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Oct 30 2011

Quando l'anagrafe accomuna personaggi diversi

Storia di Diego Armando e Jean Marc, nati il 30 ottobre

di Alessandro Orlandin

Gente che ha cambiato il calcio, ognuno a modo suo

Bosman
Il destino a volte gioca scherzi strani: gli eventi permettono a persone incredibilmente diverse tra loro di incrociare le proprie storie, a volte in modi che nemmeno permettono ai diretti protagonisti di accorgersene. Eppure, a prima vista sembra impossibile, ci sono diverse cose che accomunano Diego Armando Maradona e Jean-Marc Bosman. La prima e più immediata sta nel condividere il giorno in cui festeggiano il compleanno, il 30 ottobre. Il fenomeno argentino venne alla luce nel 1960 in un misero quartiere di Lanùs in Argentina, l’ex centrocampista quattro anni più tardi nella ricca e dotta Liegi, nel cuore del Belgio francofono. Nel corso della vita le cose si sono ribaltate. Oggi, a quasi mezzo secolo di distanza, il primo vive in un principesco attico di Dubai (allena l’Al Wasl, la squadra di uno degli sceicchi più potenti degli Emirati Arabi), mentre il secondo deve accontentarsi di un anonimo appartamento nella città in cui è nato. Maradona guadagna soldi a palate, un po’ per il suo mestiere, molto di più grazie alla sua fama; Bosman tira avanti con il sussidio di disoccupazione dello Stato ed è costretto a vivere separato da moglie e figli per non perderlo.

Eppure per gli annali sono inevitabilmente personaggi che hanno cambiato direzione alla storia del calcio. Entrambi. C'è stata infatti un'epoca prima di Maradona e un'epoca dopo Maradona. Per Bosman è la stessa cosa: la sua battaglia legale, che ha prodotto la famosa “Sentenza Bosman” nel 1995, ha innescato la seconda rivoluzione industriale del pallone. Diego Armando Maradona ha cambiato il calcio con giocate e imprese credute impossibili fino a quel momento, ha scandalizzato con i suoi eccessi, ha diviso la critica tra quelli che lo amano alla follia e tra quelli che lo detestano. Bosman invece ha l’aria di essere uno conosciuto da pochi e amato da ancora meno. Però il numero di persone arricchitesi grazie al suo coraggio sono parecchie. Nel 1990 gli venne proibito di trasferirsi dall’RFC di Liegi ai francesi del Dunkerque. Questo scatenò un terremoto giudiziario che terminò solo cinque anni dopo grazie al pronunciamento della Corte Europea: venne stabilito che i calciatori possono trasferirsi liberamente al termine del loro contratto con le squadre, in quanto equiparati a dei lavoratori qualunque. Questo ha sbilanciato in maniera spaventosa il potere contrattuale in favore dei calciatori, ma soprattutto dei loro procuratori che ora possono esigere accordi maggiormente vantaggiosi in fase di rinnovo. Fa sorridere che il motto del Dunkerque sia “Contre vents et marees”, contro i venti e le maree. Una direzione ostinata e contraria intrapresa da Bosman, che per i cinque anni della vertenza divenne un paria del calcio europeo. Un piantagrane da evitare a qualunque costo. Ha giocato in serie minori fino al ritiro, che per la verità non ha neanche una data precisa.
Maradona_confronto
Oggi, a 47 anni, è la triste controfigura del promettente centrocampista in grado di diventare capitano della selezione Under 21 del Belgio. Grasso e senza ormai capelli, conduce una vita improntata all’oblio. Di Maradona sappiamo quasi tutto: da dove viene, le sue gesta sportive, le sue mattane, i suoi rapporti pericolosi, la sua discesa negli inferi della droga e il ritorno. Appena il campione argentino ne fa una delle sue i trafiletti sui giornali, i rilanci sul web e servizi sui tg sono quasi garantiti. Di Bosman non sappiamo praticamente nulla al confronto. La sua carriera si è conclusa prematuramente, senza brindisi, senza giri d'onore del campo, senza riconoscimenti postumi. "È stata molto, molto dura – ha raccontato qualche mese fa all’inglese The Sun – perché ho vinto davanti alla corte ma io sono l’unico ad aver pagato, pagato e pagato. La gente pensa che io abbia messo da parte una fortuna, ma la mia presunta fortuna non arriverebbe a pagare nemmeno un giorno dello stipendio di Wayne Rooney. I soldi presi dalla FifPro (200mila sterline) e il risarcimento stabilito dalla corte (si parla di un milione di sterline) sono stati inghiottiti dagli avvocati e dalle spese processuali. Dovrei essere il giocatore più famoso del Belgio, ho il mio posto nella storia e ho combattuto a lungo per conquistarlo, ma nessuno mi conosce. Non voglio aver fatto tutto questo per niente. Sono felice che ora i miei colleghi guadagnino un sacco di soldi, non sono geloso di questo e ho dato la mia carriera affinchè non fossero più trattati come degli schiavi”.

Sarebbe bello farli incontrare, Maradona e Bosman. Magari in occasione del prossimo compleanno, il 30 ottobre 2012, considerato che secondo i Maya il mondo dovrebbe finire di lì a venti giorno dopo. Magari potrebbero scoprire di avere molto in comune. Ritrovarsi nella difficoltà di ricostruire la propria vita dopo una caduta. Parlare di come gli uomini siano in grado di cambiare la storia, a prescindere dal fatto che siano dotati di un bizzoso talento soprannaturale o solo di una feroce determinazione nel far valere le proprie ragioni.

Scritto da: Alessandro Orlandin

Data: 30-10-2011

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