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Nov 28 2011

Osservazione scansionata (e curiosa) di un membro del gruppo

Interviste Intermittenti#1: Nicola Galli

di Giulia Cabianca

Il primo dei quattro incontri con il Collettivo Cinetico

Primo Piano Nicola
Il primo incontro è con Nicola Galli: un Piccolo Principe iperattivo, con i capelli biondi e spettinati. Gli mancano il cappotto blu e la cintura dorata ma in compenso possiede un paio di occhiali da esploratore di mondi non poco invidiabili! Pochi giorni prima avevo assistito ad una performance chiamata "I x I No, non distruggeremo il circolo Zuni di via Ragno 15" all'interno di un locale ferrarese: tre performer bendati si prestavano come bambolotti a misura d'uomo ad esser telecomandati dal pubblico. Erano muniti di mazze da baseball alquanto kubrickiane. Il pubblico disponeva di una tastiera ma non del libretto d'istruzioni ed aveva trenta minuti per decifrarne il codice.

Nella performance "I x I No, non distruggeremo il circolo Zuni di via Ragno 15"con quelle mazze e così bendati potevate veramente distruggere qualcosa.. Al circolo Zuni, c'erano bicchieri... So che l’avete ripetuta anche in altri luoghi, non è mai successo nulla di imbarazzante?
E' stato molto più particolare quando lo stesso spettacolo è stato realizzato nelle case private: in casa di Silvia Fanti siamo entrati già bendati e non avevamo la visualizzazione mentale della stanza. E' stato divertente: c'era una cristalleria! Ma non si è rotto nulla, il titolo è appunto: non distruggeremo. Un aspetto interessante è stato che, nonostante la mancanza della vista, siamo riusciti a capire la disposizione dell'arredamento”.

Dal punto di vista del performer non è alienante o pericoloso permettere ad altri di decidere sul proprio movimento in un luogo pubblico? Cosa percepisci ad esser nelle mani di altri sconosciuti?
Marco CaselliVero, è stata spinta al limite l'interazione con il pubblico che, così, è diventato autore. Ho percepito un costante tremolio, ma mi tranquillizzava sapere che non ero io il responsabile delle mie azioni. Infatti tra i concetti analizzati con la performance c’è anche la frammentazione della responsabilità autoriale. Chi è autore e quindi responsabile di ciò che accade? Noi, il pubblico o il titolare del locale? Le situazioni che si vengono a creare, poi, sono differenti a seconda del luogo: una libreria, un bar, una casa privata... A seconda della circostanza si coglie anche l'antropologia del pubblico: lettori intellettuali, ragazzi al terzo bicchiere di vino...A Sant'Arcangelo il pubblico si era coalizzato per farmi cadere addosso degli oggetti, tra cui elmi di ferro. Ad Angelo una donna dava dei baci. Interazione è anche questo, non solo dare comandi tramite la tastiera. E' interazione perché il pubblico si lascia più andare, ad esempio commenta ad alta voce”.

Come hai conosciuto gli altri del Collettivo Cinetico?
Ho conosciuto Andrea Amaducci tramite il teatro Nucleo, dove ho studiato linguaggio dell'arte scenica e danza contemporanea. Mentre Francesca Pennini l'ho vista in uno dei primi spettacoli del suo progetto C/o, l'ho rincontrata che ero in quarta, forse quinta superiore, quando ha presentato il suo lavoro Eye Was Ear con cui ha vinto il GD'A, concorso che premia i Giovani DanzaAutori. Siamo rimasti in contatto telematicamente, m’interessava la sua ricerca, c'erano delle immagini che corrispondevano a idee che anch'io avevo nella mente per il progetto MdV, che porto avanti separatamente. Poi ho partecipato ad un'audizione, lei cercava performer uomini per portare avanti il progetto C/o. Infine il percorso comune ha raccolto gli altri”.

E' la prima compagnia cui partecipi e sei giovane, come ti trovi?
Sì effettivamente è strano per me parlare di accademie e audizioni. Non ho avuto un percorso accademico, né regolare. Ho avuto una formazione più sportiva che danzereccia. Sono in continua crescita. La scelta di fare il performer è decisamente diversa da quella di collaborare come autore, anche se inevitabilmente il rapporto d'amicizia che oramai si è creato, permette a noi performer di apportare il nostro punto di vista. Non ho mai fatto parte di altri gruppi di danza, ho iniziato con il CollettivO CineticO che avevo vent'anni. Fare parte di una compagnia non era nemmeno tra le mie priorità, mi interessava avvicinarmi al pensiero di Francesca, mi fa ridere ora che ci penso, come poi si siano evolute le cose”.
Collettivo_c
Com'è il rapporto tra il tuo progetto MdV, Metamorfosi del Vuoto, e il Collettivo? Come riesci a dedicarti a entrambi?
Sono molto assorbito dal lavorare in una compagnia, dalla possibilità di confrontarsi, di poter avere delle persone a disposizione per provare delle immagini anche a perdere. Le riflessioni sulla liquidità, cioè il progetto MdV, convivono necessariamente e si alimentano intersecandosi. Sono contento”.

Prossime realizzazioni?
Con MdV sto portando avanti Informazione Liquida, un esperimento online. Tutto MdV si basa sulla liquidità, in questo caso sulla rarefazione delle parole ma inevitabilmente anche sul loro ricompattamento. Lo scopo è, per il pubblico, riuscire ad accedere a un testo completo tramite internet. Testo del quale permetto la fruizione solo di un frammento volta per volta. Con il Collettivo invece, il prossimo progetto è *{titolo futuribile}, debutterà a Romaeuropa Festival ma non ti posso anticipare nulla!".

Come definiresti il lavoro del collettivo?
Estremamente compatto”.

E questa definizione m’incuriosì, come può essere compatto un lavoro che per sua natura si frammenta in mille performance in giro per l’Europa? Evidentemente c’era un concetto sottostante che non ancora del tutto chiaro. Sapevo che intervistare gli altri membri del gruppo, avrebbe fatto combaciare un po’ di più i pezzi del mosaico. Quindi mi misi d’accordo con Angelo Pedroni per l’intervista successiva. In fondo, mi sono sempre piaciuti i puzzle.

Foto di Marco Davolio e Marco Caselli



Video della performance I x I: No, non distruggeremo
∅ MdV | studio sulla liquidità e la presenza
Video di Eye Was Ear


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Scritto da: Giulia Cabianca

Data: 28-11-2011

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