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Mar 24 2012

Colleghi si diventa (chiedi alla sfiga)

di Grazia Russo

Vita da ufficio

Sarà il caso o forse no, sarà la sfiga probabilmente sì: quel che è certo è che prima o poi, per un periodo più o meno breve della tua vita ti ritrovi a lavorar con gente che proprio non sopporti e con la quale devi convivere. In tal caso che si fa? Ci si arma, ci si attrezza, i videogames con Lara Croft serviranno pure a qualcosa! E Rambo? Dove lo mettiamo Rambo? stress da lavoro
Lavorare stanca, più o meno tutti e non ci credete a quelli che dicono di divertirsi un mondo lavorando, perché tanto il destino di tutti è di finire in orari diversi della giornata stesi come sarde sul divano: pancia all’aria e arenati come balene dopo tutta una giornata fuori casa, tanto stanchi da cimentarsi ripetutamente in inutili tentativi di magia cercando, per esempio, di avvicinare alla mano con la sola forza del pensiero il telecomando piazzato sul tavolo di fronte, pur di non alzarsi dalla postazione raggiunta: di Silvan ce n’è uno e come lui non c’è nessuno! A lavorare ci si stanca e se ci si mettono pure le colleghe o i colleghi è davvero la fine. Piuttosto che entrare in ufficio potresti esser disposta/o a mangiare le lumache con Bear Grylls (quello che ne sa sempre una più del diavolo nel programma Wild - Oltrenatura e che ha la telecamera più resistente agli urti della storia) o a cercare un’oasi nel deserto del Sahara. Tutto per non rivedere quella faccia da schiaffi della tua collega, lei che ha tracce di cattiveria nel dna e che con la sua mania per le piante ha fatto diventare l’ufficio un terreno di caccia, dove in estate si tocca un’umidità del novanta per cento dentro e fuori. A frequentarlo ci si è messa pure la guardia forestale per tutelare animali in via di estinzione ed è l’unico posto in cui la zanzara tigre prende le caratteristiche della fenice: muore e ritorna a nuova vita istantaneamente.

colleghi di lavoro Va decisamente peggio con la collega “sono una strafiga”, per la tipologia uomo vedi alla voce “riesco ancora a far colpo sulle ragazzine”. Quella sempre in tiro: la sedicente perfetta. Per venire in ufficio si veste come se ogni giorno dovesse ricevere “nientepopodimenoche” l’Oscar. Tette strizzate da giacche di taglie più piccole e ben in vista, camminata da dinosauro (Tyrannosaurus Rex per intenderci) su tacchi dello spessore di un ago, super piastra mattutina e trucco leggero da sfilata di carnevale. La simpaticona che lavora con te tutti i giorni nello stesso posto e che fuori dall'ufficio se ti incontra per strada non ti saluta.
Per lui: golfino leggero con colletto alzato, senza giaccone quando fuori c’è la neve. Occhiali da sole all’ultima moda con giornate di cielo grigio e nebbia fitta fitta e dulcis in fundo converse gialle ai piedi. Belli miei: l’età che avanza si vede lo stesso, anzi di più. (Avete ben in mente il saggio sull’Umorismo di Pirandello?)

Peggio è se a questa tipologia appartiene il capo dell’ufficio. E allora vai col liscio e gli schieramenti: da una parte si piazzano le colleghe o i colleghi della ola da stadio, quelle/i dai complimenti facili, tutte/i iscritte al fan club “la dignità propria sotto i tacchi del capo”, le spie del KGB avrebbero molto da imparare da serpi di tale portata. Dall’altra parte ci sono quelle/i del buon viso a cattivo gioco, con sorrisi paralitici a mille denti ottenuti solo grazie ad un sano e prolungato allenamento e a robusti ganci da scalate alpine, che mantengono saldamente tirate le guance unendole ai lobi delle orecchie. In ultima posizione c’è lei: la “malata immaginaria”. Quella che ne ha sempre una, che sia mal di denti, testa, pancia, fitte addominali, mal di schiena, alla vista, otite, reumatismi o quant’altro; la sua borsa è naturalmente una farmacia - omeopatica - da asporto e il medico una figura del tutto inutile nella sua vita. Delle malattie è l’esperta: le ha sempre tutte lei e se non le ha, allora le ha avute in passato. Non fate mai l’errore di chiedere: “Come stai?” vi partono delle filippiche non da poco! Un lazzaretto vivente, sparge germi durante tutto l’anno a destra e a manca. La signora lamentela. Un catorcio umano trascinato da due gambe.
Tipologia valida anche al maschile, ma con una sostanziale differenza: tutto quanto è da considerarsi elevato al cubo nell’uomo. Lui sta sempre più male di tutti e un raffreddore, non sarà mai un semplice raffreddore, ma una malattia rara equatoriale senza speranza alcuna di salvezza. Già pronto per fare testamento!raffreddore

Finite le otto ore di lavoro ecco però che fanno il suo ingresso in ufficio la fata Turchina, il Genio della Lampada di Aladin, i topini di Cenerentola, o una spruzzata di acqua santa e...taaaadaaannn: la trasformazione! Un grillo! Un cavallo da rodeo! Salta, si rotola, corre, prenota il calcetto, lei si rifà il trucco, spruzza il profumo, chiama le amiche e schizza via a fare aperitivo. Provate a calcolare la velocità con la quale lascia l’ufficio con un bel sorriso stampato in faccia. Un miracolo. Dopo giornate di lavoro così stancanti, se non altro, dalla vostra postazione divano, potrete sempre dire di aver conosciuto Lazzaro.



Scritto da: Grazia Russo

Data: 24-03-2012

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