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Mar 29 2012

Alessio Bogani

di Sara Draghi

Fantasmagorie. Indagini sopra il Pedagogico di Aguscello

Fotografia sfasata e sfocata del pedagogico di aguscello


Il Pedagogico di Aguscello, la più nota casa infestata di Ferrara, fu dal 1932 fino alla metà degli anni Cinquanta sede della clinica “Casa di cura Bernardi” per malati di tubercolosi. Nel 1961 la clinica fu convertita nell’Istituto Medico Pedagogico per minorati psichici, rimasto attivo fino al 1974.
Visitato clandestinamente nelle notti d’estate da centinaia di giovani come iniziazione alla paura e luogo d’incontro di gruppi satanisti, il fatiscente rudere ha creato attorno a sé una lunga serie di racconti e leggende popolari, nei quali compaiono due temi ricorrenti: le violenze reiterate sui pazienti e la misteriosa sparizione di un bambino.

Un primo gruppo di racconti, ambientati nel corso della seconda guerra mondiale, descrivono l’edificio come una sorta di ospedale-lager all’interno del quale venivano praticati esperimenti medici sui bambini. Un'altra serie di testimonianze ha invece come protagoniste un gruppo di suore, accusate di aver rinchiuso e abbandonato nella struttura i giovani ospiti dell’ospedale. Le suore tornano in una curiosa versione, accusate di violenze ed infanticidi (talvolta si specifica che gli omicidi avvenissero per lapidazione). Le pietre ricorrono anche in un altra cronaca, che ha come protagonista una bambina uccisa da una pietra scagliata dal terzo piano. Tutti questi aneddoti non tengono conto del fatto che l'edificio all'epoca della seconda guerra mondiale, non fosse ancora attivo come Istituto pedagogico.

L'abuso sui ricoverati ricompare nel periodo in cui l'ospedale era attivo come Istituto per minorati psichici. Molte delle storie sono accomunate dal tema della scomparsa di un bambino il quale, per sfuggire alle torture, si gettò da una finestra dell'ultimo piano. Secondo alcune testimonianze il suo spettro sarebbe stato avvistato sia sul balcone sopra l'ingresso principale, sia nel giardino. In una ulteriore declinazione del tema a diventare uno spettro è invece la madre di un giovane paziente, morto per gli abusi subiti dallo staff medico. Il corpo martoriato del fanciullo sarebbe stato occultato e sepolto nel parco dell'ex Istituto. I presunti avvistamenti parlano di una figura femminile affacciata alle finestre dell'edificio principale, vagante nel giardino o nell'edificio secondario, dove svanirebbe dopo aver messo in moto la giostra del parco (un episodio simile vede protagonista il fantasma del bambino).

Ritratto di donna spettrale su tonalità rosso accesso

Un ultima leggenda – vistosamente inverosimile – accusa un pazzo omicida della chiusura dell'ospedale. L’invenzione potrebbe essere nata all'epoca della “Bestia di Beelitz” per effetto dell'attenzione mediatica verso i fatti di cronaca riguardanti l'ex sanatorio tedesco Beelitz Heilstätten, avvenuti tra il 1989 e il 1990.

Il gruppo di storie del bambino scomparso, con il particolare della madre citato nelle due versioni, è l'unico ad avere legami verosimili con la realtà.

«Nei primi anni Sessanta l'entomologo R.G., attivo a Bologna, si avvicinò alla cerchia modenese dell'occultista e satanista lucano conosciuto con il nome “Signor Giuseppe”. R.G. era da poco rimasto vedovo della giovane moglie e, stando alla testimonianza del collega M.A., la depressione del lutto sfociò in una nuova passione per l’occulto e la magia. A poca distanza di tempo l’entomologo iniziò una relazione non ufficiale con una certa Adelina, giovane donna presumibilmente di bassa estrazione. L'uomo è descritto come “euforico” soprattutto a seguito della repentina gravidanza di Adelina, dalla quale sembra certo di avere una bambina. Nasce però un maschio e l'interesse di R.G. per l'amante e il figlio svanisce improvvisamente. L'uomo non regolarizza l'unione e poco dopo lascia Bologna (probabilmente alla volta di Napoli). Da questo momento in poi la sequenza degli avvenimenti diventa confusa. Adelina si reca di continuo all'Istituto di Aguscello per riavere il figlio, convinta che sia stato internato dietro volontà di R.G., ma al personale della struttura il ricovero non risulta (i documenti confermano che l'Istituto accoglieva principalmente pazienti tra i sei e i quattordici anni). Le visite ossessive di Adelina potrebbero aver ispirato la credenza sul fantasma femminile in cerca del figlio ed è verosimile che la vicenda costituisca il nucleo originario del repertorio di leggende che ruotano attorno all'ex ospedale. Della sorte del bambino, come di quella di R.G., non si hanno notizie. Adelina, peggiorata al punto di lanciare reiterate accuse di infanticidio ora al padre ora allo staff medico, sembra essere stata ricoverata di lì a poco in una struttura psichiatrica (è incerto se a Ferrara o a Bologna)».

