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May 08 2012

Approfondimento dall'IJF 2012

Diario dall’Afghanistan / Un dollaro al giorno.

di Giorgia Pizzirani

Le presentazioni di due libri in dibattiti a più voci, arricchiti dalla presenza di grandi firme del giornalismo italiano

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Ci sono persone che arrivano prima della professione che svolgono, e che rapiscono una sala gremita con la loro semplice aura; persone che sfidano l’odierno imperativo dell’esserci a ogni costo, e dell’esserci per primo, per dimostrare che una vita e una carriera si costruiscono con testa e cuore; che ti fanno sentire orgogliosa di scrivere anche se un tesserino in tasca non ce l’hai. E ci sono valori che queste persone veicolano, in una sorta di affinità elettiva dell’informazione, tale per cui la verità –sempre ammesso che esista- non è quella raccontata dal giornalista, il quale è testimone e penna di ciò a cui assiste, restituendo al lettore la dignità e l’etica del racconto.

ijf_ap2 Ettore Mo(Corriere della Sera) è uno dei più importanti corrispondenti di guerra italiani, racconta in Diario dall’Afghanistan il proprio rapporto con questa terra, trasportandoci dentro essa con aneddoti e ricordi. La sua prima guerra afghana durante l’occupazione sovietica, il governo filosovietico contro i Mujaheddin che desideravano farlo divenire musulmano, la difficoltà a ottenere un visto di ingresso che arrivava direttamente da Mosca, e l’incontro pieno di poesia con il ‘leone del Panshir’, il combattente Ahmad Shāh Massoū, raggiunto in cima a una montagna a dorso di un mulo, che il giorno prima di essere ucciso parlava di Victor Hugo e Dante Alighieri e che si rivolse al giornalista con l’appellativo di mon ami italien, lui unico ad averlo raggiunto in un luogo così inaccessibile. Mo richiama all’importanza della immaginazione, che risiede nella capacità di focalizzarsi su di un elemento e trarre con sé il lettore, portarlo nella storia, affondarlo nel vortice della penna che rimesta l’inchiostro del calamaio che il giornalista affronta. Non paradosso, ma fondamentale qualità umana e professionale.

Essere in luogo e conoscerne tradizioni, conferire dignità alle persone, tutte, che vivono storie e realtà spesso ignorate, a favore e raccontare i meccanismi che sottendono una società. Questo è anche l’obiettivo di Giovanni Porzio (Panorama), che in Un dollaro al giorno mette a nudo il cuore gonfio nel mondo, conosciuto nel corso della propria carriera come inviato speciale attraverso Asia, Africa, Medio Oriente, America Latina: bambini di Harachi sfruttati; schiave del sesso di Dharamganj, in India, bambine spesso vendute dalle famiglie stesse; mendicanti in Pakistan, dove scontri a sfondo politico e religioso e attentati kamikaze cozzano contro ; città dei morti in Messico; uomini e donne di Gaza, sempre alla ricerca ‘di un tetto, di un indirizzo, di un’identità’; mercati di organi, aumento del costo di prodotti di prima necessità. Vittime della guerra, delle malattie, della fame; sono gli ultimi del mondo, sono i dimenticati a discapito dei noti, di chi il mondo lo guarda dall’alto, nella necessità di mantenere contatti diretti con la popolazione locale in momenti di difficoltà perché solo così si arriva a raccontare davvero. L’idea e l’obiettivo di fondo resta quello di ripristinare e promuovere l’etica del giornalista, liberandolo dal braccio legato dietro la schiena di cui troppo spesso è vittima. Che difenda le ragioni dell’atto territoriale, essendo il primo sul campo e non seduto in redazione – ed è citato l’esempio dei 259 giornalisti – cameramen, interpreti, cronisti - morti durante la guerra in Iraq, per testimoniare la realtà. Giornalisti di razza, e non da salotto; cronisti che seguono una guerra in loco, e restituiscono il punto di vista delle vittime, di chi questa guerra la vive sulla propria pelle; cronisti che costruiscono rapporti diretti con la popolazione locale in momenti di difficoltà. Tornare dalla parte della gente, e liberarsi di una estetica dell’apparenza tanto vuota quanto indegna per chi fa il mestiere più bello del mondo.

Scritto da: Giorgia Pizzirani

Data: 08-05-2012

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