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Lo Schiaccianoci 3D (The Nutcracker: The Untold Story)
Trasposizione innovativa di Andrei Konchalovsky
Un film di Andrei Konchalovsky.
Con Elle Fanning, Nathan Lane, John Turturro, Frances de la Tour, Richard E. Grant.
Titolo originale The Nutcracker in 3D.
Animazione, durata 107 min.
Gran Bretagna 2010 - M2 Pictures



Tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa, e l’immaginazione è quanto di più potente la nostra mente abbia a disposizione. Così pensa Mary, che in una malinconica vigilia di Natale, lasciata dai genitori sola con il fratellino, viene incantata dallo zio Albert e dalla sua casa di bambole. Popolata di buffi personaggi che si animano la notte, per coloro che sono in grado di vedere e, soprattutto, di credere. La storia dello Schiaccianoci è forse la più natalizia che ci sia, ex aequo con lo splendido Canto di Natale di Charles Dickens. Ne è complice il balletto in due atti e tre scene da libretto di Marius Petipa, su musiche del compositore russo Piotr Il’ic Cajkovskij (opera 71), tratto dalla versione rimaneggiata ed edulcorata di Alexandre Dumas padre dell’originale testo.
schiaccianoci
È di fatto il balletto più rappresentato al mondo nel periodo festivo, immancabile presenza in cartellone; grazie all’atmosfera fatata e onirica, foriera dell’impossibile che accade, nonché all’ambientazione temporale da cui si dipana il filo stesso del racconto – una Ottocentesca, viennese vigilia di Natale. La versione originale, scritta nel 1816 da Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, è un trionfo dello spirito romantico del tempo e della propria maestria all’unheimlich, al perturbante, al sogno. Avvolgente, adulto e cupo nei toni ma profondamente allusivo per la fantasia di un bambino nel contenuto, la storia narra di Clara che, seduta nel grande salotto borghese e circondata di ospiti durante un ricevimento, riceve in dono dal padrino e fabbricante di giocattoli Drosselmeier un originale schiaccianoci dalle sembianze di un fiero soldatino. Affascinata dal giocattolo, Clara lo porta con sé, quando ecco che il pupazzo prende vita, accompagnandola in un mondo fantastico, dove fiocchi di neve e bambole di marzapane vivono di vita propria sotto la minaccia dei topi e del loro re, che spodestano lo schiaccianoci e distruggono i giocattoli. Sarà proprio grazie alla bambina che il trono sarà riportato nelle mani del legittimo sovrano.

La trasposizione della storia di Andrei Konchalovsky è tanto innovativa quanto tradizionale. La prospettiva scelta per donare il magico mondo hoffmanniano al pubblico della nona arte è quello del 3D, avvalendosi della più avanzata tecnica CGI (acronimo di Computer-generated Imagery, particolare applicazione nel campo della computer grafica), il risultato che il regista offre dopo venti anni di ricerca e di preparazione affronta non ha raccolto buoni giudizi di critica, nonostante di fatto non manchi proprio nulla, anzi sia un omaggio dagli impeccabili riferimenti estetici e da originali reinterpretazioni stilistiche. A partire dalle splendide melodie composte da Čajkovskij per il balletto e da brani della Sinfonia n. 5, arricchiti da testi di Sir Tim Rice creati su misura, oltre a tre composti per l’occasione. Si possono così riconoscere la Danza della fata dei confetti (introduzione) e la gioiosa Danza dei fiocchi di neve, sino al delicato Valzer dei fiori che accompagna le scene finali: un modo in cui musica e storia si integrano, proponendo una versione nuova della celeberrima storia attraverso la settima arte.

