LIVE \ Wilco all'Estragon 09.03.2012

La Band di Chicago ritorna in Italia con due strepitosi Sold Out

di Edoardo Gandini
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wilco 1

Mi dispiace deludere gli assenti ma oggettivamente il concerto dei Wilco di ieri sera all’Estragon di Bologna è stato a dir poco grandioso. Mi ritrovo quasi ogni volta a raccontare grandi esibizioni e performance vicine alla perfezione; com’è possibile vi chiederete voi? Me lo sono chiesto anche io questa mattina, cercando di analizzare il concerto in tutte le sue sfaccettature, libero dall’immediata euforia post-live. Semplicemente, credo che con l’avvento di internet il mercato della musica sia cambiato radicalmente: poche persone comprano i cd e i live sono diventati, se non l’unica, la maggior fonte di guadagno per gli artisti, inoltre le voci si diffondono velocemente sulla rete, talvolta appoggiando talvolta affossando la reputazione dei musicisti, aumentando ulteriormente il peso specifico dell’esibizione e spingendoli a migliorare sempre di più per costruirsi una buona fama da esecutori. Detto ciò, credo comunque che questo discorso valga poco o niente di fronte ad artisti del calibro dei Wilco, band americana con una ventennale esperienza alle spalle, poco famosa in Italia fino all’uscita dell’ultimo fortunato disco, The Whole Love, ma comunque molto apprezzata, come si deduce dal tutto esaurito fatto registrare nelle due uniche date italiane.
Quando sono entrato all’Estragon le persone erano già completamente stipate e, nonostante il concerto dovesse ancora iniziare, nessuno voleva cedere il proprio posto, rendendomi impossibile, nell’ordine: prendere una birra, sbirciare la setlist, dare un’occhiata al ricco merchandising e, last but not least, fare una tappa al bagno. Un Estragon cosi non lo avevo mai visto, riempito in ogni suo centimetro da un pubblico estremamente eterogeneo, composto per lo più da giovani coppiette innamorate e persone di mezz’età.
wilco pubblico
Dopo un quarto d’ora di trepidazione, alle 22.15 circa, salgono sul palco i Wilco, accolti come prevedibile da un’ovazione del pubblico. Nemmeno il tempo per un saluto veloce che Jeff Tweedy, chitarra semi acustica in spalla, e soci danno inizio al concerto con la splendida One Sunday Morning, poetica ballata da dodici minuti, spesso sovrastata dagli applausi di un pubblico attento e in religioso silenzio.
Da qui in avanti inizia lo show della band di Chicago, condito da precisi cambi di ritmo, chitarre distorte al limite del noise e strepitosi stacchi che creano dinamiche difficilmente riscontrabili in altri gruppi. Si passa quindi, in poco più di mezz’ora, dalla stuzzicante e semplice melodia di I Am Trying to Break Your Heart all’intenso crescendo della moderna Art of Almost, nuovo brano con forti influenze elettroniche, che si trasforma man mano in un vero delirio orchestrale per poi interrompersi bruscamente, lasciando il pubblico esterrefatto. Il concerto prosegue su un altissimo livello di tensione fino al nono pezzo in scaletta, Impossible Germany, arricchita dall’eccezionale assolo di un indemoniato Nels Cline lungo quasi tutta la durata della canzone, per poi, però, calare di conseguenza durante i successivi due brani fino ad una piccola pausa in cui Jeff Tweedy, fino a quel momento quasi totalmente in silenzio, si intrattiene per la prima volta in uno scambio di battute con il pubblico;
C’è qualcosa di sbagliato in questa maglietta - dice, sventolando una t-shirt non ufficiale in vendita fuori dal locale - ci sono solo quattro elementi qui, mentre noi siamo in sei, iniziando ad elencare i quattro “fortunati” protagonisti che, al suono del proprio nome, rispondono con un boato di soddisfazione. Io e Pat (Sansone, una sorta di sosia di Thurston Moore) secondo voi non siamo importanti? Proviamo a sentire come suona il prossimo pezzo senza di noi - dice, dettando i tempi per Capitol City, iniziata in maniera decisamente insignificante, priva di voce e arrangiamenti, per poi essere ripresa nella sua naturale composizione, accompagnata dagli applausi di un divertito pubblico. Il concerto prosegue sul filo del rasoio per un’ulteriore ora, tenuto sempre vivo da un uso chirurgico della componente elettronica e da un lavoro certosino sui suoni, assolutamente strepitosi e ricercati anche nei brani più commerciali come nella coinvolgente Whole Love, titletrack dell’ultimo lavoro discografico.



L’esibizione si conclude con un encore di ben sei brani tra cui spiccano sicuramente Via Chicago, armoniosa ballata intramezzata da stacchi di puro rumore, durante i quali il solo Jeff continua a cantare e suonare come se nulla stesse accadendo e I’m The Man Who Loves You, cavalcata alternative country che mette in mostra la vera anima del gruppo, capace di fondere le componenti più classiche del country con le attitudini rock e le influenze noise della band.
Un live strepitoso, l’ennesimo di questa ricca stagione concertistica dell’Estragon, che si accinge a festeggiare il ventesimo compleanno con un palinsesto di tutto rispetto. I Wilco si sono rivelati una garanzia, intrattenendo il pubblico per più di due ore e dando la netta impressione di non voler mai abbandonare il palco; una presenza scenica molto forte, seppur mai esagerata, eccetto quella di Nels Cline, posseduto dalle sue innumerevoli chitarre, tra cui spicca addirittura una doppio manico utilizzata durante Whole Love (pensandoci adesso, alla rilettura del pezzo, mi sembra un chiaro omaggio ai Led Zeppelin ). La chiave del successo dei Wilco è probabilmente rintracciabile nell’orecchiabilità dei brani, arricchiti da un giusto compromesso tra commerciale e ricercatezza che rendono il prodotto finito mai banale, riuscendo a risultare apprezzabili sia all’ascoltatore comune che ai più esperti musicisti. Questi si che sono pezzi! - seguito da una sequela di rafforzativi che non sto ad elencarvi perché effettivamente troppo volgari, il commento del tizio dietro di me che, se proprio vogliamo trovare una pecca alla serata, ad ogni applauso ha sfogato un po’ della sua euforia sulla mia povera schiena.
wilco saluto

Si ringrazia infinitamente il gentilissimo Luca Stramaccioni per la concessione delle sue bellissime foto e video

Salutandovi, allego la scaletta integrale del concerto e vi ricordo il prossimo imperdibile appuntamento all’Estragon il 24 marzo, in compagnia di Mark Lanegan, in Italia per presentare il suo ultimo lavoro, Funeral Blues.

Wilco
1. One Sunday Morning
2. Poor Places
3. Art Of Almost
4. I Might
5. I Am Trying to Break Your Heart
6. One Wing
7. Black Moon
8. Spiders (Kidsmoke)
9. Impossible Germany
10. When The Roses Bloom Again
11. Born Alone
12. Laminated Cat (Loose Fur cover)
13. Capitol City
14. I Must Be High
15. Whole Love
16. Heavy Metal Drummer
17. Dawned on Me
18. A Shot in the Arm
--Bis—
19. Via Chicago
20. The Late Greats
21. Walken
22. I’m the Man Who Loves You
23. Monday
24. I’m a Wheel

12-03-2012 - visite: 7079

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