LIVE \ I Cani live @ Covo Club, Bologna

Il Sorprendente Concerto d'Esordio della band romana di culto

di Eugenio Ciccone
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I Cani

A leggere su Twitter e sulla parte di rete abitata dai nativi digitali che ascoltano tutti indie rock pareva che il concerto di ieri sera dei Cani nello storico locale Il Covo di Bologna fosse l'Evento della stagione. Il tour della band rivelazione romana sta registrando continui sold out e nel capoluogo emiliano le date da una sono diventate due, entrambe esaurite con le sole prenotazioni. Così dopo aver riservato il mio posto quando era ancora estate ho atteso il concerto con sentimenti alterni. Astio nei confronti di questo manipolo di ragazzetti spocchiosi dai testi brillanti e vomitanti rancore verso i propri simili e la loro stessa generazione, ma anche la curiosità di vedere se i tormentoni del Sorprendente Album d'Esordio dei Cani fossero adatti alla dimensione live.
Per andare a questo raduno di hipster e giovanotti radical chic della Bologna bene, mi vesto con una maglia a righe sgargianti da vecchio indie old school, che rispolvero nell'armadio dopo qualche anno, a rimarcare che io c'ero già quando i Radio Dept non li filava nessuno, mica come voi bambocci che fate i video con l'iPhone. Ha ancora una spilletta con l'orsetto dei Radiohead attaccata: bene così. Gli occhiali con la montatura nera non serve cercarli perchè li indosso già tutti i giorni. Non ho scarpe strane, basteranno un paio di sneaker Adidas? E se poi ho freddo? Ci sarà la coda per entrare, non starò mica a pagare il guardaroba per la giacca?

Al Covo fuori in coda non c'è nessuno, manco suonassero i Coconutz invece della band cult del momento. Siamo in lista, ci controllano tre volte la tessera perchè al Covo sono maniacali. Entriamo, e la prima sala è semideserta. Andiamo a prendere un caffè e rientriamo che ha già iniziato il gruppo spalla, i Winston McNamara. Mentre chiacchiero sopra la loro performance riesco solo a sentire questa frase: "vi ringraziamo per essere venuti a sentirci, ovviamente siamo grati ai Cani di poter aprire il loro concerto, altrimenti voi mica venivate". Proprio così. La sala è pienotta, ma all'apertura con gli Art Brut nemmeno un mese fa c'era decisamente più gente. Al banchetto dei cd c'è Emiliano Colasanti vestito come suo solito un po' grunge, anema e core di 42Records, che produce le band in scena stasera e ottimo blogger musicale di vecchia data. Mi aspetto di trovare un mare di fighetti dal look ricercato e invece c'è gente normale: molte coppie, ragazze brufolose, ragazzi della porta accanto, qualche over trenta e qualche occhialuto ma neanche tanti. Nessuno che pistola con lo smartphone, niente jeans skinny e converse, niente frangette. Non siamo mica a Milano.

I pezzi dei Cani dal vivo suonano proprio come nel disco: pari pari. C'è qualche leggera base e un set composto da ben tre tastiere, un basso e una batteria. Si fatica a distinguere un pezzo dall'altro tanto sono simili i riff e gli arrangiamenti velocissimi suonati davvero egregiamente. Sul palco defilato a destra il cantante Niccolò Contessa, autore e anima dei Cani è forse il meno peggio come look, circondato com'è da amichetti che si atteggiano a rockstar. Al centro del palco un tastierista si accende spesso una paglia e la fuma con voluttà, indossa una camicetta a scacchi rossa che pare uscita da Twin Peaks e sotto una maglietta nera sulla quale svetta una catenina d'oro. Deve aver fatto le prove davanti allo specchio mentre si sistemava la frangetta nera. Terribile.

La voce di Niccolò rimbomba nell'acustica penosa del Covo ma non tradisce incertezze, tranne quando nel finale si lascia trascinare in mezzo alla folla urlando come un ossesso su Hipsteria, tra le migliori dell'album e tenuta come chiusura del set. E' timido e semplice nel rivolgersi al pubblico e non nasconde un accento romanesco quando si scusa: "abbiamo fatto un solo album ed è anche corto, quindi questa è una cover omaggio a Lucio Dalla". Parte Con un deca degli 883 e questa recensione potrebbe finire qui perchè per me si sono già guadagnati la pagnotta solo per la scelta. Se poi la loro versione diventa anche ballabile e gradevolmente elettronica non si può che fare i complimenti a queste giovani canaglie che come buona parte della mia generazione sono cresciuti nell'eterno dualismo della flanella di Cobain e il sentimentalismo di Pezzali.
I due pezzi più belli, anche dal vivo, rimangono i primi due che oltre un anno fa hanno iniziato a circolare in rete creando il caso attorno a questo giovane romano dall'identità a lungo nascosta: I pariolini di 18 anni e soprattutto l'adorabile Wes Anderson.

Non so quanto dureranno, se si lasceranno trascinare dalla notorietà in un vortice distruttivo, e soprattutto se saranno in grado di dare seguito al primo Sorpredente Album d'Esordio, ma al momento il mix di provocazione e synth che offrono e i fiumi di inchiostro che viene scritto intorno a loro sono già una prima vittoria e chi ben comincia è comunque a metà dell'opera. Li aspettiamo al varco tra un paio di anni, per vedere se saranno meteora o conferma. Il vostro inviato propende polemicamente per la prima ma da mesi non smette di ascoltare con piacere il loro album.

Voto: settemmezzo

Tracklist:
Non me la ricordo, non sono mica Gandini.
Comunque tutto quanto l'album in ordine sparso, più Con un Deca.

22-10-2011 - visite: 6651

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