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May 09 2012

Approfondimento dall'IJF 2012

Sulla verità e dintorni

di Giorgia Pizzirani

Julian Assange: dall’etica hacker a WikiLeaks

Così è l’irresistibile natura della verità:
tutto ciò che chiede, tutto ciò che vuole,
è la libertà di mostrarsi
”.
Thomas Paine


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Tratti grafici semplici e potenti, sceneggiatura dal sapore di inchiesta giornalistica, Dario Morgante e Gianluca Costantini presentano la graphic novel Julian Assange: dall’etica hacker a WikiLeaks. Frutto della fascinazione che Julian Assange esercita, il fumetto desidera analizzarne la figura, contestualizzandola in cultura e comunità hacker, attraverso differenti episodi e vicende che si mescolano creando il prodotto finale –persona e personaggio. Da Collateral Murder, video dell’azione militare USA a Baghdad diffuso nel 2010 che causò diciotto morti, tra i quali due membri dello staff dell’agenzia giornalistica Reuters, e il ferimento grave di due bambini, all’impatto mediale delle informazioni divulgate, che ne fanno lo spauracchio di grandi potenze mondiali; dagli esordi della comunità hacker negli anni Ottanta al processo che per questo lo vede coinvolto.

Privo di una precisa sequenzialità temporale e spaziale, che vede mescolarsi Stoccolma e Melbourne, Parigi e Londra, questo instant book che racconta di un personaggio ancora vivente è il primo esperimento in Italia a trattare un tema tecnologico di tale portata, oltre alla propria peculiarità di essere un opera aperta e ancora tutta da scrivere. La incredibile quantità di storie che circolano sul conto dell’uomo schermo di WikiLeaks, del suo essere camaleonte e sempre un pelo al di sopra delle parti, della sua figura dai risvolti epistemologici a metà tra un Robin Hood informatico e un Orazio che richiama nello pseudonimo di Mendax - nickname con cui diviene noto in rete come hacker - portano a formulare domande che realmente – il libro lo mostra - gli sono state rivolte: perché e per conto di chi lo fa, chi si cela dietro a egli stesso e ai suoi seguaci/complici, chi lui sia realmente, sino ad arrivare alle pressanti domande su presunti finanziamenti ricevuti dall’organizzazione, per cui le congetture si sprecano: dal Mossad israeliano ai cinesi, dagli ebrei alla CIA stessa, si scatena la questione del perché Assange faccia Assange. E della sua risposta che, semplicemente, si rifà alla filosofia hacker. Il libro – così come gli autori - si schiera politicamente dalla parte di questo thriller vivente, e della bontà dei concetti e dei valori che veicola ed esprime. Si pone letteralmente dalla sua parte, e lo fa con un mezzo – il fumetto - adatto a diffondere semplicemente il contenuto più spinoso e complicato, cronaca illustrata della realtà, grazie alla commistione che offre.

ijf_ap4 L’editor in chief di WikiLeaks si configura come metapersonaggio di una generazione, quella degli anni Settanta, che ha a che fare con tecnologia e immaginario, fatto esso stesso di macchine; e con una personalità poliedrica, quasi inafferrabile; un antieroe che sovverte le regole del giusto politicamente corretto, per riscriverle a favore di una etica di condivisione, di una cultura che scova il nascosto e l’irraccontato per mettere a conoscenza di fatti, notizie, dati che a tutti devono –e dovrebbero- appartenere, tutelando e promuovendo la libertà dell’informazione e il superamento di limiti e barriere imposti in modo creativo, attraverso sfide continue che riguardano ogni aspetto della vita. Squarciando il velo di Maya di Schopenhauer, e non prescindendo mai da tre principi fondamentali: “Primo: non danneggiare i sistemi che violi. Secondo: non alterare le informazioni. Terzo: diffondile”. Il credo di notizie trapelate (da to leak, diffondere, divulgare) integrato dalla tecnologia Wiki di cui Assange è martire e interfaccia si tramuta nella poetica raccontata in una vignetta: perché alla fine “scopri che non è la verità a renderti libero, ma lo smettere di chiudere gli occhi di fronte alla verità”. Il fumetto, in tutta questa dinamica, dimostra il terreno su cui si basa la filosofia di Assange, quella per cui opera e non per cui – ironizzando su di una domanda che gli è stata rivolta - lui odia la democrazia e sovverte gli schemi: la funzione catartica non vuole essere populistica, bensì rendere edotti governi, corporation e apparati militari del fatto che “esiste una morale superiore al loro potere”.

Noi abbiamo riportato i fatti nella loro interezza: due giornalisti sono stati uccisi dall’esercito americano. Quello stesso esercito che ha dichiarato che erano stati gli insorti a uccidere i giornalisti. Viene da chiedersi se è per questo che si esporta la democrazia, per poterla rimuovere a casa propria”. - Julian Assange


Scritto da: Giorgia Pizzirani

Data: 09-05-2012

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