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Feb 07 2012

Alle Isole Scilly si disputa il più piccolo campionato al mondo

Un derby lungo venti domeniche

di Alessandro Orlandin

Quando la costruzione di una rivalità non ha alternative

Scilly
Ogni squadra di calcio al mondo deve necessariamente avere la propria nemesi. Che si parli di un team di fama internazionale o di una squadra di amatori, c’è sempre un’altra compagine dai colori diversi con cui instaurare una forte rivalità. Sia essa a lungo termine (come nel delle stracittadine) o sia di carattere temporaneo, è un fattore essenziale per aggiungere interesse al gioco. La maggior parte delle squadre rivali si incontrano giusto quel paio di volte l’anno in campionato, ma può capitare che si incontrino più spesso del solito (come Barcellona e Real Madrid) o non si incontrino proprio per ragioni di categoria (come a Genova o a Verona). Difficile però pensare al dover incontrare i propri rivali ogni domenica, per diversi mesi. Tuttavia questo accade nel campionato delle Isole Scilly, piccolo arcipelago al largo della Cornovaglia: qui esistono solamente due squadre iscritte alla locale lega calcistica. Quasi inutile dire che si tratta del più piccolo campionato al mondo riconosciuto da una federazione nazionale. Da novembre a marzo, ogni domenica alle 10.30 i giocatori di Woolpack Wanderers e Garrison Gunners percorrono la polverosa stradina che porta al campo da gioco, piazzato sul punto più alto dell’isola di Saint Mary, e si danno battaglia. Sono pescatori, agricoltori, guide turistiche, gestori di piccoli negozi, uomini comuni prestati per novanta minuti al football. Dopo il fischio finale tutti assieme al pub e appuntamento alla domenica successiva, per diciassette volte in totale fino all’assegnazione del Lioness Shield.

Le cose stanno così dalla metà degli anni Cinquanta, quando sull’isola non si riuscì a formare più di due squadre, appunto Wanderers e Gunners. Prima di allora si disputava la Lyonesse Inter-Island Cup, una competizione che metteva di fronte le rappresentative delle diverse isole dell’arcipelago. Non che dovessero essere molte in ogni caso, visto che delle quasi 150 isole che compongono le Scilly solo sei ospitano dei centri abitati, per un totale di circa duemila anime. Quello della scarsa popolazione ovviamente è il problema primario nel mantenere vivo il campionato: la grande maggioranza dei giovani sopra i sedici anni lascia le Scilly per andare a studiare nei college dell'entroterra inglese e sono pochi a tornare a causa delle scarse opportunità lavorative. Una situazione naturale, come confermato dal terzino dei Gunners Chris Evans, intervistato dal magazine della Fifa: "Un tempo i nostri cittadini tornavano a casa una volta completato il percorso di studi, c’erano possibilità di lavoro nella pesca e nell’agricoltura. Ora l’unica vera industria delle Scilly è il turismo, per cui meno del dieci per cento dei nostri giovani torna indietro". Non è un caso che il giocatore più anziano del campionato si sia ritirato lo scorso anno dopo aver soffiato su settanta candeline. Appese le scarpe al chiodo, ora il mediano Chas Wood fa il segretario della lega e si impegna nel promuovere l’immagine della Scilly Football League: "Tra i giocatori c’è sempre grande voglia di vincere, è incredibile. La rivalità è forte, nonostante in campo si affrontino tra di loro amici, colleghi e talvolta anche membri della stessa famiglia. È un modo per fare sport e tenersi insieme, oltre al fatto che scontrarsi ogni domenica ci dà parecchie opportunità di prenderci in giro gli uni con gli altri". Si ravvisa un certo orgoglio da parte dei locali nell’essere protagonisti del campionato più piccolo del mondo. Lo prova la scritta all’ingresso del Garrison Field che recita testualmente: "Il campo della più piccola lega calcistica del mondo". E non è un caso che anche lo scalcinato sito internet della lega sia worldsmallestleague.co.uk.
Scilly2
Sul piano dei risultati sembra proprio, a meno di ribaltoni clamorosi, che il titolo di quest’anno sia destinato ai Gunners per la seconda stagione consecutiva: undici dei quattordici incontri disputati finora sono stati vinti dai gialloblu. La squadra del capitano Alex Gibbons può addirittura ambire alla tripletta: lo scorso 15 gennaio hanno vinto anche la Foredeck Cup e il 25 marzo sono attesi dalla finale di Wholesalers Cup, sempre contro gli eterni rivali Wanderers. Perché alle Scilly non si fanno certo mancare nemmeno gli scontri di coppa. Il rischio di un dominio incontrastato di una singola squadra nel corso degli anni è comunque scongiurato dal metodo di selezione degli organici: a settembre, prima che la stagione abbia inizio, i due capitani si incontrano, lanciano una moneta e uno alla volta scelgono singolarmente i giocatori che vogliono per il loro team. Come all’oratorio. Nel giorno di Santo Stefano le carte vengono mischiate: si disputa infatti l’Old Mans Game, la partita dei vecchi contro i giovani. Una volta all’anno, normalmente verso fine marzo, una selezione della vicina Cornovaglia sbarca a Saint Mary per un’amichevole. Insomma, i calciatori improvvisati delle Scilly non dovrebbero poi annoiarsi così tanto. La pensa così anche l’arzillo Chas Wood: "Ovviamente sarebbe bello giocare con altre squadre, ma tutto sommato giocare ogni settimana contro lo stesso avversario è sempre meglio che non giocare per niente".

Scritto da: Alessandro Orlandin

Data: 07-02-2012

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Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

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