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Apr 05 2012

Mele (verdi) marce

di Grazia Russo

Se la politca è alla frutta

Oggi son le mele verdi, ieri le rosse, domani saranno blu, gialle, ma questo poco importa. Il punto è che sono marce e stanno cadendo dagli alberi sempre più numerose, mai spontaneamente, ma sempre perché dall’esterno abili contadini osservando l’albero, le notano e le fanno rotolare giù a valle. Serviranno per sfamare (poco) alcuni animali, ma non servono a noi.
mele marce
Fuori di metafora e fuori dai denti io mi chiedo da più tempo come siamo arrivati ad avere una classe dirigente politica di questo tipo e di questo livello, che insulta quotidianamente la nostra intelligenza. Non ce ne facciamo nulla delle mele marce sulle nostre tavole, men che meno di uomini che a “loro insaputa” fanno, dicono o comprano e ci rappresentano o ci hanno rappresentato in parlamento. Ma rappresentare chi poi? Cosa? Azzardo delle risposte; rappresentano “i mezz’uomini, gli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi... E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito... E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre” così Sciascia in “Il giorno della civetta”. Ecco, forse sono i degni rappresentanti di questo ricco e colorito elenco, ma c’è un’altra Italia: quella di un popolo bistrattato, affamato, che si arrangia come meglio può reinventandosi e incassando da tutte le parti politiche una sequenza di insulti irripetibili e che ciononostante non molla.

C’era una volta la politica e per questa si aveva un profondo rispetto. Siamo una nazione nata da troppo poco tempo; sì: 150 anni sono pochi per sviluppare un sentimento di appartenenza nazionale e di politica unitaria. Facciamocene una ragione, con buona pace dei festeggiamenti, dei moniti del capo dello Stato e del Papa e di tutta la compagnia. Siamo disuniti e diversi a partire dai dialetti per arrivare alla pasta che si mangia da nord a sud. Siamo diversi ed è proprio questo il bello. Quando capiremo che la varietà deve essere la nostra forza non sarà troppo tardi. Ci ritroviamo, ci abbracciamo, piangiamo stretti l’uno all’altro solo in due occasioni: alla vittoria dei mondiali e nelle disgrazie nazionali. Stop. Urge trovare un’unità in situazioni di emergenza come queste, in cui siamo immersi nel pantano della politica, che volenti o nolenti ci ritroveremo a raccontare domani ai nostri figli. Intanto che cerchiamo una risposta riflettiamo su un discorso di un’attualità disarmante, ma che è datato 461 a. C. . E’ Pericle a parlare agli Ateniesi:



“Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell'eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri,chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.”



Loro facevano così e adesso sembra che in Grecia lo abbiano dimenticato. E noi, come abbiamo fatto? Come facciamo? E soprattutto come ci comporteremo in futuro? A quale categoria di mele apparteniamo?

Scritto da: Grazia Russo

Data: 05-04-2012

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