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Sep 19 2011

Ferrara incontra Stefano Benni

di Grazia Russo

Il tragico Benni in "La traccia dell'angelo"

Stefano Benni legge
Molti capelli bianchi disordinati e una fortissima scia di fumo è la breve, ma intensa descrizione di Stefano Benni, che questo pomeriggio ha presentato il suo ultimo libro presso la storica sala dell’oratorio di San Crispino attuale sede della libreria MelbookStore di Ferrara. L’ultimo suo romanzo che ha raccolto un gran numero di persone è La traccia dell’angelo e presenta molte novità a partire dalla casa editrice che ne ha curato l’edizione: la Sellerio, rispetto alla solita Feltrinelli che ha portato alla pubblicazione tutti i suoi precedenti romanzi. La novità più forte sta però nella tematica affrontata e nella modalità scelta: abbandonata la vena comica con la quale molti suoi lettori hanno imparato a conoscerlo ed apprezzarlo e che Benni stesso ha definito quale caratteristica che gli “ha permesso di venir definito uno scrittore comico”; il libro presenta una componente tragica molto forte. Il tema che affronta è quello del dolore dell’anima, un dolore in parte autobiografico, che penetra più a fondo nell'animo rispetto ai dolori fisici e che una volta superato – pur con la consapevolezza di poter ripiombare da un momento all'altro nel suo vortice di sofferenza – conferisce una felicità maggiore. Accusato dalla stampa di aver scritto un libro contro i medici Stefano Benni precisa che si tratta di un libro in cui si analizzano due tipologie di medici: da una parte quelli appassionati e consapevoli della responsabilità che il proprio ruolo comporta e dall’atra coloro i quali si riducono ad indossare la maschera dell’indifferenza rispetto ai dolori che quotidianamente si trovano a gestire. Di dolore appunto si parla e “di come in un momento così delicato nella vita di un uomo, a venir invocato da religiosi e dai laici è sempre la figura dell'angelo; il quale se per i primi assume un valore religioso, per i laici diventa la figura di un amico, di un amore, di un medico appunto o il risultato di una radiografia”. Un angelo considerato nel suo significato greco più profondo e originale di άγγελος (anghelos) cioè il messaggero, che si aspetta e che può anche non arrivare mai, vanificando da una parte le aspettative in lui riposte e dall’altra confermando la sua aura di meraviglia e mistero in quanto evento non soggetto alla routine.

Partendo dal suo libro Benni fa una panoramica ben più ampia sulla letteratura del Novecento, soffermandosi soprattutto sull’importanza del contrasto tra il sentimento del tragico e del comico: tematiche sulle quali a lungo si è scritto e che riemergono con prepotenza nei maggiori romanzi che ci sono giunti dalla tradizione letteraria. La sua analisi spazia da Carlo Emilio Gadda – modello inarrivabile per la genialità della scrittura acrobatica delle sue opere – a Josè Saramago con la sua scrittura musicale, passando per il poeta Thomas S. Eliot, fino ad arrivare a Fabrizio De Andrè e Totò, definito “un uomo ricco di contraddizioni insanabili” e da lui considerato il genio della comicità e della tragicità insieme. Stefano Benni porta con sé e nella sua scrittura la fantasia dell’ infanzia, vissuta nel buio delle montagne dell’Appennino tosco – emiliano – è lui stesso a dire di aver visto per la prima volta la luce elettrica solo a sei anni. Una fantasia che si è nutrita dei racconti delle persone che frequentavano il bar del paese e ai quali ha unito i testi degli autori che più ha amato, arrivando così a definire la sua scrittura come un’orchestra, nella quale ha imparato a suonare un po’ tutti gli strumenti, ma che alle volte preferisce “lasciare sotto la guida di un direttore più incline al mondo del comico, altre a quello del tragico” e il malinconico narratore del nuovo libro non delude i lettori che lo hanno scelto.




Scritto da: Grazia Russo

Data: 19-09-2011

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