosi dai campi da calcio se la Lega non si deciderà a firmare il loro contratto collettivo, dal momento che “l’Italia è per quanto possa sembrare assurdo – scrivono – l’unico Paese calcisticamente evoluto nel quale non esistono precise norme contrattuali in vigore per tutti i tesserati”. Amen. Il mio sbigottimento è subito rientrato non appena ho letto le dichiarazioni del presidente della Lega calcio Maurizio Beretta che evidentemente uomo illuminato si dice stupito dal momento che afferma: “lo sciopero minacciato dai calciatori è un atto grave e insensibile, a maggior ragione alla luce di quello che sta vivendo il Paese reale. Non dimentichiamo che si tratta di 800 giocatori il cui stipendio medio è di oltre un milione di euro all’anno”. Pensateci: quanti sono un milione di euro all'anno? mani sporche
Neanche fossero minatori, o raccoglitori di angurie sotto il sol leone pugliese o siciliano! Questi signori che di un gioco – teniamo ben presente che il calcio è un gioco trasformato in lavoro – ne hanno fatto una vacca grassa dalla quale attingere sempre soldi, per non si capisce quali elevati meriti professionistici, minacciano uno sciopero di fronte ad un intero paese che se sciopera lo fa per avere le minime garanzie lavorative e consegnare un futuro decente ai propri figli. Al di là del moralismo più scontato è necessario credo ritornare a considerare i giochi come tali, con un’inversione di marcia, una fuga dai campi, dai divani e dai bar dello sport degli spettatori, alla quale deve seguire l’acquisizione della consapevolezza che qui si sta ripetutamente sputando - passatemi il termine non proprio da bon ton parigino - in faccia a chi lavora seriamente per molte più ore al giorno, in condizioni di gran lunga peggiori, senza tutti i lustrini del caso e il massimo che può permettersi nella sua vita è un’utilitaria di seconda mano. Miei cari calciatori: andate a zappare per otto euro l’ora, e cercate di apprezzare il valore del denaro accontentandovi anche di meno di ciò che passa questo ricco convento. Palla al centro.


Scritto da: Grazia Russo

Data: 09-08-2011

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