La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Oct 21 2011

Una riflessione sviluppata in occasione di IndIdee

Il Tao Cristiano

di Gloria Dalla Vecchia

Il bianco e il nero, filosoficamente parlando

Questo articolo è stato sviluppato appositamente per la pubblicazione sulla rivista Mumble:, in occasione di IndIdee, il festival dell'editoria indipendente. Durante il meeting tenutosi a Sassuolo è stato assemblato un numero speciale del magazine, fatto di contributi creati attorno a un tema, che in questo caso era "bianco e nero". Le righe che seguono sono una versione estesa della riflessione, ovviamente ridimensionata sulla rivista per ragioni di spazio.
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Il bianco e il nero sono due colori opposti. Il bianco è tutti i colori, il nero è l'assenza di colore. Il nero non è un colore. Sono due colori opposti nella scala cromatica e dunque, paradossalmente, sono vicini. Quella che a noi pare una linea, si chiude nel suo cerchio di senso. Nicola Cusano, il primo filosofo moderno, parlava esattamente in termini di "coincidenza degli opposti" per descrivere Dio, che è onnipresente, infinito, perfetto: una circonferenza che è fatta di punti, dove il punto diventa esso stesso circonferenza se si avvicina lo sguardo con la mente. Questo primo tentativo di metodo scientifico applicato alla teologia ha rappresentato per l'umanità il tentativo di comprensione razionale di ciò che non è affatto razionale: la Fede. Dopo di lui ci hanno provato in molti, e l'argomento è inesauribile, finchè, grazie a Cartesio e Newton, abbiamo deciso che non ci serviva capire Dio.

Viviamo dunque in un mondo materialista, privo di morale. Le leggi morali di un tempo a un certo punto hanno smesso di essere adattabili alla nostra realtà, e abbiamo scelto una via pragmatica della vita sociale, dove le leggi non si basano più sul concetto di bontà, ma su quello di furto: leggi che vengono promulgate per proteggere il più forte, il solo firmare un contratto implica automaticamente che bisognerà sostenere avide battaglie per evitare di essere raggirati. Di chi impone la propria forza sull'Altro, ne viene ammirata l'intelligenza ed il successo; la vittima al contrario viene disprezzata perchè si è lasciata ingannare. L'assenza di morale nelle nostre vite (il bianco per il bene e il nero per il male) deriva dal mancato riconoscimento di ciò che vi è di sacro in ogni essere umano: non si vedono più le infinite sfaccettature della persona, nel bene e nel male, ma tutto si riduce inesorabilmente all'inerzia del grigio, un colore prevedibile, stabile, ma soprattutto controllabile. Un grigio che ci viene imposto dall'alto e che suscita in noi un circolo vizioso di bisogni da colmare, una spasmodica corsa alla sicurezza, e alla prevedibilità della nostra esistenza: una sicurezza che è ovviamente irraggiungibile, ma a cui ostinatamente si aspira. Il nostro bisogno di carpire la realtà con le parole, renderla materiale, e dunque stabile, ci ha resi degli uomini ingiusti, egoisti ed infedeli.

Tao Prendendo la Bibbia, possiamo vedere la prima apparizione del concetto di Giustizia: capitolo 15 della Genesi, dove Dio annuncia ad Abramo (un uomo anziano sposato con una donna altrettanto anziana) che la sua stirpe sarà tale da eguagliare il numero delle stelle del cielo. "Ed egli credette al Signore, che glielo accreditò come Giustizia"; Giustizia significa quindi avere Fede in ciò che "ci viene detto", in ciò che sentiamo, poichè Dio non appare alle masse, ma alla singola persona. Dio oltrepassa i limiti del linguaggio, non possiamo nominarlo nella sua infinità, e dunque non possiamo neppure vederlo. Essere uomini e donne giusti significa avere fiducia. Fiducia innanzi tutto in noi stessi, fiducia che ciò che percepiamo (non attraverso i sensi) sia -difatto- giusto. Riconoscere il sacro, significa riconoscere la luce, e l'ombra, che è in noi e al di fuori di noi. Siamo specchio della realtà, e la realtà è il nostro specchio. Se non ci fidiamo di noi, vedremo che neanche il mondo avrà fiducia; se ci fidiamo, siamo quel buon Giuseppe, quella buona Maria, quel buon Abramo, quel buon... cristiano. Il mito cristiano è, di fatto, un mito. Non credo sia importante verificarne la veridicità storica (quello è un compito che spetta ai religiosi), piuttosto seguirne la traccia. I miti sono una guida, così come la mappa non è il territorio. Riscoprire il bianco ed il nero ed uscire dal grigio, questo è ciò che possiamo trarre dall'interpretazione bella del mito.

Il bianco non può esistere senza il nero, e viceversa. Nell'eternità, tutto ciò che ha un inizio ha una fine e tutto ciò che finisce, inizia,semplicemente, continuando: l'espressione infinita delle variabili dell'esistenza può solo sfiorarci in sogno, nell'accettazione cioè dell'abbandonarsi all'ignoto. Auguro ad ognuno di voi, e a me stessa, di riuscire ad essere quel tipo di funambulo che, oltre che di se stesso, si fida anche del fatto che ci sia un filo. Tao a tutti!

Scritto da: Gloria Dalla Vecchia

Data: 21-10-2011

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