La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
Dove sei: OcchiAperti.Net > Notizie > Intervista a Luca Zarattini

Nov 05 2011

A colloquio con il giovane artista emergente

Intervista a Luca Zarattini

di Giulia Cabianca

Il pittore che gioca con il tempo: "Fermiamoci un po', la lentezza dona gusto alle cose”.

Zarattini1
Quella mattina melanconica, dall’angolo tra via Adelardi e il Duomo sbucarono un cappello nero anni cinquanta e un paio di mocassini della stessa età, indossati da un ragazzo apparentemente fuori dal tempo. Sguardo ceruleo e sigaretta in bocca, Luca Zarattini è in realtà immerso nel tempo attuale e cosciente di esserlo. Classe 1984, laureato all'Accademia delle Belle Arti di Bologna, recentemente sta vivendo quello che lui chiama un "periodo fortunato". Tra i Premi vinti da poco infatti non si possono non citare il Premio Zingarelli 2010, il Basilio Cascella 2011 e il Concorso 150° dell’Unità: i luoghi della memoria indetto dalla Prefettura di Ferrara e dall’Istituto di Storia Contemporanea. Quella mattina abbiamo deciso di scacciare gli ultimi sbadigli dinanzi un caffè nero. Ho annotato qualche spunto sulla carta della Gazzetta.

E' affascinante la tua ricerca sui visi umani. Come li scegli? Sono persone conosciute? Come mai non ci sono figure femminili?
Provengono dalle foto anni Cinquanta dei delinquenti studiati da Lombroso, padre della moderna criminologia. Non ce ne sono di femminili perché per creare le mie opere lavoro con strumenti pesanti, uso anche lo scalpello, non potrei adoperarlo sul viso di una donna. Non sempre però nelle mie opere ci sono volti, in ‘S-composizioni’ il soggetto è il paesaggio”.

La tua ricerca artistica è incentrata sul tempo. Utilizzi tecniche antiche in disuso come la sinopia, un metodo di abbozzo preparatorio per l'affresco disegnato con della terra rossa. Non solo: proponi dei soggetti del passato come le statue greche. La stessa ruggine, elemento vivo delle tue creazioni comporta la modifica delle stesse in un tempo futuro. Da dove viene il tuo interesse per il tempo?
Zarattini2Il punto sta nel tempo attuale, nella contemporaneità. Fermiamoci un attimo, siamo sempre tutti di fretta, corriamo spesso qua e la, ma dove stiamo andando? C'è una canzone bellissima di Tenco che dice ‘Ma dove vai?... Vuoi arrivare in cima al mondo? Cosa credi di trovare mai?’. Ed è nato così. Nei volti ho perso qualsiasi forma di fisionomia per rappresentare più una condizione che un volto dettagliato. Lo spunto dal punto di vista tecnico poi è provenuto da una portella arrugginita. Osservandola mi sono chiesto come avrei potuto gestire la ruggine in un'opera. Ho sempre avuto passione per la materia, per la concretezza. Provengo da studi sulla ceramica, nei miei lavori si nota questa matericità spinta e i titoli spesso son provocatori proprio per indurre ad un contatto diretto, ad esempio ‘Vanno visti dal vivo’”.

La ricerca poi è proseguita in varie forme. Nei nomi delle mostre, come "Lami-ere" o "Archeologie differenziate" come suggerimenti ad altri tempi. E' una ricerca ludica?
Sì, è anche un gioco di finzioni. Tra la serie dei volti umani e quella delle statue classiche c'è una sorta di chiasmo, ad esempio. Nella prima preparavo una base con un sapore antico, la sinopia, e raffiguravo un soggetto quasi recente, i detenuti degli anni Cinquanta. Nella serie dei frammenti scultorei è l'inverso, sono dipinti su un supporto attuale, la plastica, ma il soggetto è antico. Arte è anche questo. Divertirsi è essenziale. Anche la serie S-composizioni è un gioco, mi diverto a cercare soluzioni cromatiche differenti”.

Secondo te la pittura è morta?
Assolutamente no, la pittura è vivissima, basta guardare Gerhard Richter. Magari sta soffrendo ma è nel disagio che nascono le cose più eccellenti. Per salvarla e mantenerla viva è necessario lavorare con lentezza e sulla lentezza. La lentezza dona gusto alle cose”.

So che sei chitarra e voce di un gruppo post punk chiamato Modotti, cui partecipano anche Marco Zarattini, tuo fratello gemello e Marco Boccacini. Influenze tra musica e arte visiva?
I Modotti fanno parte di una fascia molto underground. La musica è una delle mie linfe vitali, mi accompagna durante tutto il giorno, dai momenti di felicità assoluta a quelli più tristi e sofferti. Una volta esposi un dipinto accompagnandolo da un piccolo mangiacassette che mandava in loop una canzone di un gruppo che si chiama Unwound, un gruppo nato facendo del post-hardcore poi diventato sempre più fine e sperimentale. Sono strade parallele che si fondono. Certo è differente, in una band si instaurano dinamiche che nella pittura, totalmente mia, non ci sono. La caratteristica comune tra i due la chiamerei: un sentire o una ricerca”.

