La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Oct 07 2011

One more thing

di Eugenio Ciccone

Ci lascia Steve Jobs, geek sognatore

steve jobs

Ho 28 anni. Steve Jobs, il carismatico leader e fondatore di Apple è morto oggi dopo una lunga malattia. Se vivessi come lui significherebbe trovarmi oggi esattamente a metà della mia esistenza con altri 28 anni per fare della mia vita qualcosa di spettacolare. Non che la mia vita non vada bene come è ora, o che abbia velleità di diventare un guru dell'informatica planetaria visto che vivo in una città di provincia italiana e non nella Silicon Valley. Qui i soldi non ci sono, i cervelli nemmeno, e sono una persona troppo pigra per pensare di fare qualcosa di così straordinario e rivoluzionario o anche solo per provarci. La mia domanda è: quanto ha fatto quest'uomo negli ultimi suoi 28 anni di vita? Tanto, tantissimo. Talmente tanto da essere diventato uno dei personaggi più famosi al mondo. Vogliamo dire forse il più famoso?

Pensateci bene: in pochi come lui sono riusciti a diventare davvero icone trasversali, personaggi pubblici rispettati ed ammirati da una platea che non conosce confini. Si può essere Re, Presidenti, Imperatori o Papi, ma si avrà potere ed influenza solo su un territorio ben delimitato. Oggi questi potenti della terra gli rendono onore perchè tutti ne hanno ammirato il genio e utilizzano i prodotti che ha inventato negli ultimi 15 anni. L'informatica va oltre la politica, la popolarità o addirittura la musica. Non ci sono gusti o pareri nell'informatica o nella comunicazione: è qualcosa che utilizziamo tutti volenti o nolenti. Forse vi piace Linux, forse preferite Windows o i computer Macintosh ma utilizzate procedure e software che fanno grossomodo le stesse cose da Genova a Toronto, da Mosca a Singapore. La rivoluzione iniziata in America negli anni Sessanta ha portato la tecnologia e il progresso nelle nostre case e ha unito le persone da un capo all'altro del mondo, inventando un nuovo modo di comunicare, di lavorare, di vivere le nostre brevi e fragili esistenze. L'esperienza d'uso di un computer, di un software o di un telefono cellulare, unisce tutti, grandi e piccini in un'unica esperienza collettiva. Alle persone che hanno inventato tutto questo saremo per sempre grati eppure la grande maggioranza di noi non conosce il nome dell'inventore del personal computer, o di Internet.

Jobs è riuscito a diventare la prima vera icona globale del mondo hi-tech sapendo parlare alle folle avvicinando la tecnologia a chi si era sempre rifiutato di volerci capire qualcosa. Ha saputo vendere prodotti dal design elegante e innovativi anche a chi non sapeva come leggere le caratteristiche tecniche di un computer o di un telefonino, ma vedeva con i propri occhi come operavano i computer, gli smartphone, e oggi i tablet che Apple ha inventato e prodotto grazie alla sua visione innovativa. Ha venduto sogni ad una generazione di nativi digitali prima, e alla gente comune poi, senza mostrare tette in tivù come Berlusconi nell'Italia degli anni Ottanta, incantandoci con semplici scatolette di silicio e qualche software intelligente dentro di esse.

In questo momento mi trovo in treno e vedo una signora di circa 60 anni che utilizza uno smartphone economico con il touch screen e un po' mi commuovo perchè quella cosa che sta facendo con tanta naturalezza, quei gesti che sembrano ovvi a molti, sono stati possibili grazie al lavoro di persone come Jobs. Mentre attendevo sul binario due signori in giacca e cravatta consultavano una mappa su un tablet della mela per cercare un ristorante. E' il progresso, e non ci impressiona più pensare di poter fare queste cose, ma forse dimenticate che fino a pochi anni fa erano cose certamente possibili ma non alla portata di tutti. I tablet esistevano da anni ma fino all'avvento di iPad non hanno fatto quasi notizia e il loro utilizzo non è mai diventato di massa o in qualche modo cool.

Negli anni Novanta adoravo Microsoft e la miriade di software che produceva, ho letto un libro di Bill Gates e ho sempre visto in lui un innovatore che con Windows aveva rivoluzionato il mondo dell'informatica fino ad allora fermo al prompt di Dos e alle schermate nere. Il dualismo Jobs-Gates, amici e rivali al contempo, è stato per anni un volano allo sviluppo e all'innovazione portata da Microsoft ed Apple e poi alle migliaia di startup cresciute in California, ma se da un lato Gates ci ha donato Windows e la suite per l'ufficio Office con la quale bene o male in tanti lavorano tutti i giorni, Jobs si è via via allontanato dal semplice business dell'informatica per andare a parare dove ognuno di noi ripone i propri sentimenti: la musica, con la re-invenzione del lettore mp3, il telefono cellulare con dentro internet e i videogiochi, il tablet, oggetto dall'utilizzo ancora incerto ma precursore dell'era postpc che stiamo vivendo. Gadget di culto, desiderati da maggioranze, alla portata economica di pochi ma alla fine acquistati dalle folle anche a costo di assurdi sacrifici. Barboni con l'iPhone. Poveri, ma con stile.

Per questo oggi piangiamo Jobs, che ha perso come ogni essere umano la battaglia con la malattia e la Morte, ma ha ampiamente vinto la sfida con Gates e con la sua voglia di stupire e far sognare il mondo. Lo abbiamo adorato e idolatrato come da piccoli adoravamo Archimede Pitagorico nei fumetti Disney, sempre pronto a tirare fuori dai guai il clan dei paperi con qualche diavoleria bellissima ed impossibile. Se oggi ogni volta che Apple presenta un suo prodotto, gli occhi del mondo intero sono puntati su quello che una volta era un mero evento commerciale per addetti ai lavori, significa che le idee di Jobs sono vive e radicate nella società e nei comportamenti di milioni di consumatori e rimarranno di esempio per almeno un paio di generazioni. Ha saputo venderci i sogni e ieri non è riuscito a vendere l'anima al diavolo. Forse laggiù usano ancora Windows.

Scritto da: Eugenio Ciccone

Data: 07-10-2011

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