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Oct 10 2011

Appunti dal convegno organizzato dall'Ordine dei Giornalisti

Cinque euro a pezzo non bastano più

di Alessandro Orlandin

I precari del giornalismo riuniti a Firenze: "Più dignità al nostro lavoro"

geg_firenze_1 Quella che si è radunata al teatro Odeon di Firenze nei giorni di venerdì e sabato scorso da molti è considerata una delle tante caste d’Italia. Mi riferisco ai giornalisti e al relativo ordine professionale che da anni è oggetto di discussione solo per il fatto di esistere. Personalmente non mi pare di aver visto niente che assomigliasse a una casta dentro al teatro fiorentino in occasione di Giornalisti e Giornalismi, quanto piuttosto una moltitudine di persone determinate a dare un senso al loro futuro professionale. Che è poi in gran parte il loro futuro di vita. La due giorni è stata convocata proprio dall’Ordine dei Giornalisti in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa per discutere del precariato in campo giornalistico e varare strumenti con cui contrastarlo.

Sarò sincero: mi aspettavo di vedere molta più gente all’Odeon. Invece quando sono arrivato, spinto dal vento tra i vicoli del centro storico di Firenze, ho trovato una platea consistente ma non certo consona alle dimensioni che la mia immaginazione aveva proposto alla vigilia. Le luci soffuse accentuavano la sonnolenza dei reduci di viaggio e sul palco si alternavano oratori non certo arrembanti nell’esporre le proprie considerazioni. Il rischio maggiore – pensavo – è che il convegno potesse trasformarsi in una sorta di ideale secchio in cui raccogliere tutte le lacrime dei giornalisti precari. Un momento di reciproca auto-commiserazione. Grazie al cielo (seppur nuvoloso) non è stato così e le premesse iniziali si sono dissolte.

Ha detto bene Roberto Natale, presidente di Fnsi (il sindacato dei giornalisti): “Avete scelto il luogo giusto in cui parlare di precarietà” indicando la citazione di Lorenzo De’ Medici (“Chi vuol esser lieto sia / del doman non v’è certezza”) piazzata sulla parte alta del palco dai progettisti del teatro. E giustamente ha parlato del convegno come di un precedente importante per far sì che la difesa dei diritti dei giornalisti precari/freelance possa essere più efficace. Non certo per un capriccio, ma perché l’editoria italiana poggia su un esercito di collaboratori sottopagati che ogni giorno si dà da fare in modo che giornali, programmi radiofonici, servizi tv e pagine web siano a disposizione di lettori e ascoltatori. Quasi il 70% dell’industria dell’informazione è composta da precari. Eppure, giusto per fare un esempio, un collaboratore in Veneto guadagna in termini lordi circa settemila euro annui. Un po’ pochini se si ha un affitto da pagare o se si pensa di mettere su famiglia. “Un’informazione precaria vuol dire democrazia precaria, – ha detto Nicola Chiarini, presidente di Re-fusi - senza il nostro lavoro molte testate non uscirebbero. Metà dei giornalisti che lavorano nei giornali non hanno un contratto regolare. Chiediamo più dignità”.
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Tra le altre cose credevo mi sarei trovato in mezzo a tanti giovani più o meno arrabbiati per le scarse prospettive che il mestiere offre. Mi sono dovuto ricredere, perché a Firenze ho anche trovato chi è precario da più di vent’anni e ora ne ha cinquanta. Per carità, c’era anche chi brandiva con disinvoltura un iPad e sulla camicia aveva le proprie iniziali ricamate, ma si trattava di un’esigua minoranza. Ho riscontrato tanta amara ironia nelle testimonianze che ho avuto modo di sentire. Per esempio quelle dei giornalisti falciati dal fallimento di E-Polis, che hanno dato vita a una sorta di surreale rimpatriata. Ma c’era anche voglia di sorridere e affrontare il domani con entusiasmo e professionalità. Sempre con un occhio di riguardo per i propri diritti. A prescindere dal fatto che si lavori per Sassari Notizie (non me ne vogliano Alessandro e Francesco, giovani isolani con cui ho parlato principalmente di calciatori sardi) o per il Corriere della Sera. Non a caso all’Odeon c’era anche Paola Caruso, che per il Corriere ha lavorato ben sette anni con un contratto precario e nel 2010 ha fatto lo sciopero della fame in forma di protesta contro la mancata regolarizzazione. La sua figura minuta non rende giustizia al coraggio delle sue idee ( qui una spiegazione più esaustiva della sua vicenda) e alla forza della sua azione.

Il 7 e l’8 ottobre non sono serviti solo a fare il punto sulla situazione infelice del precariato giornalistico in Italia, ma anche e soprattutto a mettere nero su bianco la Carta di Firenze, un documento ufficiale in grado di porre le basi per un trattamento più equo dei giornalisti precari. Il documento è stato messo a punto proprio all’interno del teatro Odeon tramite lavoro di gruppo e presto verrà ratificato dall’assemblea dell’Ordine dei Giornalisti. Tra le sue pagine sta scritto che è necessario attivare politiche contro la precarietà, a partire dal rispetto del trattamento minimo contrattuale, fino all’attuazione di percorsi di regolarizzazione dei collaboratori. La Carta inoltre istituisce l’osservatorio permanente per lo studio delle condizioni professionali dei giornalisti che avrà il compito di vigilare sugli obiettivi posti dal documento stesso. È un inizio, ma la strada è ancora lunga – sento dire dagli addetti ai lavori. Soprattutto perché – fa acutamente notare Pino Rea - il rischio è quello di innescare una “guerra disciplinare” nelle redazioni. Il consigliere dell’Odg giustamente si chiede: “Non sarebbe meglio accentuare l’ impegno per la qualità e la dignità del giornalismo offrendo alle nebulose dei giornalisti autonomi che ruotano attorno alle redazioni ’centrali delle concrete occasioni di formazione, di qualificazione e di aggiornamento professionale?”. Decido di lasciare la risposta a colleghi (parola grossa) più navigati. Nel frattempo mi pare di capire che gli editori della Fieg da questo orecchio non ci vogliano sentire e che anche il disegno di legge sul cosiddetto “equo compenso” (in esame alla camera dei deputati, tra un bavaglio e l’altro) non sia proprio di loro gradimento.
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Dal convegno di Firenze di certo non ne escono bene, visto che proprio il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino comunica dal palco dell’Odeon come il gruppo editoriale di Repubblica sia in odore di mega-multa per aver fatto lavorare in redazione giornalisti pre-pensionati. Il che è ovviamente vietato dalla legge. Tempismo perfetto per chi da Firenze invocava controlli più frequenti e severi.

Quello che in compenso ho capito è che esiste una rete di giornalisti precari formata da solidi coordinamenti regionali (Veneto, Campania e Toscana su tutti). Gente che ha chiaro l’obiettivo e non vuole mollare prima di aver lottato con tutte le sue forze. Gente che lotta anche in nome di chi ha provato e non ce l’ha fatta, come Pierpaolo Faggiano, il giornalista pugliese che lo scorso giugno ha deciso di uscire tragicamente di scena a causa della sua fragilissima condizione lavorativa. Alla sua memoria è stata dedicata la Carta di Firenze, nella speranza che i principi stilati al suo interno possano fare da base per un futuro più sereno per tutto l’esercito dei “cinque-euro-a-pezzo”.



Per saperne di più: Il sito dell'Odg dedicato ai precari

Per le foto si ringraziano gli organizzatori del convegno

Scritto da: Alessandro Orlandin

Data: 10-10-2011

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