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Il Pianista
Torna nei nostri cinema dopo l'Oscar alla Miglior Regia e al Miglior Attore Protagonista
Di Roman Polanski
testo alternativoCATEGORIA: Film d'autore con concessioni al grande pubblico

Wladyslaw Szpilman è un talentuosissimo pianista nella Varsavia degli anni 40. La sua storia è simile a quella di molti altri del suo popolo: vede l’invasione della Polonia, la nascita e la fine del ghetto di Varsavia, le deportazioni. Ma con una differenza.

Il protagonista del film di Polanski è un artista, la sua bravura e la sua fama lo salvano spesso, un privilegio avvertito come immeritato. E’ Polanski, che da bambino ha vissuto nel ghetto di Cracovia. E’ lo sguardo di chi può e deve raccontare, lo sguardo di chi continua a rivedere l’orrore. E’ lo spettatore.
Il regista polacco emigrato negli Stati Uniti si è confrontato con l’orrore durante l’arco di tutta la sua carriera: il vampirismo di “Per favore non mordermi sul collo”, la stregoneria di “Rosemary’s baby”, il satanismo de “La nona porta”, solo per portare alcuni esempi.
La costante di questi film è l’ironia che Polanski sa utilizzare nel trattare il tema del male, riuscendo comunque a non eliminare l’elemento inquietante. Ecco perché possiamo dire che questo “Il pianista” non è il film del suo personale orrore.Lo sono più probabilmente tutti i suoi film precedenti, che come tradizione del popolo ebraico riescono sempre a scherzare su vittime e aguzzini.
Con questo film sceglie invece di non scherzare, di distanziarsi dalla sua opera quel tanto che basta a bilanciare dramma personale e dramma collettivo. Quel tanto che basta per mettere noi tutti al posto del protagonista.
Che è Lo spettatore, costantemente posto in una posizione che gli permette di osservare il procedere degli eventi, spesso dall’esterno, in salvo per il momento. E’ la condizione di chi come noi quell’orrore non lo ha vissuto. E Polanski ce lo porta dentro le ossa, i muscoli, i nervi. La capacità della prima parte del film di far provare allo spettatore un malessere terribilmente fisico, difficilmente riusciamo a ricordarla in altri film sull’olocausto.
Si tratta di un paragone forse ingiusto, ma visto che in molti lo hanno già fatto prenderemo anche noi come punto di riferimento “Schindler’s list” di Spielberg.
“Il pianista” lo supera nel corpo e nell’anima. Perché nella seconda parte tutto diventa quasi totalmente metafisico. Szpilman è l’uomo solo contro la storia, è la rappresentazione del desiderio di sopravvivenza come unica cosa che resta. E’ l’unico rimasto vivo di una famiglia, sembra l’unico rimasto vivo del suo popolo. Spezzate le radici, comincia a perdere consistenza. Sembra un fantasma, una presenza quasi impalpabile. Ad avvolgere tutta la vicenda, la musica. Che il fantasma, costretto nel suo nascondersi a osservare un rigorosissimo silenzio, suona pigiando i tasti di un pianoforte immaginario. Ed è ritornando a pigiare dei veri tasti che il fantasma torna alla fisicità, e alla vita.
Qui una nota su Adrien Brody. Sapevamo benissimo che era bravo, dopo averlo visto in “Summer of Sam” e “Bread and roses”. Qui dimostra di essere uno dei migliori attori americani in circolazione, e gran parte del merito riguardo alla fisicità presente e assente nel film è tutto suo.
Se prerogativa dei grandi registi è quella di riuscire a raccontare moltissimo con pochi particolari, allora Polanski necessita solamente dei primi cinque minuti di questa pellicola per confermarci di esserlo. In poche scene di dialogo ci dà il suo punto di vista sulle cause dell’olocausto: pura questione economica. Poi ce ne racconta l’orrore, ma a noi sono bastati questi pochi minuti per innamorarci del suo film.

Voto: *** e 1/2


P.S. Piccolo spunto di riflessione: la seconda parte sembra perdere leggermente forza rispetto alla prima. Ma siamo sicuri che l’intenzione non fosse proprio quella di risolvere un po’ la tensione generata nella prima parte, e che l’intervallo abbia influito colpevolmente acuendo questo rilassamento? Ricordiamo che in altri paesi, con un maggiore culto della visione, i film vengono visti senza pausa.


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