Dipingere potrebbe essere considerato un mestiere? Se assimilato a un'attività lavorativa, perde valore?
Zarattini3C'è un idea sociale per la quale chi dipinge non fa nulla, per la quale creare non è un mestiere. Invece lo è. Per mestiere si fanno anche commissioni e ciò non toglie valore alle opere. L'artigianato è una parte fondamentale di far arte. All'Accademia ho portato una tesi sul Troppo Vero, era un'analisi delle vite dei falsari. Artisti anacronistici che hanno speso le loro intere vite non solo a copiare ma anche ad entrare nella mente del pittore del quale simulavano l'opera. Il falsario, infatti, non solo copia l'opera ma entra nella mente dell'artista e riproduce il dipinto esattamente come avrebbe fatto l'autore originale. Un personaggio affascinante fu Hans Van Meegeren, falsario ufficiale di Vermeer”.

Cosa ti deve colpire di un'opera perché ti affascini o risvegli in te degli spunti? C’è un genio che ammiri?
Perché un quadro mi colpisca deve prendermi olfattivamente, deve colpire altri sensi oltre alla vista. È tutto un insieme di caratteristiche. Tra gli artisti attuali merita Giuseppe Penone, uno degli ultimi esponenti dell'arte povera italiana. A Roma all'Accademia di Francia al posto di usare il colore ha incastonato delle spine d'acacia a formare le figure. Utilizza richiami naturali. Mi ha colpito molto un suo lavoro: un asse di legno dentro una piccola camera sul quale v'era una colata di resina rossa: l'odore intenso della resina inondava la cameretta. È stato amore puro”.

Qual è il tuo rapporto con le critiche?
Sono utili ed aiutano a crescere. Stimo molto un professore dell'Accademia: Davide Benati, dipinge acquerelli su carta giapponese e insegna anatomia. Non del corpo, bensì dell'opera. A turno, al centro della classe veniva messa la creazione di ogni studente e questa veniva smembrata, analizzata e criticata. Io non facevo parte del suo corso, frequentavo saltuariamente. Un giorno portai anch'io una mia creazione: ‘Curioso, molto curioso’ disse”.

So che parteciperai alla Mostra "Hierós" presso il Museo Stauros di Arte Sacra Contemporanea, tra i curatori c'è anche Alessandro Passerini. Anticipazioni?
Beh, noi artisti interpreteremo alcuni concetti all'origine del nostro sacro. Ci sto lavorando, è interessante mettersi alla prova su un tema. Nel mio caso interpreterò la Croce, ovvero il simbolo della vittoria sulla morte. Nessun’altra anticipazione, dovrai venire a vederla”.

Cosa significa per te contemporaneità?
Contemporaneità è rendersi conto del qui e ora. È anche entrare in una chiesa e rendersi conto delle pareti affrescate in degrado. Oggi si presentano così dopo aver vissuto il loro tempo splendido. È vivere il quotidiano, l’oggi, non il passato, né i sogni futuri. Come dice Tenco ‘Non buttare via i tuoi giorni pensando che verrà il momento, vedrai che il mondo di ogni giorno può darti più di tutti i sogni tuoi’”.

Senza rendercene conto la colazione si era trasformata in aperitivo e il caffè in un pinot grigio. Tra un comacchiese ed una veneziana, è naturale, l'acqua può passare solo sotto i ponti. Avremmo poi raggiunto Paolo Volta, ma questa è un’altra intervista. Per i lettori rimane solo che cogliere l'invito delle stesse opere di Luca, quelle che vanno viste, annusate e toccate dal vivo. Quindi chi è interessato può partecipare il 26 Novembre 2011 all’inaugurazione della Mostra "Hierós" a Teramo, presso Isola del Gran Sasso oppure fare un salto nell’atrio della Prefettura ad ammirare “Magnum Vacuum”, l’opera vincitrice del Concorso under 35.



ULTERIORI INFORMAZIONI
Il blog di Luca Zarattini
Mostra d’Arte Sacra "Hierós" su Exibart
L'articolo de La Nuova Ferrara sul concorso “Un’opera d’arte per il 150° dell’Unità”


Scritto da: Giulia Cabianca

Data: 05-11-2011

Condividi questa pagina:

Articoli correlati

Visite: 9412 - crediti - redattori

Login

Comune di Ferrara
Assessorato alle Politiche per i Giovani
Reg. n. 05/2004 Tribunale di Ferrara

Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

Michelangelo Antonioni

Powered with CMS Priscilla by ^____^ - XHTML/CSS Design by petraplatz

feed RSS Succede in Giro

feed RSS Ultimi Articoli