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Bowling a Columbine
Torna nelle nostre sale il film vincitore dell'Oscar al Miglior Lungometraggio-Documentario
Di Michael Moore
Bowling for ColumbineCATEGORIA: Beoo, beooo. Capio un caz...ma beeooo!

In un anno 11.127 morti per armi da fuoco negli Stati Uniti, contro ad esempio i 155 del Canada e i 68 della Gran Bretagna.

Sono le cifre ad impressionare nel film di Michael Moore, molto più dei corpi martoriati e dei volti sofferenti dei parenti delle vittime. Cifre analizzate, bilanciate e confrontate in modo da far emergere la verità in maniera limpida e libera da falsificazioni emotive. E la verità è che non esiste una giustificazione razionale per la vendita facile di armi negli Stati Uniti, per l’uso che ne viene fatto, per come questo si riflette sull’opinione pubblica.
Questo a meno di non prendere in considerazione l’intera storia degli U.S.A. e rivederla evidenziando il tema della paura, vero fiume rosso che scorre da quando i padri pellegrini misero piede nella loro nuova terra. E capire che la paura è la causa, non l’effetto.

Michael Moore è un simpatico ciccione che sta diventando molto popolare. Alcuni già lo definiscono l’unico documentarista che riesce a farsi premiare al festival di Cannes, ottenere dei cambiamenti reali con le sue opere e magari avere pure un certo ritorno economico.
In passato ha realizzato “Roger & Me”, dedicato alla General Motors e alla crisi dell’economia americana.
Oggi con lo stesso stile pacato e gentile tira schiaffi morali alla National Rifle Association di Charlton Heston. Si, proprio Ben Hur, quello che è solito concludere i congressi dell’associazione pro-armi di cui è appunto presidente sollevando in aria il fucile, e promettendo che dovranno toglierlo “from my cold dead hands”.

Columbine è la cittadina nella cui scuola superiore due ragazzi hanno sparato su compagni e insegnanti e poi si sono suicidati, utilizzando armi che si erano procurati molto facilmente in diversi modi.
Il Bowling è il famoso sport tanto amato dagli americani, ed è anche l’ultima cosa che i due hanno fatto prima di compiere la strage.
Perché incolpare Marylin Manson allora? Questo si chiede Moore, constatando che c’è la stessa probabilità che a spingerli a fare tutto ciò sia stato appunto il Bowling.
Così passa in rassegna tutti gli interventi dei vari politici e opinionisti della tv americana, di fronte ai quali lo spettatore non può fare altro che constatare quanto l’opinione pubblica tenda a scaricare le colpe collettive su un capro espiatorio.
In questo caso una Rockstar, alla quale Moore offre la possibilità di dire la propria, con un intervista che rafforza sempre di più l’idea che, sotto il cerone e le pagliacciate, Marylin Manson sia decisamente una persona molto intelligente.
Questo e molto altro in uno scoppiettante documentario di 2 ore, che passano senza stancare e anzi riuscendo a divertire parecchio nonostante il tema trattato, grazie a “chicche” come i momenti dedicati alle “bufale” dei tg: mele di Halloween con lametta, api “africanizzate” e quindi ferocissime e pronte a “invadere” l’america(ovvero la solita paura dell’uomo nero).
Il momento che tutti i critici ricordano è ovviamente l’incontro-intervista con Heston, ottenuto furbescamente da Moore iscrivendosi alla N.R.A. e spacciandosi si per un cineasta, ma completamente a favore dell’associazione e desideroso di fare un documentario pro-armi.
Lo scontro è comunque di forte impatto, perché il documentarista è bravissimo a non farsi “beccare” prima di aver messo l’attore di fronte sue contraddizioni. E l’altro in fondo è sempre Charlton Heston, sempre e comunque lo stampo originale dell’”uomo tutto d’un pezzo”. Solo che questo personaggio è molto patetico, da viale del tramonto. Peccato non sia un film.
Personalmente però il momento che considero più toccante è l’intervista al creatore della serie televisiva d’animazione “South Park”.
Matt Stone viveva in un posto non molto lontano da Columbine. Ricorda come alle superiori il successo fosse già tutto ciò che contava. Ricorda come fosse frustrante essere uno “sfigato”. Di come appunto gli “sfigati” spesso finiscano per fare grandi cose, e i “vincenti” invece per accontentarsi di vite ordinarie.
Forse, dice, se solo qualcuno glielo avesse spiegato, quei due non avrebbero fatto quello che hanno fatto.

Voto: ***


P.S. Questo film ha recentemente vinto l'Oscar al miglior Documentario(lungometraggio). E' tornato nelle nostre sale, per quanto rimarrà? Vi state accorgendo in questo momento che vi è di nuovo sfuggito? Niente paura, se non vi volete rassegnare, seguite il nostro cineforum. Noi vi permetteremo di vederlo il prima possibile. Per chiedere di essere iscritti alla Newsletter del Cineforum(ed essere avvisati riguardo alle nostre proiezioni) scrivete a matteoburiani@tin.it
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P.P.S. Visitate www.michaelmoore.com, il sito del regista: prova di quanto Michael sia personalità ostinatamente concreta all'interno del movimento anti-guerra.



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