LIVE \ Independent Days Festival 2011 - Giorno uno

Arctic Monkeys, Kasabian e White Lies portano un po' di Regno Unito a Bologna

di Edoardo Gandini
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i day 1

Le previsioni meteo del 3 settembre annunciavano una violenta tempesta Brit scagliarsi sull’Arena Parco Nord di Bologna in occasione della prima giornata dell’Independent Days Festival, ripagando con più di otto ore di musica, live come da anni non si vedeva in Italia, l’attesa delle migliaia di fan accorsi all’evento.
Non c’è che dire, questa volta Indipendente ha regalato una omogenea line-up di tutto rispetto che vedeva tre gruppi di spessore assoluto dividersi uno dei più bei palchi del nostro paese, in una splendida cornice com’è quella dell’anfiteatro naturale bolognese. Il clima poi, anche se effettivamente molto caldo e umido, si è rivelato perfetto per l’occasione, riservando pioggia, vento e disagio per il secondo giorno di festival.
Dopo una riproposizione in chiave moderna del Cammino di Santiago di Compostela, dai cancelli principali fino ad un Estragon mimetizzato tra i più impensabili stand enogastromusicali latini, ecco finalmente il tanto agognato accredito per il primo giorno di festival. Pronti a partire.
Si comincia quindi prestissimo, alle 15.00 circa, con gli Heike Has The Giggles, primo gruppo ad esibirsi in questa edizione dell’ I-Day.emanuela drei Il terzetto romagnolo, fortemente influenzato dalle sonorità dei primi Arctic Monkeys, si presenta sul palco con la sicurezza e l’energia tipica dei veterani anche se il caldo e i suoni non proprio ottimali ne hanno condizionato un po’ il risultato ottimale. La timidezza dei giovani italiani, reduci da un’importante esperienza allo Sziget nel 2010, viene nascosta perfettamente durante l’esecuzione dei brani, suonati in maniera impeccabile. Tanti i pezzi in scaletta tra cui la simpatica e movimentata Stop Joking About Britney Spears e il singolo Robot, per un totale di circa quaranta minuti di concerto, in cui Emanuela, Matteo e Guido hanno preparato nel migliore dei modi il pubblico in vista di una lunga e intensa giornata.

Il caldo, intanto, inizia a diventare leggermente opprimente e la presenza di vespe in rapporto 10:1 con gli spettatori costringe i più paurosi, il sottoscritto in primis, a mantenere una certa distanza dalla collinetta dove i più impavidi riposavano tranquillamente.
Ma poco importa, perché dopo nemmeno mezz’ora di cambio palco, alle 16.00 precise, tocca già ai Morning Parade, mia personale incognita della giornata.
Il gruppo inglese (ma guarda un po’) suona molto bene, lasciandomi piacevolmente sorpreso, considerando anche che i volumi e i suoni sono ancora ad un livello infimo. La band, classico prodotto indie rock britannico, si ispira maggiormente a gruppi come Elbow e Coldplay, presentando un buon repertorio di brani. Ai classici ritmi new wave si aggiungono una bella voce tenorile e un interessante uso dell’elettronica che, ahimè, si perde un po’ a causa dei volumi. Quaranta minuti di tutto rispetto, comunque, accompagnati con eccellente trasporto da un già numeroso pubblico, buon segno per un gruppo pressoché sconosciuto in Italia.
La coinvolgente Carousel e il gran finale di Under The Stars i momenti più intensi della loro performance.

Alle 17.10 è il turno dei The Wombats, band inglese molto attesa dagli spettatori e salita alle luci della ribalta grazie anche all’ultimo, fortunato, singolo Jump Into the Fog. La band di Liverpool, nella classica formazione di tre elementi, suona per oltre un’ora eseguendo in totale nove brani. Il terzetto alterna interessanti canzoni più esplicitamente indie, tratte soprattutto dall’ultimo disco The Wombats Proudly Present: This Modern Glitch, con altri pezzi di chiara matrice college punk-rock, decisamente meno adatti alla giornata e anche leggermente più noiosi. Splendida, comunque, l’apertura con Our Perfect Disease.
white lies
Poco più di mezz’ora, però, e il festival entra nel vivo della sua scaletta; i prossimi a salire sul palco, infatti, saranno i White Lies.Giusto il tempo di mangiare un panino nel centro esatto di una partita a frisbie tra due tossico dipendenti da red bull che il gruppo londinese si presenta sul palco, acclamato da una folla in visibilio.
Il quartetto britannico si cala subito nell’atmosfera del festival aprendo l’esibizione con Farewell To The Fairground, uno dei loro brani più movimentati. Per il resto, in realtà, si registrano pochi picchi emozionali, escludendo probabilmente To Lose My Life, accompagnata dalla voce di tutti i presenti. Ottimi musicisti ed esecutori, i White Lies peccano maggiormente nel coinvolgimento del pubblico, chiedendo ripetutamente più partecipazione, ma suonando poi brani non particolarmente adatti alle sfrenate danze. I pezzi si basano fondamentalmente sulle linee melodiche perpetuate dalla profonda voce del cantante, e chitarrista, Harry McVeigh, decisamente influenzata da quella di Robert Smith dei The Cure e vero marchio di fabbrica della band di Ealing. L’esibizione dura un’ora esatta in cui il gruppo esegue dieci brani, equamente estratti dai loro due lavori discografici.
Un gran bel gruppo che dovrà lavorare sul contatto con il pubblico, qualora ne sentisse davvero il bisogno.

