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Feb 14 2012

Serie di incontri sulla figura dell'intellettuale bolognese

Disperatamente Italiano

di Antonio Vergoni

Copparo ricorda Pier Paolo Pasolini

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Nel novantesimo anniversario della nascita di Pier Paolo Pasolini, il Comune di Copparo ha pensato di ricordare il grande poeta, scrittore e giornalista attraverso una serie di incontri e spettacoli teatrali dal titolo “Pier Paolo Pasolini una vita corsara”. Il primo incontro, “L'Italia di Pier Paolo Pasolini”, rinviato di qualche giorno a causa del maltempo, si è finalmente tenuto l'8 febbraio e Occhiaperti ha deciso di assistervi per raccontare al proprio pubblico la prima parte della vita e dell'attività artistica di Pasolini, dalla fine della seconda guerra mondiale fino al boom economico. Questo primo incontro, al quale seguirà una seconda parte dedicata al periodo successivo, gli anni Sessanta fino alla tragica morte nel 1975, è stato presentato da Roberto Chiesi del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Bologna.

Davanti ad una platea gremita più dell'atteso, con la presenza di molti anziani ma anche di giovani, abbiamo assistito alla lettura di alcune significative poesie del primo periodo friulano quando ancora Pasolini era maestro di scuola a Casarsa, paese natale della madre. La descrizione di quel mondo che andava scomparendo sotto i suoi occhi, dei dialetti e della tradizione contadina di quel “lontano Friuli” che egli tanto amava, ci ha fatto approdare alla principale utopia pasoliniana: la convivenza di progresso e tradizione, la costante dualità che egli ha sempre cercato di descrivere e conciliare, ma che vedeva sparire a causa dell'avanzata di quello “sviluppo senza progresso” che avrebbe portato poi all'attuale società del consumo totale. Pasolini disperatamente italiano, come volle decriverlo Bellocchio nel suo libro “Dalla parte del torto”, che visse come una vera tragedia personale la distruzione della società precedente, la trasformazione e l'omologazione neo-borghese che sotto i suoi occhi andava compiendosi. Il tema conduttore del ciclo di incontri copparesi è prorio Pasolini e l'Italia, la storia di una passione che lo accompagnerà per tutta la sua vita, che gli farà incontrare la realtà a cui si sentiva naturalmente legato, che sentiva appartenergli: gli oppressi e gli emarginati, l'Italia lasciata ai margini del progresso.

ppp2 Come ha raccontato Chiesi, fin da giovane, nel quadro di una cultura clerico-fascista dominante, fatta di pregiudizio e ignoranza, Pasolini non ebbe timore di opporsi all'autorità e al cambiamento a cui assisteva, pagandone poi il prezzo in prima persona. L'esclusione dall'insegnamento in Friuli, a causa della sua omosessualità, lo portò a trasferirsi a Roma con la madre dove rimarrà fino al tragico epilogo della sua vita. Qui ritrova la “sua” gente, quel popolo di reietti esclusi dal progresso economico che in gran numero affollavano le periferie della capitale. Le borgate romane, una realtà che ispirerà negli anni la sua produzione cinematografica e della quale si farà paladino e difensore fino alla fine. Pasolini scende in strada, vive quell'Italia in prima persona, “sporcandosi” fino in fondo, in totale rottura con gli schemi degli intellettuali dell'epoca che quella realtà descrivevano solo da lontano. Pasolini rivoluziona e fonda un nuovo giornalismo, vive in presa diretta quello che riuscirà a riprodurre in maniera magistrale a partire dai suoi primi film, come “Accattone” o “Una vita violenta”. Attraverso un mix di visceralità e razionalità, di poesia e crudo realismo, egli riesce magistralmente a intercettare quel mondo rimasto escluso dallo sviluppo delle grandi metropoli industriali, presentandosi come il più profondo interprete del cambiamento culturale di quegli anni. Descrivendo le borgate romane, paragonate a giganteschi campi di concentramento nei quali vengono relegate le classi più povere e i reietti del sistema, Pasolini fa propria quella realtà, incolpando la società opulenta dell'epoca di creare quel benessere fittizio, fatto di televisione e consumismo che proprio quell'emarginazione alimenta e crea.

La figura solitaria di Pasolini, come ha voluto ricordare Chiesi al termine del suo intervento, si scontra con la veemenza di un mondo in rovina, di uno sviluppo confuso con il progresso. L' Italia di questi anni e la sua politica non sono che la logica conseguenza di ciò che Pasolini cercò invano di comunicare alle èlite del nostro paese. La sua battaglia diventa quasi una profezia dell'Italia di oggi, “distrutta esattamente come quella del 1945”, divorata dal consumismo e dal conformismo, dove ad essere in macerie sono i valori e non le case.

Scritto da: Antonio Vergoni

Data: 14-02-2012

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