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Dec 05 2011

Incontro con i membri del Collettivo Cinetico

Interviste Intermittenti#2: Angelo Pedroni

di Giulia Cabianca

Quando autore è il pubblico e una ricerca applicata diventa spettacolo .

Automa
Angelo Pedroni, detto Pedro dagli amici, è un "Achille piè veloce". Lo aspettavo in piazza Trento Trieste e arrivò in un batter di ciglia dall'altro capo della piazza. E come Achille combatteva nudo, anche Angelo non ha imbarazzo nel trovarsi senza vestiti sul palco. Un “homo scaenicus”, Aristotele lo definirebbe così. Mentre Foucault per quanto apprezzerebbe l'interesse di Angelo per il suo pensiero, lo invidierebbe, data la foltezza di barba e capelli di cui il filosofo era decisamente sprovvisto.

Sei molto naturale sul palco, sembrerebbe che da anni ti dedichi a spettacoli davanti al pubblico. E’ così?
In realtà mi sono esposto poco al pubblico in vita. Quand'ero bambino ho seguito alcuni corsi di teatro, ma non mi esibivo. Nell'ultimo anno e mezzo però, sono stato in scena un quantitativo innumerevole di volte. Finora è stato un carambolare ma in generale il rapporto è molto naturale, non mi provoca un disagio o uno stato alterato".

Qual è la tua esperienza prima di approdare al Collettivo Cinetico?
"Provengo da studi filosofici e matematici, poi ho cominciato a lavorare come tecnico per il teatro. Infatti ho seguito un corso a Verona ed ho la specializzazione in light designing, cioè nella figura del datore luci. Ho avuto un primo contatto con Francesca Pennini ed Andrea Amaducci nell'estate del 2009 perché lavoravo a Bassano presso Opera Estate e loro vi partecipavano. E la cosa inizialmente finì lì. Avevo già visto Francesca, l’attuale coreografa del gruppo, l'anno precedente quando mise in scena Eye Was Ear, ma solo nel gennaio 2010 sono stato assunto come tecnico del collettivo. Nei mesi precedenti avevo collaborato con la compagnia Laminarie, in occasione dell’apertura della loro sede operativa chiamata 'DOM La cupola del Pilastro'. Francesca poi mi chiese di partecipare alle classi di danza che si svolgevano alla mattina e dopo poco cominciai a lavorare attivamente come performer. La mia formazione scientifico-filosofica e l'adesione agli approfondimenti di Francesca su Heisemberg ci avvicinò".
achillelepera
Dell'affinità con Francesca quindi galeotto fu Heisemberg?
"Sì, Heisemberg e il suo principio di Indeterminazione su cui Francesca indagava per il suo 'The uncertain scene' con cui ha vinto il bando di produzione Focus on Art and Science in the Performing Arts nel 2010. Anche Foucault e le sue eterotopie, ma di questo te ne parlerà lei... Era interessante analizzare tramite Heisemberg il rapporto scenico. Ovvero cercare di capire quanto è possibile agire sui parametri di scena come il pubblico, la sua posizione, il luogo del teatro, l'aspetto pubblicitario, il performer o l'autore. Ci chiedevamo se si potesse rendere la performance permeabile a queste variabili".

Un esempio?
"Svolgemmo un esperimento a Lubiana. Noi eravamo dietro una scrivania in quattro, lei aveva cinque argomenti da trattare in ordine. Ne parlava senza aggiungere informazioni, ripetendo sempre lo stesso concetto, magari variando le parole ma senza aggiungere nulla di nuovo. Quando osservava nel pubblico una decadenza dell'attenzione cessava di parlare di quell'argomento e ne iniziava un'altro. Il quinto argomento era la spiegazione dell'esperimento e fu interessante notare come l’attenzione non scendesse più".

Quindi i vostri spettacoli non nascono come spettacoli bensì come ricerche da applicare ad altro?
"Esatto, come delle applicazioni per il teatro, ma non solo".

Nicola ha definito la performance di "I x I Non distruggeremo…" un ottimo esperimento antropologico, dal tuo punto di vista come hai percepito il pubblico?
"Si possono creare delle situazioni di microsocietà. Ad esempio una parte del pubblico voleva far cadere Andrea da un piccolo palchetto, il resto ha invece cercato di sorreggerlo. Di volta in volta la conformazione del pubblico esprime una volontà, non sempre distruttiva, a volte sabotativa, altre compositiva, è difficile generalizzare".

adidas gs Progetti personali paralleli al collettivo?
"Ho studiato come operatore shiatzu. Anche questo è un percorso che va ad intersecarsi con quello del gruppo poiché stiamo iniziando una elaborazione del movimento a partire dai principi dello shiatsu".

Quale altra compagnia stimi e ammiri? Per quale motivo?
"Credo che gli spettacoli siano solo dei 'momenti di un pensiero' di una compagnia di danza, non 'il pensiero' interamente preso. Questo si esprime invece nel progetto globale. Quindi ammiro molto le compagnie che permettono l'accesso al loro pensiero tramite questi 'momenti'. Ho visto solo tre spettacoli dei Kinkaleri e mi han cambiato la vita. In particolare Alcuni giorni sono migliori di altri. Fantasmi da Romeo e Giulietta. Sono destrutturanti, espliciti, non narrativi e criptici. Purtroppo non sono riuscito a vedere alcuni lavori che per loro sono più significativi. Per il resto mio padre mi portava a vedere molti spettacoli da piccolo, ricordo quella volta che mi portò a vedere Pina Bausch ma ho pianto tanto perché volevo andare via... ".

Come definiresti il tuo fare parte del Collettivo Cinetico?
"Partecipo per concretizzare dei pensieri che difficilmente renderei concreti. Quando ho incontrato Francesca ho trovato una sintesi di parte dei miei percorsi che non avevano mai avuto una definizione. Con il Collettivo i miei studi filosofici e quelli matematici, nonché la mia esperienza come tecnico si sono incontrati. Inoltre seguire un progetto artistico dona un piacere enorme".

Se tutti riuscissero a vivere anche solo qualche anno della propria vita sfruttando a pieno tutte le competenze e i percorsi pregressi, probabilmente ci sarebbe un miglioramento immediato della qualità della vita dell'intero globo terrestre. Personalmente ammiro molto come Angelo ci sia riuscito. C'è chi crede nel destino, chi nel caso, chi nella propria forza di volontà, se credere anche negli gnomi può servire a raggiungere lo scopo, vi consiglio vivamente di farlo. Ne servono di più di persone così.



Le foto sono, nell'ordine, di Valerio Spisani, Achille Le Pera e Giacomo Stefani a cui va un cordiale ringraziamento



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Scritto da: Giulia Cabianca

Data: 05-12-2011

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