Il progetto Fantasmagorie di Alessio Bogani (di cui il testo sovrastante fa parte) è nato nell’ambito della mostra “Here we are– il luogo è sempre specifico” ospitata presso il PAC di Ferrara nel 2010. Il lavoro è costituito da un gruppo di ventiquattro lastre da lanterna magica - tipico strumento utilizzato in passato per la diffusione delle leggende popolari- a cui è affiancata la proiezione di un video in super8 realizzato nello stabile dell’ ex ospedale psichiatrico e da uno schedario con sessantaquattro fotografie scattate all’interno dell’edificio.

http://vimeo.com/27179454

Le opere di Alessio Bogani si fondono sulle dinamiche dell’arte preistorica, un arte intesa come celebrazione e talismano: analizzando sia temi universali sia privati, rappresentativi di esperienze possibili e diffuse, le opere dell’artista diventano memoria, tracce permanenti che si sedimentano nella storia sfidando l’oblio del tempo. Il passato diventa un territorio di inesauribili stimoli e la pittura, con le sue continue evoluzioni e involuzioni, il medium più idoneo allo sviluppo dell’immaginario dell’artista.
vecchia fotografia a colori con giovane donna aristocraticaL’artista trae i propri soggetti da fonti fotografiche e documenti del passato, come nel progetto espositivo Dreams (2009), promosso dalla Galleria Civica di Modena e ospitato presso Palazzo Santa Margherita, trasformato per l’occasione in un immaginario interno borghese anni Cinquanta. Al suo interno sono stati raccolti grandi ritratti realizzati dall’artista, fotografie, lettere, riviste e carte riguardanti una emblematica figura femminile appartenente all’alta borghesia italiana del dopoguerra. Il progetto espositivo, nella sua dimensione evocativa e transitoria, rappresenta un manifesto e una celebrazione di una classe sociale che la postmodernità ha contribuito ad estinguere, raccontando la sua tenace volontà di fissare i segni dei propri privilegi e del proprio prestigio attraverso una iconografia stereotipata.

Proiettati in atmosfere misteriose ed impenetrabili, i personaggi dei dipinti di Alessio Bogani irradiano luce piuttosto che riceverne, incastrati in un passato senza vie di fuga. Nella bellissima serie Haunted, presentata alla Palazzina Marfisa d’Este di Ferrara nel 2011, partendo dalle suggestioni derivanti dalle leggende urbane e dai racconti folkloristici sui dipinti maledetti, Bogani colloca le sue opere tra gli arredi rinascimentali del palazzo: i soggetti dei dipinti diventano presenze inquietanti legate al paranormale, all’occulto, al fantastico, custodi di storie inenarrabili che si fondono con la storia stessa dell’edificio che li ospita.

«Il tema del folklore e delle leggende popolari è un modo per stabilire un legame con lo spettatore, attingendo a un patrimonio preesistente di nozioni, emozioni, storie condivise che permettono a quest’ultimo di accostarsi ai miei lavori come a qualcosa di già parzialmente "proprio" o almeno decifrabile. Penso soprattutto al visitatore “occasionale” che avverte un senso di distanza e di inadeguatezza verso l'arte contemporanea. Cerco quindi di creare lavori che possano comunicare con immediatezza e interessare e coinvolgere anche in minima parte chi vi si accosta senza conoscenze pregresse».

Dipinto raffigurante il muso di un auto con i fari accessi nella nebbia

Alessio Bogani è nato nel 1977 a Modena, vive e lavora tra Modena e Venezia.

SITO INTERNET: www.alessiobogani.com
E.MAIL: a.bogani@gmail.com

Scritto da: Sara Draghi

Data: 29-03-2012

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