Poco dopo la fine del set dei White Lies, moltissime persone rimaste fino a quel momento comodamente distese tra le vespe iniziano a riversarsi nella piana dell’arena, praticamente riempiendola. Le code alle casse, nel frattempo, aumentano a vista d’occhio e i venditori ambulanti di acqua e birra continuano ad urlare in faccia ai presenti, ringraziando il caldo opprimente che gli avrà permesso, probabilmente, di ammontare la cosiddetta pensione integrativa.
pizzornoAlle 20.15 arriva il turno dei Kasabian e i fonici si svegliano dal torpore precedente disinnescando finalmente il tasto “mute” dal mixer. La differenza si sente eccome fin dal primo brano in scaletta, la celeberrima Club Foot, in cui i bassi vengono sparati come un cannone nello stomaco di tutti i presenti. Sembra un’altra giornata rispetto all’esibizione dei White Lies e, infatti, il pubblico è letteralmente impazzito, liberandosi in balli e pogo oltre ogni aspettativa (e sopportazione). Il cantante Tom Meighan e Sergio Pizzorno, chitarrista e vero frontman del gruppo, riescono a coinvolgere il pubblico come nessun altro prima, grazie ad un'energia e simpatia fuori dal comune.
Il gruppo di Leicester riversa sul pubblico tutta la sua energia, eseguendo quindici tra i loro più grandi successi come L.S.F, Shoot The Runner e Fast Fuse, intramezzato dal tema di Pulp Fiction suonato da un ospite trombettista.
Il bis è tutto per il pubblico con l’ultimo singolo Switchblade Smiles e il finalone ad effetto di Fire.

È il momento che aspettavamo: il grande ritorno degli Arctic Monkeys in Italia, dopo più di due anni dalla loro apparizione e forti di una maturazione musicale non indifferente. Il pubblico prende tranquillamente posto nella vallata, riempiendola a tal punto che alcuni decidono di restare seduti sulle collinette, riempiendo anche quelle. Finalmente alle 22.05 Alex Turner e compagni fanno il loro trionfale ingresso sul palco, accompagnati da applausi e urla.
I quattro ragazzi di Manchester appaiono fin dalle prime battute notevolmente maturati, mantenendo comunque quell’aria strafottente che, si sa, è molto accattivante, sfociando, a volte, anche in qualche piccolo errore. È dalle mani del mai domo Matt Helders, sicuramente il più in forma del gruppo, che nascono le emozioni più grandi come quando, già al secondo pezzo, gli Arctic Monkeys iniziano a sfoderare alcuni dei loro più apprezzati cavalli di battaglia come Brianstorm, che il pubblico accoglie con foga ed eccitazione, rendendo praticamente inudibile la voce di Alex e cantando addirittura le parti di chitarra.
alex turner
Gli inglesi, uno dei migliori gruppi dell’ultimo decennio secondo me, si muovono a loro agio tra l’enorme mole di brani contenuti nei loro quattro dischi, privilegiando ovviamente Suck It And See e, un po’ a sorpresa, Favourite Worst Nightmare, senza comunque tralasciare i successi degli altri dischi. Ognuno dei venti brani in scaletta ha l’effetto di una fucilata nel cielo bolognese; dalle influenze stoner di Josh Homme, già produttore di Hambug, in Don’t Sit Down ‘Cause i’ve Moved Your Chair ai ritmi indiavolati di Teddy Picker e I Bet You Look Good On The Dancefloor fino al sound retrò delle nuove She’s Thunderstorms e The Hellcat Spangled Shalalala.
I “tempi regolamentari” si chiudono con una coinvolgente versione di When The Sun Goes Down cantata da tutto il pubblico e suonata (e anche clamorosamente sbagliata) da Alex Turner, prima dell’ottimo bis di Fluorescent Adolescent e 505.

Purtroppo, nel nostro paese si è sempre sentita la mancanza di un festival da più giorni e con più palchi, in pieno stile europeo, ma c’è da dire che per come è la situazione in Italia, la prima giornata dell’I – Day 2011 è stata una manna dal cielo. Tre artisti di spessore più altrettanti buoni prospetti per un prezzo estremamente ragionevole. Note negative non le ho trovate, a parte il non poter uscire dall’area del concerto dopo le 19.00.
Restate sintonizzati su queste pagine per il prossimo aggiornamento sul day #2 dell’Independent Days Festival 2011.
arctic monkeys

Si ringraziano per le splendide foto Indipendente Concerti, e in particolar modo Henry Ruggeri (le prime cinque foto), e Viviana Tellaroli (l'ultima).

Salutandovi, allego le scalette integrali dei gruppi headliner della giornata.

Kasabian
1. Club Foot
2. Where Did All The Love
3. Days Are Forgotten
4. Shoot The Runner
5. Velociraptor
6. I.D.
7. Thick As Thieves
8. Take Aim
9. Underdog
10. Empire
11. Fast Fuse / Pulp Fiction
12. Vlad The Impaler
13. L.S.F
---Bis---
14. Switchblade Smiles
15. Fire

Arctic Monkeys
1. Library Pictures
2. Brianstorm
3. This House Is a Circus
4. Still Take You Home
5. Don’t Sit Down ‘Cause i’ve Moved Your Chair
6. Pretty Visitors
7. She’s Thunderstorms
8. Teddy Picker
9. Crying Lightning
10. Brick By Brick
11. The Hellcat Spangled Shalalala
12. The View From The Afternoon
13. I Bet You Look Good On The Dancefloor
14. All My Own Stunts
15. If You Were There, Beware
16. Do Me A Favour
17. When The Sun Goes Down
--- Bis ---
18. Suck It And See
19. Fluorescent Adolscent
20. 505


Continua al giorno due

25-05-2012 - visite: 7790

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