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Oct 25 2011

Intervista a Terry May

di Giulia Cabianca

L'arte di ritrovarsi nel perduto e l’asta a favore degli animali

Una delle più originali realtà dell'orizzonte artistico ferrarese è senza dubbio quella di Terry May e la sua Home Gallery. Di Home Gallery ce ne sono poche: sono le case degli stessi galleristi o artisti e vengono usate come punto d'incontro tra persone interessate all'arte oppure come culla per nuovi interessi e idee. Sono particolarmente fertili proprio per l'ambiente familiare e accogliente oltre che essere una splendida alternativa all'approccio tradizionale-commerciale all'arte stessa. Sono quindi andata a scoprire questo angolo di Ferrara, in via Porta San Pietro 56, che dal 30 settembre ospita ventisei opere di ben diciannove artisti provenienti da tutt'Italia.

TerryMay Si entra da un cortiletto interno, uno dei tipici cortiletti ferraresi, e già varcata la soglia si capisce che questo luogo è insolito. A sinistra dell'entrata dormono su un tavolo una manciata di quadri in attesa che qualche curioso li risvegli, agli angoli della stanza mobili colmi di arnesi da pittura, pennelli, penne e barattoli di colore. Tutte le pareti tappezzate dai quadri della collettiva. Mi siedo sul morbido divano in compagnia di Valentina, il cane di Terry, e, osservando i quadri esposti, nasce quest'insolita conversazione, tra il mio accento, un veneziano dissimulato, e quello di Terry a metà tra il calabrese, il romano e il ferrarese.

Terry nasce nel 1967 a Locri, vive per vent'anni anni a Roma dove frequenta l'Accademia di Belle Arti con il maestro Enzo Brunori. Da lì, come scrive lei stessa, “un rilascio lento di medicazione da una cultura guasta e l’importanza di imparare a dipingere come un cane sciolto da ammaestramenti e catene”.

Come mai dopo il lungo vagare, ti sei fermata qui nella città di Bassani e di Ariosto? Com'è nata l'idea della Home Gallery?
"Ho trovato nella città estense, il 'luogo' per eccellenza, è come se Ferrara, in un dialogo fitto fitto di emozioni, mi suggerisca e mi trasmetta nuove idee. L'Home Gallery è uno dei modi per far andare avanti l'arte senza i curatori...Non mi faccio pagare per le opere che espongo. Se delle opere mi piacciono e non mi disturbano gli occhi e il sonno le espongo volentieri. Confido nel fiuto e nella libertà mia di scegliere e decidere di quali immagini riempirmi gli occhi. Il gallerista che si fa pagare, somiglia più ad un affittacamere che ad un promotore dell'arte.

“Made in Italy" il titolo della collettiva. Come si sono approcciati i vari artisti a questo tema?
asta_terrymay "Ciò che accomuna tutte le opere è la scritta Made in Italy. C'è chi ha realizzato il quadro appositamente, c'è invece chi ha introdotto la scritta ex post. Ce n'è di tutti i tipi. Dal disegno su carta di Andrea Amaducci, alle fotografie di Flavia Franceschini, ognuno ha giocato a suo modo con il tema. Barbara Felisatti ad esempio ha dipinto un nudo femminile, un seno naturale o 're-made' in Italy? Laura Ragazzi ha realizzato un ritratto di Totò e dal fumo della sua sigaretta s’intravede il messaggio 'Made in Italy'. Interessante anche il trittico rosso di Malu Mantoan su cui rieccheggia tra le lettere perse nel colore, la scritta "La mia patria è la mia lingua". Anche gli altri, ovvero, Enrico Carniani, Gianni Triggiani, Massimo Festi, Leo Bettoli, Monica Secksich, Sara Bonora, Alessandro Passerini, Piero Pennini, Daniela Carletti, Marcella Emma Acone, Mirko Dadich, Paolo Volta, Massimo Volponi non sono stati da meno. Tutti hanno dato il loro originale contributo!

Anche tu hai partecipato? Con quali opere? Come nacque l'idea di questa collettiva?
Sì, anch'io ho esposto delle opere, o meglio, da una di esse mi venne, forse inconsciamente, l'idea dell'esposizione. Era il periodo della serie di opere che ho chiamato Paschein, in una di esse oltre alle liste della spesa, vi misi anche una scritta di giornale: un Made In Italy bianco, rosso e verde. Era un opera già nata per quest’esposizione! Quest'anno è poi il centocinquantenario dell'unità d'Italia, evento che ha spinto tutti a riflettere su cosa significhi essere Italiani o produrre qualcosa in Italia. Spesso si trova la scritta Made in Italy e poi si scopre che non c'è corrispondenza con ciò che nasce dalla nostra terra.