schiaccianoci2 Fedele alla trama, il film scarta qualche dettaglio di intrecci, o donando un tocco personale all’opera. La Clara del racconto diviene così Marie (Fanning), la protagonista sognatrice e coraggiosa; la Fata dei Confetti – l’aiutante, per dirla con Vladimir Propp - diviene Fata della Neve; mentre al giocattolaio Drosselmeier viene sostituito uno zio svampito e altrettanto geniale. Registri linguistici estremamente diversi trovano il proprio posto nella narrazione, che passa così agevolmente dall’espressionismo al romantico, dallo scherzoso al drammatico, sino al malinconico; raccontando con i toni originali e spesso oscuri del racconto originale che nel balletto sono celati o andati perduti, mostrandoci una malignità tanto nelle azioni quanto nelle atmosfere, senza però fare troppa paura. Il vanesio e inetto Re topo di John Turturro, meno spaventoso e oscuro del crudele Re topo di Hoffmann, è succube di una madre altrettanto narcisista che lo comanda a bacchetta (De La Tour). Perseguendo l’obiettivo supremo di rattificazione del mondo, i topi regnano ora su di una grigia e triste città, dove il bieco divertimento è privare i bambini dei proprio amati giocattoli, destinati alla fornace. Interessanti sono anche i rimandi storici che si possono osservare. Il regno usurpato dall’esercito dei topi stupidi e servili ricorda molto la dittatura nazista, cui si rimanda anche con elementi architettonici; ma il colpo di genio sta nella scelta di ambientare il racconto nella Vienna degli anni ’20, in cui possiamo incontrare Sigmund Freud e Albert Einstein, il quale prende idealmente il posto del giocattolaio Drosselmeier. Lo stravagante zio Albert (Lane) è una figura fondamentale per la protagonista Mary e per la struttura intera: lo è con la sua casa di bambole, le originali filastrocche per spiegare il concetto di relatività, e il dono del pupazzo Schiaccianoci, in realtà il principe bambino di un regno un tempo felice, ora spodestato e tramutato per magia nera in un soldatino di legno, di nome NC (Rowe).

Il tessuto prezioso resta comunque la letteratura, che offre una galleria ricca e suggestiva per grandi e piccoli: NC è inizialmente un pupazzo di legno inanimato (come il Pinocchio di Collodi), e perde, in uno degli sconti con i topi che lo vogliono bruciare, una gamba (come il Soldatino di stagno di Andersen). È di fatto lui il passatore, la figura che traghetta Mary da un mondo all’altro, che colloca piccoli brani accaduti all’interno di uno dei mondi in speculari avvenimenti nel mondo opposto –come accade quando l’albero di Natale, rosicchiato dai topi, si rovescia facendo cadere NC e Mary; e risvegliando nel contempo la stessa Mary che dormiva nel proprio letto e che ritrova il salotto in completo subbuglio. Ma la sceneggiatura prende anche il più importante carattere del racconto: l’essere sempre in bilico tra sogno e realtà, tra mondo delle fiabe e mondo reale, processo di cui Hoffmann è maestro indiscusso e insuperato, e dono artistico cui Konchalovsky non si distacca affatto. Così, accade che lo zio Albert si trovi nella città dei topi come suonatore ambulante, e che Marie veda nella Fata della Neve la propria madre (entrambe interpretate da Visotskaya); mentre il principe schiaccianoci NC, dopo avere ritrovato il proprio regno, sieda nel salotto di casa di Marie come un nuovo e atteso compagno di giochi.

Introducendo altresì divertenti dettagli steampunk che non stordiscono lo spettatore né lo straniano, perché – vale sempre la pena ricordarlo - siamo in un film fantastico. Eccoci così di fronte a motociclette fiammanti, topi-pipistrelli con ali meccaniche, macchine volanti con gambe d’acciaio. Intimorisce e diverte, meraviglia e invita a riflettere, desidera imprimere nella mente l’importanza della immaginazione: quella che i bambini ancora posseggono, e che i grandi troppo spesso dimenticano. Perché in fondo, ribadisce lo zio Albert, “la realtà non è nulla più di una persistente illusione”.


Giorgia Pizzirani
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