SEGNALAZIONI \ Chamber Orchestra of Europe al Teatro Comunale

Giovedì 24 Novembre 2011 ore 20.30

di Pasquale Spinelli
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Chamber Orchestra of Europe
direttore Semyon Bichkov
solisti Gautier & Renaud Capuçon

Johannes Brahms, Concerto per violino e violoncello op.102
Franz Schubert, Sinfonia D944 "Grande"


COE

Intesa come genere della musica strumentale in quanto tale, una sinfonia è già di per sé il campo d'azione privilegiato dell'estro grandioso in musica tra la metà del settecento e gli inizi del novecento. Ovviamente capita che nell'ambito della storia di questo genere solo alcuni lavori spicchino a tal punto da guadagnarsi un soprannome: questo è il caso della sinfonia di Schubert in questione. Il fenomeno, per quanto poco illuminante in sè, ha a che vedere con le proporzioni di questa composizione e con l'impressione che suscitarono nei contemporanei: per organico strumentale richiesto e per lunghezza (viaggiamo intorno ai cinquanta minuti) nulla di simile era noto all'epoca della sua scoperta, tolta la nona di Beethoven che costituisce un caso a sè. La grandeur espressa dal soprannome va tuttavia riportata al contenuto della pagina musicale. Nei quattro movimenti canonici è ripartito un ampio e vario orizzonte di eventi; eventi che rivelano a un orecchio attento una fitta rete di rimandi e reminiscenze interne alla sinfonia, cosa che ne garantisce una coerenza organica apparentemente spontanea. Il primo movimento, ad esempio, gravita letteralmente tutto attorno alle premesse condensate nelle primissime note a sentirsi.

Ma come mai si è parlato di “scoperta”? Si da il caso che questa sinfonia, composta tra il 1825 e il 1826, sia rimasta inedita e sconosciuta a tutti fino al 1839, quando per puro caso Robert Schumann la ritrovò tra le carte di Schubert ereditate dal fratello Ferdinand. Schumann ne scrisse una dettagliata ed entusiasta pagina critica e inviò la sinfonia a Mendelssohn, che ne diresse la prima esecuzione a Lipsia poco dopo, in una versione accorciata. Con la pubblicazione di poco successiva, si concluse una vicenda che è rimasta paradigmatica nella critica e che, accanto al recupero e alla tardiva diffusione di molta altra musica di Schubert ha notevolmente influito sugli sviluppi successivi della tradizione musicale romantica in terra tedesca. Colpirà forse anche un dato biografico: come ha efficacemente espresso Sergio Sablich “una biografia su Schubert si potrebbe scrivere come una successione di negazioni”. Schubert infatti non ebbe riconoscimenti pubblici in vita, non si mosse mai da Vienna, non ebbe una solidità economica né una carriera istituzionalmente riconosciuta. La sua opera – che conta quasi un migliaio di composizioni concentrate in soli trentunanni – è rimasta nota a una ristretta cerchia di amici prima, poi di ammiratori e di professionisti che si impegnarono a studiarla e divulgarla. Tra questi ha avuto un ruolo di rilievo proprio Johannes Brahms, che seguì la pubblicazione della prima edizione completa delle opere.

Sono proprio l'attenzione e la cura per la musica del passato e del lavoro altrui tratti caratteristici di Brahms, tratti che non hanno mancato di lasciare un'impronta originale sui suoi lavori. Il concerto per violino e violoncello non si sottrae a questa impronta. Un unicum nel repertorio del genere, data l'insolita accoppiata di solisti: composto nel 1887, rimarrà l'ultima prova di Brahms con questo genere sinfonico. Un pezzo che rimane singolare e che all'epoca suscitò qualche riserva in diverse autorevoli personalità, autore compreso. Si può dire, in effetti, che il cosiddetto 'doppio' concerto ha pure un duplice volto: pur essendo un pezzo smaccatamente romantico, presenta dei tratti arcaicizzanti che guardano indietro, fino al concerto grosso barocco. Vive infatti di un'atmosfera scarica di grandi slanci battaglieri e di sfoggio tecnico. In un ambiente sonoro sospeso a metà via tra presente e passato, spesso i solisti sembrano cedere volentieri il privilegio del loro rango a una collaborazione alla pari con l'orchestra. I fratelli Capuçon, ai quali sono affidate le parti dei soli, hanno alle spalle una formazione e un'attività di assoluto valore – notevoli le loro interpretazioni di Ravel di cui si ricorda un disco ormai di qualche anno fa. Allo stesso modo orchestra e direzione garantiscono un profilo artistico di indubbio spessore a livello internazionale. Da ascoltare.

22-11-2011 - visite: 6720

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