La mostra si concluderà con un'asta benefit giovedì 27 Ottobre, presso il centro servizi per il volontariato, in via IV Novembre numero 9, cui il ricavato andrà per metà agli artisti e per l'altra metà all'Organizzazione Internazionale Protezione Animali.

Hai un debole per gli animali, vero? Valentina da dove viene?
"Sì, metà del ricavato andrà all'Oipa Italia, una Onlus attiva per la difesa degli animali da qualsiasi forma di maltrattamento, dagli allevamenti intensivi al randagismo. Valentina l'ho presa al canile di Ferrara quest’estate. Ha solo due anni e purtroppo è stata sei mesi in canile. E' molto timida e diffidente, ma quando si affeziona diventa esageratamente dolce".

(E lo vedo, mentre scrivo sul pc, mi lecca le mani da quanto s'è affezionata! Intanto Terry si alza e tira fuori dalla libreria, tra una Polaroid Land Camera 1000 e un libricino di Pablo Neruda, i bocconcini per Valentina, che scodinzola contenta! Se lì è meritati. Accanto ai fornelli vi sono altre opere appese, non fanno parte della collettiva ma solleticano la mia curiosità…)

Noto che in molte tue opere spuntano liste della spesa.. Come mai proprio un "oggetto" così particolare?
"Ho lavorato nove mesi all’ipermercato. Molta gente dopo aver fatto la spesa perde la lista o la getta perchè non serve più. Le liste della spesa però sono come liste di desideri. Prendendole così smarrite sentivo lo smarrimento loro che è il mio, si chiama simpatia...c'è il pathos di mezzo. C'è quello che gli antichi greci dicevano per dire della sofferenza e delle emozioni. Paschein la passione, l'emozione dell'anima. E' così nata la serie di opere realizzate con le liste della spesa. Strano, no? Io le dimentico sempre a casa".

Ora però che non lavori più lì, ti stai dedicando ad un'altra serie? E' inziato un altro periodo?
"Sì, l'ho chiamato 'Il dio del duomo'. Fotocopio una miniatura del duomo di Ferrara ingrandendola fino a perderla. Finisce per diventare una serie di punti, in bianco e nero, ogni punto che lo forma ne amplifica l'astrazione. Il punto è, per eccellenza, astrazione. E il duomo si astrae. E come sono abituata a passeggiare attorno al duomo, così ci passeggio con i colori nelle mie opere. Ovvero coloro la tela tutto attorno all'immagine in bianco e nero, come se il colore venisse buttato fuori da lì, come se incarnasse la spiritualità e si riversasse per le strade"
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Cose perdute quindi, le liste della spesa e il duomo...La perdita come filo conduttore tra una serie e l'altra? E le cornici? Anche le cornici fanno parte dell'opera?
"Ogni opera rappresenta una parte di me. Ho scritto qualcosa su questo. 'Faccio cornici che sono un po' come la mia vita, grezze e vissute, talmente rozze e tamarre da esser strabelle, con dei toni teneri anche, che mi ricordano giochi bambini e i colori delle barche. Quando le dipingo sembra di dipingere barche e su ogni barca ci sono io'".

Terry scrive molto. Crea e scrive. Dietro ogni opera, il bugiardino di ciò che rappresenta. Ma dietro ogni opera c'è anche un'altra opera, perchè Terry colora anche il retro. Il retro ha valenza, anche nella realtà della vita. Spesso la gente ha una maschera, si espone in un modo "davanti", poi "dietro" c'è un'altra faccia, il dietro rappresenta più la quotidianità. In questo retro ad esempio c'è un quadratino rosso, come pulsante, una specie di cuore che da un senso vitale al quadro. In questi pochi metri quadrati molto da dire ed altrettanto da imparare. Attendendo che con l’asta di giovedì l'arte salvi anche qualche animo animale e non solo umano, concludo con le parole scrittte da Terry stessa nel suo Blog, che come manifesto ha la regola morale "Malo Mori Quam Foedari" ovvero meglio morire che sporcarsi. "Per me quest'arte qui che faccio è sciamana e mi guarisce dalle cose brutte che magari nemmeno m'appartengono, ma che intravedendole posso farne barche colorate, farne una roba alchemica, psicomagica, e star bene, così”.




IL BLOG: di Terry May
ALTRE INFO: breve biografia di Terry May
OIPA: Il sito di Oipa Italia

Scritto da: Giulia Cabianca

Data: 25-10-2011

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