LIVE \ Stefano Battaglia Trio Live al Jazz Club

Sperimentazioni al di là di ogni linguaggio nel loro ultimo album The River of Anyder

di Clelia Buccarello
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stefano battaglia

Il concerto proposto venerdì scorso al Jazz Club è stato all’insegna del free jazz, inteso come pura forma di jazz sperimentale, in cui l’improvvisazione si autodeclama perfezione. La musicalità melodica qui si accosta alle forme espressive più arditamente dissonanti. Al di là di qualsiasi regola, al di là di qualsiasi linguaggio. Il sound ambient si prolunga per un’ora e mezzo, lasciando una qualche forma di incanto all’udito ma anche uno stato di bizzarro ed eterogeneo stato confusionale.
Il trio del famoso pianista jazz ha presentato il suo ultimo album dal nome The River of Anyder in un unico atto, senza interruzioni, perché la band quando sperimenta “fatica a fermarsi”.
Alte scale al pianoforte sono associate ai suoni metallici del percussionista, che si diverte spesso a battere i mallets (bacchette ovattate) sul metallo o a sfiorare le bacchette attorno ai tamburi, alla ricerca di suoni semimetallici estremamente acuti. Il be-bop diventa spesso una forma plastica di trance maniacale, in cui strumenti reali, suoni sfumati, sterzate rumoristiche e pause "atmosferiche" fanno quasi accapponare la pelle. L’ultima mezz’ora appare fortemente influenzata dell’idea di “improvvisazione” delle avanguardie del Novecento, legate alla filosofia dell’alienazione mentale, talvolta inquieta, come quella di Stockausen. Si distingue eccelsamente tra i vari brani, Sham-bha-lah, con un basso suonato con l’archetto e egregiamente pizzicato.
Che Battaglia non me ne voglia, ma il bis è stato fin troppo audace. L’apparente sconnessione tra i tre strumenti è un’imposizione di suoni scanditi dallo stridore di fondo delle bacchette (di Roberto Dani) che sfregano il metallo e dalla ricerca esasperata di strumenti oltre gli strumenti. Estremamente creativo e introspettivo, come appaiono d’altronde tutti i brani di Battaglia nel loro genere. Il trio termina in piedi. Battaglia suona pizzicando le corde del pianoforte, in una ricerca esasperata dei toni sempre più alti; Dani è in continua riproduzione dei suoni più metallici, quasi elettronici, mentre il contrabbassista, Salvatore Maiore, è in preda ai toni più gravi.
Un album di tale spessore è consigliato solo ai più impavidi, a chi la melodia riesce a coglierla nell’originalità di ogni invenzione (in qualsiasi cosa essa comporti), a prescindere dalla sintonia musicale canonicamente concepibile.

Stefano Battaglia Trio
The River of Anyder
(ECM 2151)
 
01. Minas Tirith
02. The River of Anyder
03. Ararat Dance
04. Return to Bensalem
05. Nowhere Song
06. Sham-bha-lah
07. Bensalem
08. Anagoor
09. Ararat Prayer
10. Anywhere Song

19-12-2011 - visite: 7409

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